Home > Innovazione > Tecnopolo di Reggio,tra meccatronica, ingegneria ambientale e agroalimentare

Tecnopolo di Reggio,tra meccatronica, ingegneria ambientale e agroalimentare

tecnopolo reggio emilia

Assistenti virtuali e sensori hi-tech per l’industria meccanica, nuovi servizi e tecnologie per l’agroalimentare e l’ambiente al Tecnopolo di Reggio Emilia, realizzato grazie al contributo dei Fondi Europei Por Fesr

di Thomas Foschini

Si sviluppa all’interno del Parco Innovazione il Tecnopolo di Reggio Emilia, costituito, come le altre 10 strutture regionali della Rete Alta Tecnologia, grazie al contributo dei Fondi europei Por Fesr. Esso rappresenta la prima struttura realizzata e operativa all’interno del Parco, che verrà completato entro il 2020 nell’area Ex Reggiane, con la ristrutturazione di ulteriori tre capannoni, il secondo da poco inaugurato.

Gestito dalla Fondazione REI(Reggio Emilia Innovazione) il Tecnopolo vede il contributo di diverse realtà: in prima linea, in questo caso, l’Amministrazione comunale, che ha creduto sin da subito all’ambizioso progetto di riqualificazione dell’area Ex Reggiane per la realizzazione di spazi da dedicare all’innovazione e alla ricerca.

Operativo sulle piattaforme meccanica e meccatronica, ambiente ed energia, agroalimentare, il Tecnopolo ospita i laboratori di ricerca dell’Università di Modena e Reggio Emilia, oltre al Crpa Lab, una struttura privata, afferente alla Rete regionale dell’Alta Tecnologia, le cui attività si rivolgono ai settori dell’agroalimentare, dell’ambiente e dell’energia.

Come Fondazione REI – osserva Andrea Parmeggiani, manager del Tecnopolo – siamo Centro per l’innovazione della Rete Alta Tecnologia “HTN” dell’Emilia-Romagna e Centro di trasferimento tecnologico Industria 4.0 certificato da Unioncamere nazionale. Fondazione REI agisce come broker dell’innovazione per le imprese del territorio per favorire i processi d’innovazione. Mettiamo le imprese in contatto con il sistema della ricerca (Laboratori universitari e Centri di ricerca) a livello regionale e nazionale

Al Tecnopolo di Reggio è nata Pigro Bot, la nuova chat virtuale

Oltre ai laboratori, il Tecnopolo ospita l’incubatore. L’incubatore ha il duplice fine di favorire la nascita di nuove imprese e di proporre alle aziende consolidate opportunità di “open innovation” tramite la collaborazione o l’investimento in startup”. Sono diverse le start up passate da qui, realtà che hanno raggiunto, in diversi casi, fama nazionale e internazionale, sviluppando prodotti e progetti già a disposizione delle imprese e/o in fase avanzata di prototipazione. Tra queste Pigro, start up nata nel 2015 da un’idea dei reggiani Niccolò Magnini e Daniele Galvani– in quell’anno l’idea passò in finale alla competizione Start Cup Emilia-Romagna – una realtà che, dopo diversi anni di incubazione, è andata sul mercato con la prima avveniristica Chat-Bot.

In pratica, si tratta di un algoritmo molto sensibile che consente di gestire conversazioni in un ambiente virtuale, come se si trattasse di un interlocutore in carne ed ossa. Un esempio? Chat Bot può imparare a memoria un intero manuale di istruzioni, può interpretare le domande, riportare punti di vista differenti, gestire le ripetizioni, e soprattutto offrire risposte ad un innumerevole quantità di quesiti. Tra i vantaggi – oltre al fatto di poter lavorare 24 ore al giorno e di disporre di una quantità di memoria infinitamente maggiore di una persona fisica – vi è la capacità di selezionare info personalizzate per l’utente.

Si possono intravedere i vantaggi di un sistema di questo tipo per le grandi aziende, le multiutilities, tutte le realtà, in sostanza, che possono ritenere utile disporre sul proprio portale di un servizio di customer care virtuale.

Oltre a concorrere alla fase finale della Start Cup 2015, Pigro si è aggiudicata il secondo premio locale per Parma, nell’ambito dello speciale contest territoriale parallelo alla competizione. Ed è stata selezionata di recente da Aster per la partecipazione al Silicon Valley Mindset Program.

Mems IndioTECH, il sensore che si piega ma non si spezza, made in Tecnopolo di Reggio

Una seconda start up innovativa di successo incubata dal Tecnopolo è IndioTECH srl. Fondata nel 2016 da Marco Lasagni e Gabriele Sereni, vincitrice nello stesso anno della Start Cup Emilia-Romagna e tra le quattro finaliste del Premio Nazionale dell’Innovazione nella categoria Industriale, IndioTECH ha come obiettivo sviluppare, produrre e commercializzare smart sensors dotati di connettività wireless.

Come primo prodotto ha deciso di sviluppare un sensore innovativo e low-cost basato su tecnologia proprietaria (patent pending) in grado di monitorare la coppia torcente applicata ad un albero di trasmissione o altri componenti meccanici, come travi, tiranti e altri organi meccanici in genere. La coppia torcente è una delle grandezze meccaniche più difficili e costose da monitorare. L’introduzione della soluzione a basso costo, da IndioTECH, permetterebbe alle aziende di fare un importante passo avanti verso il cosiddetto IIoT (Industrial Internet of Things) e Industria 4.0.

Oltre agli evidenti vantaggi in termini di riduzione guasti e fermi macchina, studi scientifici hanno dimostrato che la possibilità di monitorare la coppia torcente permette una più efficiente gestione dell’energia. Nel caso di macchine operatrici, ad esempio, il risparmio di carburante può arrivare fino al 30% con conseguente beneficio anche per l’ambiente.

Una proposta di assoluto interesse nella terra della meccanica e della meccatronica, tanto che la soluzione di IndioTECH è in fase di test presso diverse aziende del territorio.

Valori Bio e il reggimento di “mosche soldato”  al Tecnopolo di Reggio

Team Valori Bio

Unico nel suo genere, anche per le implicazioni ambientali del tutto rivoluzionarie rispetto al pressante tema dell’individuazione di plastiche completamente biodegradabili, è il progetto Valori Bio, sviluppato nel Tecnopolo di Reggio e cofinanziato dal Programma Fesr 2014-2020.

presentazione risultati Valori Bio

La mission, valorizzare gli scarti della filiera zootecnica e altri rifiuti organici attraverso l’utilizzo di un particolare tipo di insetti, le cosiddette “mosche soldato”. La loro particolarità? Quella di poter proliferare negli scarti di allevamenti (es. pollina, ecc), che vanno a costituire la base su cui vivono e crescono le larve. Dal frazionamento delle larve cresciute su questi substrati si ottengono proteine, che vengono usate come base per la realizzazione di bioplastiche che, a differenza delle bioplastiche tradizionali (tipicamente ricavate dall’amido di mais) presentano vari ordini di vantaggi, primo dei quali la completa biodegradabilità all’interno del normale ciclo di vita in agricoltura.

le mosche “soldato”

In altre parole, è possibile realizzare teli di pacciamatura che, biodegradandosi, rilasciano azoto nel terreno e possono quindi concimare la pianta. Ma non è tutto: queste bioplastiche a base di proteine di insetti potrebbero servire anche per realizzare veri e propri oggetti, a loro volta totalmente biodegradabili e quindi ad impatto zero sull’ambiente. Grazie all’azione delle larve di mosche soldato è possibile di ridurre il volume degli scarti della filiera zootecnica di circa il 60%, ma anche il proliferare di batteri e quello di mosche infestanti, problema non secondario per gli allevamenti.

Dall’alto valore proteico, quando allevate su sottoprodotti di filiere vegetali, le larve di mosche soldato in alcuni Paesi d’Europa si trovano anche nei banchi dei supermercati, business per ora precluso – indipendentemente dai gusti personali – dalla legislazione nostrana.

Crpa Lab, dalla filiera di qualità alle bioenergie

Sostenuto dal Programma Por Fesr e insediato nel Tecnopolo di Reggio Emilia, Crpa Lab è una struttura complessa le cui attività spaziano in diversi ambiti. Divisione di Crpa Spa, il Lab consolida le esperienze precedenti del laboratorio all’intero della Rete regionale dell’Alta Tecnologia (in particolare quelle sviluppate su tecnologie del latte, con Citt, tecnologie alimentari, Tecal, tematiche ambientali, Lictar, alimentare, Siteia, ambiente ed energia, con Enviren).

Tra le diverse attività/progetti sviluppati due meritano di essere citate, se non altro per il fatto di appartenere ad ambiti tra loro apparentemente lontani, eppure riuniti grazie alle avanzate competenze di questo team di ricerca.

Il progetto Parent per il Parmigiano Reggiano

Dalla filiera del Parmigiano Reggiano nuovi prodotti per nuovi target di consumatori” è il titolo del progetto Parent, che ha costituito un elemento di innovazione nel settore del Parmigiano Reggiano. Obiettivo del progetto è stato quello di sviluppare nuove tipologie e formati di formaggi entro il comprensorio del Parmigiano Reggiano utilizzando la stessa materia prima latte, le medesime tecnologie ed ingredienti compatibili con il disciplinare di produzione di questo formaggio DOP.

marchiatura Parmigiano Reggiano

Si tratta di formaggi e derivati in linea con le esigenze di un’alimentazione sana, orientati a target specifici di consumatori e molto innovativi per l’uso. I risultati sono stati: un Parmigiano Reggiano a basso contenuto di sale, etichettabile con il claim nutrizionale “a tasso ridotto di cloruro di sodio”estratti proteici ad altissimo valore biologico da usare da destinare a consumatori che richiedono alimenti ad alta digeribilità e valore biologico, così come una bassa allergenicità della frazione proteica (bambini, sportivi, anziani); la valutazione delle caratteristiche del formaggio Parmigiano Reggiano grattugiato usato dopo liofilizzazione, in quanto conservabile e commercializzabile senza la catena del freddo.

Da un vero e proprio “centro studi di filiera” alle attività proposte dalla Divisione Ambiente ed Energia di Crpa Lab, la cui mission è lo sviluppo di ricerca industriale e trasferimento tecnologico per i settori lavorazione e trasformazione carni, latte, prodotti ortofrutticoli. Sino alla gestione e trattamento dei reflui organici ed alla produzione di energia rinnovabile da biomasse.

Guarda il video di presentazione del progetto Parent

Su quest’ultimo ambito, ad esempio, Crpa ha sviluppato avanzati sistemi per la determinazione del potenziale biochimico di metanazione (BMP), in pratica la “resa” in termini di biometano di una qualsiasi matrice organica, supporto indispensabile per valutarne la sostenibilità economica (allo scopo sono stati sviluppati reattori pilota sia industriali sia da laboratorio). Quindi le tecniche di trattamento post-digestione, per la riduzione e/o il recupero del carico di nutrienti, in particolare dell’azoto. Infine l’olfattometria dinamica, l’analisi delle emissioni odorigene con parametri tanto sensibili quanto oggettivi per offrire così un supporto alle aziende ed ai decisori pubblici nell’ottimale gestione dell’attività produttiva.

Un viaggio nel Tecnopolo di Reggio Emilia