Quale futuro competitivo per le PMI?

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A MoRe Impresa Festival, si è parlato di economia, lavoro, nuove tecnologie e sviluppo competitivo. I pareri di Michele Tiraboschi, Giulio Sapelli e Enrico Quintavalle

Riuscire ad accelerare quando gli altri rallentano o sono fermi. Trovare la forza di tirare anche quando si è in salita. Tenere lo sguardo rivolto al futuro e non accontentarsi mai dei risultati raggiunti in passato. È per questo che l’Emilia-Romagna viene definita “locomotiva del Paese”. Una definizione – al di là degli slogan – che riassume l’impegno del sistema di piccole, medie e grandi imprese che hanno saputo, negli anni della crisi economica, investire sull’innovazione tecnologica. Una ricetta che col tempo ha dato i suoi frutti. Un risultato tra tutti: nei distretti della provincia di Modena, popolati soprattutto da Pmi con i loro 78mila addetti, si sono registrate nell’ultimo anno performance superiori alle imprese tedesche e francesi. Rimangono, è vero, dei ritardi tecnologici in Italia, ma il dato medio nasconde delle nicchie d’eccellenza proprio nel cuore del Nord Est, dove le imprese dimostrano di essere più robotizzate (il 19% del totale) di quelle teutoniche (il 16%).

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Il punto sulla competitività delle imprese emiliano-romagnole è stato fatto a “MoRe Impresa Festival”, l’appuntamento organizzato da Lapam Confartigianato di Modena per parlare di economia, lavoro, sviluppo del territorio, nuove tecnologie.

Tito Boeri economista
Tito Boeri, economista

L’Italia arranca nella competizione globale, ancorata com’è a un doppio declino: quello demografico – ogni anno, nel bilancio, perdiamo circa 300 mila persone e registriamo un inesorabile invecchiamento della popolazione e quindi una riduzione della forza lavoro – e quello economico – siamo l’unico paese OCSE assieme alla Grecia ad annotare ogni anno una riduzione del reddito familiare –. Due declini che s’intrecciano tra loro convincendo chi governa a scegliere politiche che favoriscono le persone più anziane. Eppure – come ha ricordato l’economista Tito Boeri all’incontro “L’Italia s’è desta?” – piccole e grandi imprese e alcune regioni offrono esempi di resilienza e capacità d’innovazione straordinari. Occorrerebbe, però, una maggiore “attenzione al sistema formativo – per ridurre se non eliminare del tutto quel “ritardo sistemico della scuola al Sud” – e a quelle “istituzioni che invece garantirebbero maggiore crescita al nostro Paese“.

Michele Tiraboschi, docente di diritto del lavoro Unimore 
Michele Tiraboschi, docente di diritto del lavoro Unimore

Un concetto ribadito anche da Michele Tiraboschi, professore di Diritto del Lavoro e coordinatore scientifico di Adapt, che al Festival di Modena si è soffermato sulla necessità di migliorare l’incontro scambio tra mondo delle imprese e mondo del lavoro. “Un lavoro di eccellenza presuppone un apprendimento, una formazione, competenze e professionalità d’eccellenza – ha spiegato –. È difficile formare dei giovani e dei lavoratori adulti senza la sfida dei contesti reali. L’aula è sempre più limitata per poter dare degli stimoli e della trasmissione di competenze, saperi e professionalità”. La separazione tra teoria e pratica è una sfida storica: “oggi le imprese hanno bisogno di reinventarsi, di reinventare nuovi prodotti e nuovi processi, e lo possono fare solo con la ricerca, innovazione, formazione e apprendimento”.

Le prospettive reali per uscire dal limbo in cui è collocato il nostro Paese da diversi anni vanno ricercate nella ricchezza imprenditoriale, culturale, umana tipica del “made in Italy”. “Abbiamo avuto una posizione nel mondo, siamo la quarta potenza mondiale e la seconda in Europa, abbiamo prodotti conosciuti in tutto il mondo” ha ricordato l’economista Giulio Sapelli, all’incontro “Nulla è più come prima. Le piccole imprese nel decennio della grande trasformazione”. Però “stiamo disperdendo il nostro grande patrimonio culturale, non curiamo l’istruzione, né quella tecnica né quella umanistica. Abbiamo bisogno di un riscatto dell’educazione. E abbiamo bisogno di cambiare la politica economica europea che così com’è non funziona affatto”.

Le parole di Giulio Sapelli, il video 

Per il futuro, secondo Sapelli, occorre “un’enorme rivoluzione tecnologica” che può (e lo è già) essere sostenuta dalla piccola e media impresa, quella “grande forza trainante del Paese: certamente non può farlo da sola, c’è bisogno di tutti, anche della grande impresa, e di una politica più attenta alle necessità delle Pmi”.

Il moderatore dell’incontro, Beppe Boni condirettore Il Resto del Carlino e Il Resto del Carlino.it, Giulio Sapelli, Enrico Quintavalle

Innovazione tecnologica e PMI

L’Innovazione tecnologica che, come è stato ricordato da Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, si può identificare in tre filoni. Da un lato ci sono le imprese che operano nei settori industriali dove già l’Emilia-Romagna era forte – l’alimentare, il tessile-abbigliamento e le piastrelle –, settori nei quali le imprese sono state capaci di aumentare la qualità dei prodotti, di incorporare nei prodotti maggior valore aggiunto. Dall’altro lato abbiamo le imprese che si sono collocate in settori industriali che prima non c’erano o erano piccoli, settori industriali dove la ricerca scientifica conta tantissimo: la farmaceutica, il biomedicale e tutta la nuova frontiera dei big data e delle imprese che lavorano lungo il filone della trasformazione digitale e dell’informatica. E poi c’è il grande settore della meccanica che ha dentro di sé diverse specializzazioni, alcune tradizionali ma alcune – come la meccatronica e l’automotive – nuovissime. “Mettendo insieme questi tre pezzi d’innovazione – ha concluso Quintavalle – otteniamo la ragione principale del perché l’Emilia-Romagna stia andando così bene e sia non accidentalmente la regione leader in Italia per export”.

Massimiliano Valerii Censis
Massimiliano Valerii Censis

L’Emilia-Romagna, quindi, può continuare a «trainare» il resto del Paese. Ma la politica deve necessariamente fare spazio ai giovani, che in questi anni sono cresciuti solo a «pane e crisi». “Gli imprenditori – ha spiegato a margine del “MoRe Impresa Festival” il direttore del Censis, Massimiliano Valeriisono quelli che nei decenni passati hanno assunto il rischio, che è un ingrediente fondamentale dei processi di sviluppo. Oggi possono svolgere una funzione di testimonianza, di trasmissione alle giovani generazioni che al contrario sono vissute dentro la cappa della crisi”.

Le nuove frontiere digitali per le imprese

Giampaolo Colletti, giornalista specializzato nei media digitali e community online, communication manager e storyteller digitale, da dodici anni impegnato nel campo delle nuove tecnologie in aziende d’eccellenza sia internamente che in qualità di consulente, ha portato il suo contributo sulle possibili traiettorie future.

Il suo pensiero su come far diventare il digitale una opportunità per gli acquisti e non una minaccia nell’intervista video

 

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