Il futuro della fashion valley in Emilia-Romagna

Presentata a R2B la “mappatura delle competenze”, ultimo step di una strategia più ampia di valorizzazione del fashion, un settore trainante che deve diventare sempre di più brand regionale

Il fashion è tra i primi cinque settori per incidenza sul PIL regionale, con un forte radicamento territoriale in particolare nell’area a nord di Modena (Carpi), nel forlivese e nel riminese (San Mauro Pascoli, Savignano, San Giovanni in Marignano, Gatteo). Dopo anni di rallentamento, gli indicatori del settore indicano un miglioramento e le analisi qualitative restituiscono un quadro di aziende innovative con un potenziale di sviluppo che travalica i suoi confini e trova nuovi sbocchi in altri comparti.

Parlare di fashion in Emilia-Romagna significa parlare di un comparto produttivo fondamentale per l’economia regionale, riconosciuto a livello internazionale grazie sia alla presenza di marchi forti sia all’inestimabile qualità dei suoi prodotti garantita da una filiera estremamente competente, che si struttura in 5 distretti specializzati, contribuisce al 5,5% del valore aggiunto manifatturiero, conta oltre 22,2 mila unità locali e 75,4 mila addetti (il 4,9% del totale), ripartiti in misura equilibrata tra le produzioni manifatturiere (48,5% degli addetti) e quelle terziarie (51,5%).

Una filiera che è riuscita a esprimere la sua dinamicità e il potenziale delle energie che raccoglie, segnando, rispetto ai livelli pre-crisi,  un +41% delle esportazioni, che nel 2017 hanno raggiunto i 6,6 miliardi di euro,  l’11% dell’export totale regionale, e al 12,9% dell’export della Moda a livello nazionale, con un saldo positivo nell’interscambio commerciale per più di 3 miliardi di euro e un export pro-capite per addetto pari a oltre 87mila euro.

Questione di innovazione, ma non solo

Parte del mega-ambito S3 (smart specialization strategies) “Industrie culturali e Creative”, il fashion significa anzitutto innovazione, specialmente negli ambiti della digitalizzazione, personalizzazione, ricerca di nuovi materiali e sostenibilità. Ma non solo. Per precisa volontà politica, sotto la guida dell’assessore alle Attività produttive Palma Costi, è stata lanciata l’idea di una vera e propria “fashion valley” regionale, volta alla valorizzazione di innovazione e ricerca come asset strategici da accompagnare a formazione e internazionalizzazione, per il rilancio del comparto. Tanto che proprio l’Emilia-Romagna, nella persona dell’assessore Palma Costi, ha trainato il gruppo di lavoro che ha visto uniti, imprese, istituzioni, associazioni della regione concentrati nel raggiungere un risultato importantissimo per il settore: ovvero il chiarimento da parte del MISE della possibilità delle aziende del comparto di ricorrere al credito d’imposta per la ricerca stilistica, ampliando così possibilità di investire in ricerca e innovazione soprattutto per le PMI.

Queste le premesse del rapporto “Innovazione per il fashion” presentato dalla Regione Emilia-Romagna e realizzato con il supporto tecnico di ASTER a Research to Business 2018, una vera e propria guida pratica per le imprese in cui trovare tutti i centri e le realtà, dell’ecosistema regionale dell’innovazione che, a vario titolo, si occupano di innovazione e ricerca al servizio del settore moda. “Mappatura delle competenze”, questo il sottotitolo scelto per la pubblicazione, che si propone, in modo chiaro, di supportare le imprese del settore nell’affrontare la sfida di innovazione  in corso, tra eccellenze troppo spesso “nascoste” e la necessità di promuovere il settore attraverso un vero e proprio brand regionale (come in parte già accade in modo efficace, da diversi anni, per l’agroalimentare, la motoristica ed altri settori più classici).

La fashion valley regionale nei network nazionali ed europei

L’iniziativa regionale Fashion Valley si compone di quattro linee d’azione. Primo, riposizionare l’Emilia-Romagna nei network che contano, dal cluster nazionale Made in Italy ai più ampi cluster europei, tra i quali la rete europea Regiotex. Secondo, mappare le linee di sviluppo della ricerca e innovazione, cioè “quali direttrici le imprese devono seguire per restare competitive nel futuro”, un lavoro realizzato da ASTER in collaborazione con le stesse imprese e ora a disposizione dell’intero settore.

Tra le traiettorie emerse si inserisce una declinazione fashion oriented di Industry 4.0, quella nuova filosofia produttiva che, attraverso la digitalizzazione dei processi, rimette al centro il cliente (produzioni personalizzate, logica make to order). Ma non solo: il 4.0 applicato al settore moda significa anche rafforzare l’interazione di filiera, le politiche per la sostenibilità, le azioni comuni (a cominciare dall’istituzione del brand regionale) in chiave internazionalizzazione.

“Quella del rafforzamento di un brand regionale – spiega Palma Costi, Assessore regionale alle attività produttive– è una richiesta emersa in modo chiaro nella ricerca condotta. L’obiettivo è in questo caso valorizzare l’altissima concentrazione di imprese che fanno produzione di qualità sul territorio regionale, spesso laboratori artigianali con una straordinaria storia alle spalle, favorendone l’adesione ad una carta dei valori territoriale condivisa che sia in grado di rappresentarle in modo coordinato sui piani nazionali e internazionali”.

Grandi innovatori, ostaggio del mercato interno

Il punto è – anche – che le imprese della moda emiliano-romagnola sono ancora tanto dipendenti dalle oscillazioni del mercato interno. Una conferma da questo punto di vista arriva dal 12° Osservatorio sul Distretto del tessile-abbigliamento.

Presentata a Carpi nei giorni scorsi, la ricerca fotografa i punti di forza e di debolezza del settore (o, meglio, di questo speciale sottosettore all’interno del fashion, certamente il più importante per peso specifico), ricordando “l’alta propensione alle innovazione delle imprese”, ma anche “la dipendenza ancora molto elevata dal mercato interno, che ha rallentato i consumi, rispetto a una crescita su quelli esteri inferiore alla media nazionale”.

Carpi Fashion System, Polo della Creatività: sono queste le risposte del distretto avviate, come ha sottolineato Daniela Bigarelli in occasione della presentazione del rapporto, per sostenere e favorire “l’aumento della propensione all’esportazione, soprattutto per le imprese di dimensioni più ridotte, e un aumento nel numero medio di Paesi esteri in cui esportano”.

Tra le necessità più importanti segnalate dalle imprese finali – spiega il rapporto – ai primi posti vi sono “l’ingresso in nuovi mercati esteri, la ricerca di nuove tipologie di clienti, un aumento della qualità e una riduzione dei costi di produzione”. Centrale il tema delle “nuove tipologie di clienti”, cominciando a pensare, anche per il variegato mondo della subfornitura, a produzioni a proprio brand, meno dipendenti dalle commesse e dalle scelte delle grandi maison.

Archivi della moda, “tesori nascosti”

“Le imprese, almeno le più lungimiranti – prosegue l’assessore Palma Costi – hanno oramai perfettamente chiaro che il fashion è anche cultura, identità e territorio, per cui non si tratta soltanto di vendere un prodotto ma di mettere in atto tutte le azioni necessarie a livello di sistema per valorizzare le identità culturali e locali in cui questi prodotti nascono”.

Non banale è, da questo punto di vista, il tema degli “archivi aziendali”, magazzini a volte polverosi altre volte già organizzati, visitati da top leader di tutto il mondo eppure non ancora valorizzati abbastanza dagli stessi imprenditori. Tanto da spingere la Regione Emilia-Romagna, sempre con il supporto di ASTER e in collaborazione con il Clust-ER Industrie Culturali e Creative a realizzare un vero e proprio “contest” sugli Archivi della moda regionali, punto di partenza per una valorizzazione del settore anche in chiave turistica.

Valorizzare l’oggi, pensando al futuro

C’è poi, come ha sottolineato in varie occasioni l’assessore Costi, il tema della valorizzazione dell’esistente, cioè la necessità di promuovere e mettere a sistema – al di là del più o meno luminoso passato – quello che la fashion valley propone oggi al mercato, proiettandolo nel futuro.

Torna, da questo punto di vista, il tema della mappatura delle competenze: “Oggi, se un impresa del settore viene in ASTER – sottolinea Barbara Busi, che ha condotto la ricerca – può trovare non solo una guida pratica per orientarsi nell’offerta di competenze di ricerca già disponibili sul territorio, ma anche delle risposte su esperienze di riferimento, linee e trend di sviluppo; più in generale, si può affermare come il settore sia tornato centrale nell’attenzione della politica regionale e, quindi, di tutte le istituzioni che supportano la Regione nel mettere in pratica questa azione politica”.

Ed è solo un lato della medaglia, anzi, del tetraedro che ha visto azioni e impegni simili da parte di altri assessorati (formazione, mappatura dei corsi) e una rinnovata attenzione sotto il profilo dell’analisi economica. “Da quando abbiamo acceso i riflettori in maniera costante su questo ambito – conclude Palma Costi – abbiamo trovato grande interesse da parte delle imprese, tra cui ci sono i subfornitori delle più importanti case di moda al mondo. È questo insieme di soggetti che più avrebbe da guadagnare da una politica di branding regionale coerente e costante nel tempo”.

Thomas Foschini