È arrivato domani. L’area metropolitana bolognese è pronta a ripartire

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Il cardinale Zuppi sul tema degli incontri del ciclo sul domani “Bologna sia un laboratorio di esempio per l’Italia” che proseguono a settembre

di Rossella Pressi

È iniziato nelle scorse settimane e proseguirà a settembre e ottobre con nuovi appuntamenti È arrivato domani, un ciclo di incontri promosso da Città metropolitana di Bologna e Insieme per il lavoro per raccontare il sistema imprenditoriale dopo la crisi sanitaria, connettere i saperi e le storie, individuare modalità per sostenere chi è più a rischio. Nel corso degli incontri, imprenditori, docenti, politici e tanti altri raccontano l’esperienza passata e suggeriscono spunti per riorganizzare il futuro.

E’ arrivato domani: primo incontro

Nel corso del primo webinar, “Una riflessione su ciò che ci aspetta”, i relatori si sono confrontati sui tre mondi toccati dalla crisi: salute, economia e comunità degli uomini. Lo spunto iniziale l’ha dato David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, nel messaggio che ha inaugurato il ciclo di incontri: “La crisi – ha detto – ha avuto un impatto drammatico e ora la pandemia sta minacciando la coesione della nostra società attaccando le persone più vulnerabili. Sotto attacco c’è l’economia e il nostro compito è difendere i più deboli. Il Recovery Fund, il piano di ripresa presentato dalla Commissione, vuole essere uno sforzo di politica europea, di politica comune. Iniziative come questa – ha sottolineato il presidente – sono importanti perché mettono in campo azioni concrete: abbiamo la possibilità di progettare insieme il nostro futuro e dobbiamo essere in grado di mettere da parte i paradigmi economici tradizionali per mettere al primo posto i bisogni delle persone e dell’ambiente. Per riuscirci – avverte Sassoli –, pubblico, privato e Istituzioni, devono fare squadra”.

Ma trovare unità in una Italia che dopo la fase acuta dell’emergenza si trova ora a dover scongiurare per i prossimi mesi il rischio di una crisi sociale è un compito che può non essere così facile da svolgere con successo anche se qualche segnale positivo si è visto.

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, nel fotografare la drammaticità dell’emergenza che ha colpito l’Italia tra marzo e aprile, si è complimentato con la popolazione per aver risposto bene alle decisioni che la politica ha preso in modo tempestivo.

Patrizio Bianchi, professore ordinario di Economia e Politica Industriale

Ora – ha aggiunto Patrizio Bianchi, economista, già assessore regionale Università Scuola, e Ricerca e ora coordinatore task force scuola presso il Ministero dell’Istruzione –, questo senso di unità va utilizzato per far ripartire il domani. In Emilia-Romagna questa ripartenza la vedo. Sono mille anni che le persone vengono qui per studiare e per crescere. Oggi ci sono tanti spunti nuovi: avremo il più grosso centro di calcolo europeo e anche il più grande centro di calcolo per le previsioni meteo. Due nuove realtà che si aggiungono ad altre storiche come il Cineca e che troveranno casa nel Tecnopolo, che da simbolo di decadenza di Bologna diventerà un fiore all’occhiello e sarà utile alla ripresa di tutta l’Europa. Ecco un suggerimento per ripartire: investire in scuola e ricerca. Perché solo se la conoscenza diventa sviluppo allora ci sarà una crescita”.

E’ arrivato domani: atto secondo

Nel corso del secondo webinar “Gli impatti organizzativi nelle aziende dopo il Covid” l’attenzione si è spostata sulle aziende. All’Interporto per esempio tra marzo e aprile il calo c’è stato, ma non così drammatico come le prime stime facevano temere. “E i dati di giugno – ha spiegato Sergio Crespi, direttore generale di Interporto spa (foto sopra)sono in crescita, in linea con la ripartenza che c’è stata”.

Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo spa, nello stabilimento di Bologna

Un’azienda che ha dovuto ripensare in fretta a come arginare l’emergenza è Granarolo. “Con il lockdown e la chiusura del settore HO.RE.CA abbiamo perso un quarto del mercato e il latte fresco, con la chiusura di bar e le persone che hanno fatto meno la spesa, ha registrato un calo del 28% – ha detto Gianpiero Calzolari, presidente Gruppo Granarolo – ma nel frattempo i nostri animali non hanno smesso di produrre e ogni giorno ci arrivavano 17/18mila quintali di latte da 700 stalle. Allora abbiamo puntato su mozzarelle e latte a lunga conservazione. Questo ha ridotto il margine, ma ci ha consentito di non sprecare nemmeno una goccia di latte. Durante il lockdown entrava in azienda solo chi era in produzione. Tutti gli altri erano in smart working. Abbiamo dovuto pensare in fretta e concretizzare anche progetti che erano nell’aria da tempo, come l’app per il cliente business e l’e-commerce per il cliente privato: il Covid ci ha costretti ad affrontare questa possibilità. La prima ci sta dando grandi soddisfazioni perché è aumentata la vendita di alcuni prodotti e la seconda, sulla quale avevamo delle resistenze, l’abbiamo sperimentata durante il lockdown ed è andata benissimo”.

Questo è successo in Granarolo ma anche in tante altre aziende il Covid ha portato grandi cambiamenti. “Il Covid – sintetizza il professor Carlo Alberto Carnevale Maffè della SDA Bocconi School of Management (foto sopra)è un virus rivoluzionario perché ha cambiato il lavoro e il posto di lavoro. Il linguaggio digitale si è imposto tra colleghi e clienti. Sono saltate oltre 3mila fiere industriali e la forza vendita è transitata su canali digitali”. Se c’è una cosa che è emersa chiara nelle settimane post emergenza è che dal digitale non si può più prescindere e ora la sfida è proteggere questa grande mole di dati in circolazione.

Esperienze diverse, tanti spunti su cui confrontarsi e un punto di partenza dettato dal cardinale Matteo Maria Zuppi: “Bologna ha la responsabilità di essere un laboratorio che deve essere un esempio per l’Italia”.

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