Goro e Comacchio, mollischicoltura all’avanguardia

Sostenibilità ambientale e produzione coincidono nella Sacca di Goro e comprensorio di Comacchio. Un unicum in Italia e in Europa per l’allevamento di molluschi e mitili, ossia vongole veraci, cozze e, negli ultimi 5 anni, ostriche autoctone. I numeri:  1700 addetti, circa 60 cooperative attive, 16 mila tonnellate all’anno di prodotto

di Camilla Ghedini

Che la produzione del comparto della coltivazione e pesca dei molluschi sia strettamente connessa alla sostenibilità ambientale, le cui ricadute sono sull’occupazione, è evidente dal recente allarme lanciato dall’assessore regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Alessio Mammi.

Dopo una lettera dell’assessore alla ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova per chiedere l’attivazione del fondo di solidarietà nazionale, la Regione Emilia-Romagna si muove direttamente a favore dei pescatori proponendo una nuova norma, nella prossima legge di bilancio. Un intervento straordinario che stanzia 400mila euro di aiuti a favore delle imprese emiliano-romagnole dedite alla pesca delle vongole (Chamelea gallina) nel comparto di Ravenna e Rimini e alle imprese acquicole per l’allevamento delle vongole veraci (Tapes spp) operanti nelle aree dei canali di Comacchio.

L’assessore regionale Alessio Mammi in visita alla Sacca di Goro

Siamo di fronte a un fenomeno di portata eccezionale e disastrosa, che ha riflessi e impatti negativi sociali ed economici sull’intero comparto. Per questo – spiega l’assessore –ci mettiamo al fianco dei nostri pescatori. Il nostro impegno è massimo, ma non basta, abbiamo bisogno di attingere ai fondi nazionali. Questa norma che intendiamo proporre rappresenta un passo concreto – aggiunge MammiOra aspettiamo risposte dal Ministero, se arriveranno anche le risorse nazionali potremo uscire insieme da questa grave situazione. C’è bisogno di continuare a investire nella ricerca scientifica per studiare le cause del fenomeno e trovare insieme a tecnici ed esperti soluzioni che ci aiutino a gestire le criticità generate dall’anossia”.

Sacca di Goro e Comacchio: una eccellenza da difendere

Risorse e impegno per fronteggiare la moria di molluschi causata dal cosiddetto fenomeno ‘dell’acqua rossa’ che ha toccato anche il Logonovo e Comacchio. Aree fragili, eppure ricche. La Sacca di Goro e il Comprensorio di Comacchio costituiscono infatti un unicum in Italia e in Europa per l’allevamento di molluschi e mitili, ossia vongole veraci, cozze e, negli ultimi 5 anni, ostriche autoctone.  A confermarlo sono i numeri:  1700 addetti, circa 60 cooperative attive (tra le maggiori realtà, il Consorzio Pescatori di Goro e il Consorzio Tre Ponti di Comacchio), 16 mila tonnellate annue di prodotto, pari al 55% del totale italiano al 45% di quello europeo. Un mondo, questo, di cui si parla poco, spesso troppo genericamente e ingenerosamente. A sollevare l’attenzione è stata l’attivazione – per molti tardiva – di un corso Unife in Agraria e Acquacoltura del Delta. Un percorso utile, secondo i più,  per comprendere che la ‘pesca’, nelle sue varie sfaccettature, richiede conoscenze specifiche in materie altrettanto specifiche: dalla matematica alla biologia.

Bertelli (Legacoop) : Ci sono gli spazi per attività di trasformazione

Si parla infatti di un bene comune fragile da un punto di vista ambientale, che come conferma Chiara Bertelli, coordinatrice territoriale Legacoop, “si traduce spesso in investimenti continui da parte delle cooperative, che non attendono il sostegno del pubblico muovendosi in autonomia“. Tradotto, sono i cooperatori che provvedono alla pulizia dei fondali, ad interventi di contrasto all’ idrodinamismo. E Bertelli ricorda in proposito la visita dell’assessore Mammi, che a luglio, invitato dalla cooperazione alla Sacca, ha dichiarato “Goro è la dimostrazione – le sue parole – che ambiente e attività umane non sono in contrasto. La raccolta sostenibile che viene effettuata in queste zone ha anzi un valore profondo anche per l’ambiente. Serve istituire una DOP della vongola di Goro, per tutelare e promuovere meglio questo prodotto, e di conseguenza l’intero comparto e i suoi lavoratori. C’è bisogno di trovare unità e spirito di collaborazione, perché divedersi significa indebolirsi e rischiare di provocare una perdita di valore per questo prezioso prodotto“.

Paesanti (Confcooperative): sappiamo di essere una monoeconomia

Parole confermate dal vice presidente di Confcooperative, Vadis Paesanti, che in tal senso ricorda il Life Agree appena concluso (approvato dalla Commissione Europea nell’ambito del Life + per un importo complessivo di oltre 4 milioni di euro per il periodo 2014-2020 e presentato congiuntamente da Provincia, Corpo Forestale di Stato, Ente Gestione per i Parchi e la BIodiversità -Delta del PO Unife, produttori Goro e Gorino, Comune di Goro, col coordinamento della Provincia, ndr) e ammette che “noi sappiamo di vivere in una sorta di mono economia“. 

Un aspetto certamente rischioso, che porta all’isolamento, soprattutto in una ottica futura, di trasferimento generazionale delle competenze. E se il territorio, si sa, ha un’alta componente di abbandono scolastico proprio perché i figli seguono la strada dei padri, lo è altrettanto, come sottolinea Paesanti, che proprio il nuovo corso universitario potrebbe fare da collante naturale. «L’ideale – suggerisce – sarebbe creare un segmento didattico e permanente proprio a Goro, che insieme a Comacchio è di fatto un laboratorio a cielo aperto. Meriterebbe la permanenza sul posto degli studenti. Favorirebbe il proseguo degli studi anche dei giovani residenti“. Come componente del comitato di indirizzo Unife, Chiara Bertelli ritiene a sua volta che il corso “sarebbe occasione per avvicinare i giovani e qualificare ulteriormente la professione“. Guardando al futuro, Legacoop pensa all’ampliamento dell’indotto. “Ci sarebbero spazi per attività di trasformazione (del tipo sughi, ndr), che potrebbero portare nuova occupazione“, suggerisce Bertelli. Un aspetto che sta approfondendo Copego, la cooperativa di pesca certamente più imponente –  anche per investimenti in digitalizzazione delle procedure e certificazioni sulla tracciabilità – con 600 soci, presieduta da Massimo Genari.   “Stiamo effettuando dei test e ricevendo i primi dati, che ci dicono che nel Sud Italia assolutamente la consumazione viene effettuata al fresco. Maggiore predisposizione per il confezionato e il trasformato è al Nord. Vediamo“. 

Copego lancerà a fine 2020 l’e-commerce e la consegna a domicilio 

Se infatti la pandemia in corso, secondo alcuni esperti, indurrà cambiamenti alimentari, a partire proprio dallo ‘snobbare’ i banchi del fresco, secondo Genari questo non avverrà “almeno spero – dice – per molluschi e mitili. Tuttavia l’emergenza sanitaria ed economica, tale per cui nei mesi di lockdown abbiamo registrato una diminuzione della domanda pari quasi al 50%” – ha indotto a ripensare modelli distributivi e logistici. Così, entro fine anno, saranno attivi e-commerce –  con un portale dedicato –  e consegna a domicilio. “Partiremo sul territorio ferrarese e se andrà bene, ci allargheremo. Un passo alla volta“, chiarisce Genari. Da entrambe le associazioni un plauso va alla Regione, che come ricorda Bertelli “con lungimiranza, ha sempre incentivato la cooperazione” e come sottolinea Paesanti ha concretizzato con la visita di Mammi un’esigenza di comprensione. “Il nostro è un mondo che non si può raccontare, va visto e  vissuto“.  

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