Mettere in rete le imprese è la via per crescere con il sapere artigiano

Il sapere fare artigiano è uno degli ingredienti che determinano la competitività del “made in Italy” e per vincere le continue sfide. Questo è emerso dal MoRe Impresa Festival organizzato per celebrare i 60 anni di Lapam Modena che ha organizzato pure un hackaton tra giovani

di Paolo Tomassone

Il futuro non sta nel far diventare grandi le piccole imprese, ma nel saperle mettere in rete, in una logica di sinergia. Solo così manterremo la flessibilità e i vantaggi dei piccoli che spesso lavorano poi per grandi gruppi. Ma serve anche un cambio di mentalità e di cultura” perché “le piccole imprese contano ancora troppo poco nel dibattito pubblico”. La linea di indirizzo (e l’auspicio) è del segretario nazionale Confartigianato, Cesare Fumagalli, che in dicembre ha partecipato alla prima edizione di “MoRe Impresa Festival”, l’iniziativa promossa a Modena da Lapam Confartigianato per chiudere i festeggiamenti del sessantesimo. Un appuntamento – col patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena, Unimore e Camera di Commercio di Modena – al quale hanno partecipato economisti e imprenditori.

Le richieste di Confartigianato nelle parole del segretario nazionale Cesare Fumagalli  

E proprio il segretario nazionale Confartigianato, nel corso dell’incontro inaugurale dal titolo “Competere nelle catene del valore. Storie di imprese locali divenute globali”, ha ribadito la contrarietà dell’associazione alle norme contenute nella manovra economica appena approvata dal Parlamento. Quando ancora era in discussione in Consiglio dei Ministri – ha spiegato Fumagalli –abbiamo criticato la decisione “di dedicare due terzi delle risorse ad evitare che scattassero le clausole di salvaguardia sull’Iva: non è possibile che da sei anni si dedichi la gran parte delle poche risorse allocabili nella Legge di bilancio a una sola funzione”. Confartigianato avrebbe preferito una maggiore articolazione di interventi, a partire da un cambio di passo sugli investimenti, quelli pubblici in primis: “vorremmo un segnale che vada a indicare alle imprese e ai privati che lo Stato ci crede e promuove nuovi investimenti”.

logo more

Lapam dà voce al sapere artigiano 

Una “battaglia” che Lapam di Modena (che conta 11 mila imprese associate con 37 mila dipendenti, 54 sedi e 670 addetti) porta avanti da sessant’anni. Oggi la voce degli artigiani si fa ancora più alta: “Chiediamo spazio per un mondo che contribuisce in modo determinante al sistema economico e sociale della nostra regione e del nostro Paese – ha detto il presidente, Gilberto Luppi –. Senza imprese, senza l’ossatura fatta da piccole aziende produttive, commerciali e di servizio, anche il modello di welfare non potrebbe rimanere in piedi. Per questo abbiamo scelto di organizzare il Festival, in un momento in cui il clima politico non aiuta a ragionare con serenità sulle urgenze per il mondo produttivo“.

Gilberto Luppi presidente Lapam

I segnali economici – anche in una regione come l’Emilia-Romagna – sono contrastanti e le imprese, come ha ricordato il presidente della Camera di Commercio di Modena, Giuseppe Molinari, “faticano a prendere decisioni, soprattutto davanti alla necessità di realizzare nuovi investimenti”. Ogni giorno “subiamo una novità: i dazi americani e i loro effetti per l’Italia; gli esiti della Brexit dopo le recenti elezioni in Gran Bretagna; la Cina che non cresce più come un tempo; l’Iran, dove si è sempre esportato bene, che improvvisamente è bloccata”. Per fortuna, a livello locale, “alcuni settori che in passato non venivano nemmeno considerati stanno ottenendo buoni risultati, come il turismo”.

Il presidente della Camera di commercio di Modena, Giuseppe Molinari

Artigiani verso il domani

Il saper fare artigiano italiano, come ha detto a margine del Festival Stefano Micelli, professore di International Management e Business all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è “uno degli ingredienti che oggi determinano la competitività del nostro “made in Italy”. Non solo nella piccola impresa, ma anche nella media e nella grande impresa. Oggi questo insieme di saperi, di pratiche e di cultura materiale rappresenta l’ingrediente più originale che rende i nostri prodotti e i nostri servizi unici a livello internazionale”. Non è, però, sufficiente pensare ai successi conseguiti nel passato. “Abbiamo bisogno di guardare al futuro, di investire in nuove tecnologie, sia sul fronte della produzione con tutto quello che ha a che fare con l’impresa 4.0 sia sul lato di comunicazione e distribuzione rispetto a ciò che definiamo oggi comunicazione digitale e commercio elettronico – ha aggiunto il professore –. Sono sfide importanti perché mettono la cultura, il talento dei nostri artigiani, di fronte a delle sfide significative, ma un rapporto con la scuola, con le università con le associazioni di categoria può fornire un fattore abilitante fondamentale per fare tutti e tutti insieme un salto di qualità nel mondo che ci attende”. 

Intervista a Stefano Micelli, il video 

L’hackaton e networking

Artigianato, manifatturiero e commercio sono quindi stati i protagonisti di MoRe Impresa Festival, assieme ai giovani di diversi istituti modenesi, universitari e a start up che hanno partecipato ai workshop. Nel corso dell’hackathon – il format diffuso negli stati Uniti dove ragazzi e studenti suddivisi in gruppi si sfidano rispondendo a uno o più temi con nuovi progetti – i ragazzi, per la maggior parte studenti Unimore, si sono confrontati sul rilancio del centro storico e sul networking tra imprese, prima di presentare le proprie idee progettuali alla giuria di imprenditori, docenti universitari e dirigenti dell’associazione. Cosa hanno fatto i circa 40 partecipanti all’hackaton Lapam? I ragazzi, per la maggior parte studenti Unimore, hanno avuto 12 ore di tempo in due giorni durante le quali tra brainstorming e caffè, hanno sviluppato idee e creato presentazioni da esporre alla giuria. Due i temi: il rilancio del centro storico, appunto, e il networking tra imprese. È stata premiata Famar, un gruppo di under 35 composto da Matteo Righi, Alessandra Caresani, Sergiu Dumbrava, Andrea Pradelli e Franco Pradelli, che ha elaborato l’idea basata su una app chiamata Rientro, per promuovere il risparmio per gli acquisti nei negozi del centro storico attraverso sistemi di incentivi, cashback e tramite il meccanismo del passaparola e del feedback.

La giuria sui è basata su quattro criteri: utilità e valore del progetto; attinenza agli obiettivi proposti; creatività, sostenibilità e innovatività; chiarezza e completezza della presentazione.

hackaton a MoRe Festival

Il segretario Lapam, Carlo Alberto Rossi, chiosa: “Oggi gli hackathon possono essere non soltanto un driver per l’innovazione ma anche un’esperienza altamente formativa per i ragazzi, permettono infatti di allenare le soft skills, sempre più richieste nel mondo del lavoro. Queste competenze consistono nel saper comunicare in modo efficace, lavorare in team oltre che rispondere positivamente allo stress. La scommessa di realizzare un hackaton durante il MoRe Impresa Festival e dar modo ai giovani di esprimere idee e creatività, si è rivelata vincente

carlo alberto rossi

image_pdf