Essere pronti per quando si ricomincerà a viaggiare

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Il settore turistico ha archiviato il 2020 fortemente segnato in negativo dall’emergenza sanitaria e dalle misure di contenimento e guarda al futuro per ripartire e viaggiare di nuovo nonostante le numerose incognite

di Rossella Pressi

Non c’è alcun dubbio che il turismo sia uno dei settori che il Covid ha colpito più duramente. Il lockdown ci ha chiusi in casa, ha bloccato i confini e ha messo a terra gli aerei. Poi ci siamo illusi che con l’estate si fosse chiusa l’emergenza, mentre la “seconda ondata” piano piano ci ha travolti nuovamente. Ma come ha vissuto questo periodo il settore? Come ha reagito dopo la prima ondata e quali piani ha per uscire dalla seconda? Lo hanno raccontato i protagonisti dell’ultimo incontro del ciclo “È arrivato domani”, promosso dalla Città metropolitana di Bologna e Insieme per il lavoro.

“Se vogliamo capire cosa è successo in periodo Covid – spiega Cristina Mottironi, direttrice del Master Economia del Turismo dell’Università Bocconi –, dobbiamo partire dal periodo pre-Covid e da una rilevanza assoluta del settore turistico la cui fluidità non deve far perderne di vista l’importanza. L’Italia offre al mercato circa 1 milione di camere ed è la quinta destinazione al mondo per capacità ricettiva. Le camere generano 100 milioni di arrivi all’anno e a questi sono legati consumi turistici in continua crescita stimati in 110 miliardi di euro all’anno di cui il 60% di provenienza domestica e il resto internazionale”.

Questi consumi si traducono in un peso del turismo che equivale al 7% del PIL (con l’indotto arriva al 13%) e da cui dipendono più di 3 milioni di occupati.

Per fare un parallelismo con altri settori, – continua Mottironiil turismo è quattro volte più grande dell’alimentare e del tessile. La spesa è fortemente concentrata in alcune aree del Paese: il 50% lo raccolgono 5 regioni e l’Emilia-Romagna è tra queste visto che da sola cattura il 7% della spesa turistica complessiva con l’insieme delle sue destinazioni, costa in testa“.

Il problema di non poter viaggiare con la pandemia

Tra marzo e maggio 2020 – aggiunge Mottironi – il calo degli arrivi è stato drammatico: se il periodo gennaio-giugno ha segnato una diminuzione del 70% degli arrivi, il trimestre marzo-maggio ha fatto registrare un -90% mentre il solo giugno -80%. Poi l’estate ha portato ottimismo, con un agosto molto positivo e con un inizio settembre che però ha fatto nuovamente registrare i primi segnali di contrazione. Un’estate corta rispetto al solito in cui il mare è andato bene, ma è stata la collina a fare boom. In autunno ecco la seconda ondata con le nuove restrizioni tornate a pesare sul settore fino a ridimensionare le aspettative di ripresa auspicate per la fine del 2020 che chiude con un calo tra il 70 e il 90%”.

L’aeroporto “Marconi” di Bologna

Tra chi ha dovuto fare i conti con il calo degli arrivi c’è Aeroporto di Bologna. “Il Marconi – spiega il presidente Enrico Postacchini ha lavorato diversi anni in spazi piccoli. Nel 2019 ha accolto oltre 9milioni di persone in uno spazio da 7. Nel 2020 sono stati fatti investimenti per 32milioni di euro con l’obiettivo di poter accogliere 11/12 milioni di persone.

Il Marconi, pur non essendo Roma, Milano o Venezia, ha sempre avuto una componente internazionale importante (oltre il 60% dei volumi) per passeggeri business e leisure.

Ora è difficile fare previsioni per via del nuovo lockdown, ma oggi lavoriamo con una prospettiva 3,5 milioni di persone e abbiamo 500 persone in cassa integrazione al 50%. Da società super florida siamo diventati una società in crisi pur se con soci solidissimi e speriamo in risorse statali che non si capisce perché siano state dati alle compagnie aeree e non anche a sostegno delle società aeroportuali”.

L’Aeroporto di Bologna per la sicurezza sanitaria

Dopo essere stato il primo scalo in Europa ad ottenere l’ACI Airport Health Accreditation, il riconoscimento dato dall’associazione mondiale degli aeroporti per le procedure sanitarie introdotte a seguito della pandemia Covid-19, il “Marconi” ha aperto un Covid Test Point a disposizione di tutti i passeggeri e dei lavoratori della comunità aeroportuale, su base volontaria e a pagamento. Realizzato in convenzione con l’Azienda Usl di Bologna e Air Medical – azienda con grande esperienza nel settore aviomedicale, già attiva presso l’Aeroporto di Torino – il nuovo punto tamponi Covid Test Point va incontro alle richieste di tutti quei passeggeri in arrivo o in partenza che, sulla base delle disposizioni dei vari Paesi, devono fornire certificazioni che attestino la negatività al Covid-19, con test a 72, 48 o 4 ore dal viaggio.

Formula Imola

Uberto Selvatico Estense, presidente uscente di Formula Imola, dove era in carica dal 2009 e lascia da inizio 2021 il posto a Gian Carlo Minardi, usa la parola resilienza per spiegare come  – con 3 prove iridate di motocross a Faenza, 1 mondiale di ciclismo di nuovo a Imola dopo 52 anni e la F1 tornata dopo 14 stagioni sportive – si siano attrezzati per resistere e dare una possibilità di ripresa al territorio. “Abbiamo dimostrato, anche grazie alla lungimiranza della Regione Emilia-Romagna, una certa resilienza – ha detto – che mi ricorda momenti del passato quando eravamo in fase bellica”.

Bologna Welcome

Non arriva a parlare di fase bellica invece Patrik Romano, direttore generale di Bologna Welcome, ma di fase nuova sicuramente sì. “Bologna negli ultimi 10 anni è cresciuta molto e da città di passaggio, è diventata meta turistica che offre tanto ai visitatori che arrivano per divertimento e affari ma anche per il turista domestico e per gli studenti. Nessuno aveva però gli strumenti per affrontare quello che è successo a marzo e così ci siamo messi in posizione di ascolto e a disposizione di territorio e operatori economici che stavano vivendo una grande crisi. I 34mila addetti del turismo, cresciuti del 31% negli ultimi 5 anni, si sono praticamente fermati e siamo diventati flessibili per loro con l’obiettivo di adattarci a uno scenario in continuo cambiamento“.

È così, per esempio, che il Paladozza da tempio del basket è diventato il tempio del Teatro Comunale perché quando il basket ha avuto bisogno di spazi più grandi, è stato riconvertito.

Abbiamo fatto un’analisi attenta per capire cosa si potesse fare – spiega Romano – e abbiamo lavorato da subito su un’ipotesi di turismo di prossimità che potesse valorizzare aree del territorio poco conosciute ma che probabilmente sarebbero state apprezzate dal turismo domestico. Il tutto grazie un lavoro in questa direzione iniziato ormai alcuni anni fa e che ci ha permesso di arrivare pronti nel momento in cui ne avevamo più bisogno. Per fortuna è andata molto bene anche grazie a turisti arrivati dall’estero in auto che hanno apprezzato Bologna per la sua organizzazione e la sua sicurezza. Ora – conclude – dobbiamo capitalizzare questo lavoro per il futuro”.

Quale futuro per il turismo

Un’idea di cosa ci aspetta ce l’ha Cristina Mottironi: “Per il 2121 si intravede un trend che continua a puntare soprattutto sul mercato domestico. I numeri del turismo domestico ed europeo si assesteranno tra il 2022 e il 2023, ma i livelli del 2019 si rivedranno solo nel 2024 quando si consoliderà la ripresa dei viaggi in tutto il mondo. Le previsioni parlano comunque di un settore che è in grado di reagire soprattutto sul lato della domanda e c’è fiducia sul fatto che appena si potrà, il settore sarà capace di ripartire innanzitutto dalle destinazioni meglio organizzate e più capaci di rispondere alle richieste dei turisti. Questo, in fondo – conclude l’esperta Mottironi- è anche un momento che può chiamare il settore turistico a un rinnovamento perché dopo una crisi di questo tipo si può ripensare all’ospitalità, investire sulle strutture e puntare sul benessere.

Come tornare a viaggiare

Una strategia che il “Marconi” di Bologna pare aver già messo in atto: “Grazie al sostegno di investitori locali – spiega Postacchini – Aeroporto di Bologna ha già buttato il cuore oltre l’ostacolo e io sono ottimista. Il punto di forza è che la sfida dei cieli si vince a terra e Bologna ha caratteristiche invidiabili. Cercheremo inoltre di capitalizzare la crescita dell’aviazione privata, cresciuta tanto da marzo a oggi perché gli aerei privati, più facili nella gestione delle misure anti-Covid rispetto ai voli di linea, sono stati utilizzati per mandare manager e progettisti in giro per il mondo a lavorare. La voglia di fare bene non manca: Bologna è infatti tra gli aeroporti che ha maggiormente sviluppato i servizi commerciali non aviation con i parcheggi, i servizi alla persona e le aree commerciali che rappresentano il 50% delle entrate. Inoltre, siamo il terzo aeroporto d’Italia dopo Milano e Roma ad essere collegato all’alta velocità grazie al People Mover e stiamo lavorando all’obiettivo di garantire il check-in in treno e, magari, anche diventare un mini-hub per una compagnia passeggeri orientale”.

D’altra parte, è evidente come le forti restrizioni dovute alla pandemia continuino a condizionare il traffico passeggeri, in calo del 28,4% su marzo 2020 e del 90,2% sul 2019.

La stessa filosofia di Estense che, per la Formula Imola, raccomanda di continuare a sognare tenendo però i piedi ben piantati per terra. Stiamo già lavorando per il futuro perché questo territorio offre infrastrutture che consentono di poter organizzare questo tipo di eventi”.

D’accordo Romano secondo cui “bisogna lavorare molto e stare attenti a quello che succede. Per il futuro vogliamo organizzare un’offerta di città metropolitana che le persone possano apprezzare e in cui la sostenibilità non sia un’etichetta, ma un modo di vivere. Un obiettivo che si può raggiungere organizzando l’offerta e mettendola in rete in modo che tante esperienze al servizio del turista si possano trasformare in una maggiore ricchezza per il territorio. Dovremo essere pronti per quando si ricomincerà a viaggiare.

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