Imprese Controvento, la capacità di innovare

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Oltre 4mila imprese Controvento traineranno l’Italia fuori dalla crisi. Chi sono, dove sono e cosa fanno le realtà che non hanno mai smesso di correre. Dall’ultimo rapporto di Nomisma 

Per tanti anni il nostro Paese ha fatto registrare PIL prossimi allo zero dando l’impressione di essere fermo. Ma non è così. In Italia c’è un motore rappresentato da aziende che performano meglio di altre, che hanno risultati straordinari, e che possono essere il modello da cui ripartire oggi, dopo questa emergenza sanitaria che ha costretto tutti quanti a fermarsi”.

Luciano PomaLucio Poma, responsabile scientifico industria e innovazione di Nomisma, introduce così il lavoro di ricerca dedicato alle imprese “Controvento” quelle che in tempi di crisi hanno continuato a crescere e che sono state studiate nel dettaglio per capirne le differenze e le dinamiche.

La ricerca, attraverso i bilanci di oltre 71mila società di capitali rappresentative della dimensione e configurazione strutturale della manifatturiera italiana (ricavi per complessivi 741mld di euro che equivalgono a oltre il 70% del mercato), ha consentito di individuare un gruppo ristretto di imprese (4.829) che negli ultimi 5 anni è stato in grado di navigare “Controvento”. I confini di Controvento sono stabiliti da stringenti criteri di performance rispetto alle principali variabili economico-finanziarie: Ricavi, EBITDA, Valore Aggiunto. Le soglie identificate richiedono una performance pari o superiore alla media manifatturiera e definiscono lo “standard di competitività Controvento”.

Imprese Controvento: i numeri

Le 4.829 imprese Controvento rappresentano il 6,8% delle imprese manifatturiere. Nel 2018, generano il 7,7% dei ricavi, il 12,3% di valore aggiunto e il 18,8% dell’EBITDA complessivo. Registrano ricavi in crescita almeno del 5% ogni anno, oltre l’11% tra il 2018 e il risultato ottenuto mediamente nei cinque anni precedenti, con un’elevata marginalità media (21,6% sui ricavi) che non subisce battute di arresto. Paradigmatico della capacità di traino di questa componente minoritaria ma molto performante è l’andamento dell’EBITDA, il cui risultato finale 2018 (+0,7%) è l’effetto compensativo del +27% segnato dalle imprese Controvento e il -3,9% dalle Non-controvento (il 93,2% delle imprese manifatturiere).

 Dove sono e chi sono le imprese Controvento

Cresce la rilevanza del tessuto produttivo delle regioni del Nord-Est (Trentino +17% nel numero di imprese e +65% nei ricavi, Emilia-Romagna +16% e +55%, Veneto +16% e +21%); cresce la quota di imprese medie tra 50 e 250 addetti (+37% numerosità e +15% l’apporto di ricavi); i ricavi si distribuiscono in maniera più omogenea: il 10% delle imprese più grandi genera il 68% dei ricavi contro il 76% della manifattura.

Anche a livello settoriale si possono individuare campioni specifici: alcuni comparti vedono accentuare la propria rilevanza, mentre altri al contrario subiscono un ridimensionamento. Questo anche perché all’interno di comparti con tassi di crescita moderati o negativi, possono essere individuate singole imprese che presentano un’innata capacità di realizzare performance di tutto rilievo, rispondendo in maniera efficace alle crescenti sfide competitive a cui è assoggettato il proprio contesto economico.

tabella propensione controvento

È un dato interessante – sottolinea Poma – perché ci dice che il nostro Paese sta attraversando un momento di rottura tecnologica. L’evidenza di questo risiede nel fatto che il 10% delle migliori imprese in ogni dimensione (piccole, medie e grandi) fa registrare il 40% del fatturato di tutta la categoria”.

Analizzando il diverso contributo dei settori alla generazione delle tre principali voci economiche indagate nei due insiemi (Ricavi, EBITDA e Valore Aggiunto) Nomisma giunge all’identificazione di tre gruppi distinti: “settori vincenti”, nei quali l’incidenza relativa delle tre variabili è sempre superiore in Controvento: ne fanno parte tra gli altri il packaging e la farmaceutica; “settori altalenanti” in cui rientrano comparti relativamente più competitivi su alcuni parametri, ma più deboli in altri. È il caso, ad esempio, dei produttori di autoveicoli; “settori perdenti” in cui trovano spazio comparti che vedono contrarre la propria rilevanza su tutti e tre gli indicatori. Tuttavia, l’appartenenza settoriale non è condizione sufficiente per competere Controvento: all’interno dei settori alcune classi dimensionali mostrano una forza competitiva superiore e rappresentano un ulteriore fattore di spinta.

Liquidità

Per comprendere la situazione di liquidità del gruppo di imprese Controvento, uno studio realizzato da Crif-Rating.

Simone Mirani

In media – ha spiegato Simone Mirani, general manager Crif-Ratings – le aziende Controvento hanno un patrimonio netto molto superiore al debito finanziario. Il 30% non ha debiti finanziari. Questa solida struttura si vede poi negli investimenti perché le aziende Controvento investono circa il 4% sulla crescita futura a differenza delle aziende italiane che investono in media il 2%. Quelle Controvento – aggiunge – non solo investono di più ma sono anche lungimiranti in modo efficacissimo rispetto alla crescita futura: investono molto e bene. L’ampio polmone di liquidità gli consente inoltre di affrontare meglio l’attuale crisi consentendo a queste realtà di uscirne meglio delle altre: se le aziende medie hanno due mesi di polmone, quelle Controvento il triplo”.

manifattura

Il packaging

macchine packaging

Un focus specifico riguarda il settore del packaging, comparto di punta di Controvento. L’indagine realizzata dal centro studi MECS Confindustria-UCIMA, mostra che il comparto sta sostanzialmente tenendo.

A livello complessivo – dichiara Luca Baraldi, responsabile del centro studi – il volume di affari del settore è superiore ai 45mld con una crescita continua e inalterata di circa il 5% all’anno. Dopo aver sorpassato la Germania, storico competitor, da un paio di anni l’Italia è leader mondiale con un giro d’affari stimato in circa 8mld di euro all’anno. In 20 anni il fatturato di settore, rappresentato – al contrario della Germania – da imprese per l’80% con meno di 50 dipendenti, è triplicato”.

Anche la loro reazione all’emergenza sanitaria è stata oggetto di studio. Delle 135 che hanno risposto al questionario (rappresentative del 70% del fatturato del settore), solo il 4% si è fermata; tutte hanno introdotto misure per la salvaguardia dei dipendenti (turni, ferie, smart working) e l’11% ha avuto un calo di produttività dovuto però più che altro al rallentamento delle subforniture. A questo proposito, 1 azienda su 4 ha dichiarato di aver messo in campo azioni di salvaguardia dei propri fornitori. E mentre in Italia il settore è calato mediamente del 5% nel primo trimestre, in Germania nello stesso periodo il settore ha fatto registrare un calo del 20%. Più a lungo termine, le previsioni parlano di un calo nel 2020 ma anche di una rapida risalita con le italiane che stando agli indicatori, performeranno meglio delle altre.

impatto covid packagingimpatto covid settore packaging

Marchesini group

Sono aziende che hanno l’X Factor – spiega Lucio Poma, responsabile Scientifico Industria e Innovazione di Nomisma –. Ognuna il suo ma con elementi comuni: hanno concorrenti internazionali molto più grandi di loro ma sono leader assoluti nella loro nicchia. Una nicchia nella quale sono i migliori al mondo”. Tra loro c’è Marchesini Group, azienda bolognese Controvento che rientra nel settore più Controvento di tutti: il packaging. Con 450mln di fatturato consolidato 2019 di cui quasi il 90% generato da esportazioni (Europa del Nord e America del Nord e Latina) e 2.000 dipendenti tra sedi italiane ed estere, Marchesini è leader nella progettazione e realizzazione di macchine e linee personalizzate per il confezionamento dei prodotti farmaceutici e cosmetici.

maurizio marchesini

Questa crisi – spiega Maurizio Marchesini, presidente di Marchesini Group con un passato numero uno di Unindustria Bologna (2009-2011) e di Confindustria Emilia-Romagna (2012-2017) e oggi vicepresidente di Confindustria con delega alle Filiere e alle Medie Imprese – ci ha costretti a cambiare. Per esempio, nel packaging prima della spedizione viene fatto il collaudo. È un momento molto importante, al quale sono collegati anche i pagamenti, che di prassi veniva fatto in presenza. L’emergenza Covid ci ha costretti a ripensare questo momento e tutto ora viene fatto in streaming con il cliente collegato dall’altra parte del mondo. Non lo avevamo mai fatto prima eppure ad oggi ne abbiamo già fatti una trentina. E questo – aggiunge – vale per tutto. Dopo il virus – conclude il presidente – saremo più virtuali, con un’accettazione più ampia delle novità e questa è una cosa che fa bene a tutti. Spero anche che saremo più solidali perché alla fine, da questa crisi se ne esce tutti assieme”.

previsioni packaging

Il video della presentazione di Lucio Poma

 L’intervento di Simone Mirani 

La relazione di Luca Baraldi

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