Il rapporto Banca d’Italia, focus Emilia-Romagna

Bologna, Forlì e Modena, sono le tre date di presentazione del Rapporto Banca d’Italia. Dopo due anni di espansione frenano gli investimenti. Consumi in ieve crescita, esportazioni in forte espansione

Nel 2018 è proseguita, per il quinto anno consecutivo, la crescita dell’economia dell’Emilia-Romagna, sebbene in misura meno intensa rispetto all’anno precedente; l’espansione è stata maggiore di quella media nazionale. L’andamento delle esportazioni è stato favorevole (5,7 per cento in termini nominali, contro il 3,1 in Italia) risentendo solo in parte del rallentamento del commercio mondiale. Anche gli investimenti (cresciuti del 3,3 per cento in termini reali) hanno fornito un contributo positivo; sono stati favoriti dagli incentivi fiscali e da condizioni creditizie accomodanti. L’incremento dei consumi privati è stato più contenuto (1,0 per cento) e principalmente grazie agli acquisti digitali, mentre il commercio tradizionale ristagna, con vendite in calo anche nella grande distribuzione. Nella seconda parte dell’anno sono emersi alcuni segnali di indebolimento.

Rapporto Banca d’Italia: le imprese

Per il 2019 le imprese si attendono una moderata espansione dell’attività; su questo scenario prevalgono rischi al ribasso legati alle recenti spinte protezionistiche e all’incertezza sull’evoluzione del quadro economico e politico nazionale.
Nell’industria il fatturato è cresciuto dello 0,8 per cento, gli investimenti del 6,8. A tali andamenti si è accompagnata l’espansione di produzione e ordini, soprattutto grazie alla domanda proveniente dall’estero.
È proseguita la ripresa nel settore delle costruzioni: il fatturato è salito dell’1,7 per cento. Le compravendite di abitazioni sono aumentate dell’11,3 per cento e, per la prima volta dopo sei anni, si è avuto un lieve aumento dei prezzi degli immobili. L’invenduto resta elevato.
La debolezza della domanda interna ha invece frenato la crescita nel terziario dove il quadro prevalente è di stagnazione. Il fatturato è aumentato di appena lo 0,3 per cento. Al calo delle vendite al dettaglio (che ha interessato anche la grande distribuzione) si è contrapposto un incremento dei pernottamenti di turisti e dei trasporti di merci e di passeggeri.
La congiuntura complessivamente favorevole ha sostenuto la redditività e la capacità di autofinanziamento. L’abbondante liquidità generata, destinata in parte agli investimenti, ha moderato la domanda di credito. I prestiti bancari sono tornati a crescere (0,2 per cento a dicembre 2018), con andamenti più favorevoli per la manifattura, le imprese più grandi e quelle finanziariamente più solide. Nel caso di poche grandi imprese, le esigenze di finanziamento sono state soddisfatte anche con fonti alternative al tradizionale canale bancario. Le condizioni di accesso al credito, ancora in allentamento nella prima parte dell’anno, si sono stabilizzate nella seconda.


Rapporto Banca d’Italia: il mercato del lavoro

Nel 2018 il numero di occupati è aumentato dell’1,6 per cento (0,9 per cento in Italia), attestandosi a poco più di 2 milioni. Anche le ore lavorate sono cresciute (1,4 per cento). L’incremento degli occupati ha interessato tutti i principali settori ed è risultato particolarmente accentuato per l’industria, dopo il calo del 2017. A differenza dell’anno precedente l’incremento si è esteso anche alla fascia 15-34 anni. Nel settore privato è ripreso l’aumento dei contratti a tempo indeterminato, sospinto dalle trasformazioni di quelli a termine. Il tasso di disoccupazione è ulteriormente sceso (al 5,9 per cento).

Le famiglie

La crescita del reddito delle famiglie (2,0 per cento in termini reali), sostenuta dal miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, ha influito solo in parte sui consumi, aumentati in misura più contenuta. La spesa per beni durevoli è cresciuta, soprattutto quella per mobili ed elettrodomestici, il cui andamento è maggiormente correlato con la dinamica del mercato immobi¬liare. I prestiti di banche e società finanziarie alle famiglie sono aumentati del 3,2 per cento, interessando sia la componente dei mutui sia quella del credito al consumo. Le politiche creditizie sono rimaste complessivamente distese.
Nel periodo 2008-2017 la ricchezza netta delle famiglie emiliano-romagnole è leggermente aumentata in termini nominali (2 per cento): la flessione della componente immobiliare (-3,5 per cento) è stata più che compensata dall’aumento di quella finanziaria (10,6 per cento). In termini pro capite il dato regionale (207 mila euro) è ampiamente superiore a quello medio per il Nord Est (194 mila euro). Nell’allocazione del risparmio, anche nel 2018 i bassi tassi di interesse hanno favorito l’investimento in strumenti prontamente liquidabili, come i depositi in conto corrente. Dopo anni di forte crescita, si è ridotto il risparmio gestito.

I finanziamenti all’economia

È proseguita la concentrazione del settore bancario e si è ulteriormente ridimensionata la rete territoriale. I prestiti al settore privato non finanziario sono aumentati (1,1 per cento). La qualità del credito è migliorata: l’incidenza dei nuovi prestiti deteriorati sul totale dei finanziamenti si è attestata al 2,0 per cento, un valore pressoché in linea con quello del 2007. Pur rimanendo ancora elevato nel confronto storico (12,5 per cento), si è notevolmente ridotto anche l’ammontare delle posizioni problematiche sul totale dei finanziamenti, grazie all’intensificarsi delle operazioni di cessione e di stralcio.

Il rapporto permette diverse analisi

Il rapporto L’economia dell’Emilia-Romagna – Aggiornamento Congiunturale, disponibile al link contiene diversi approfondimenti.

Tra questi:
• Esportazioni regionali e possibile uscita del Regno Unito dalla UE
• Le imprese in forte crescita negli anni di crisi
• L’evoluzione dell’indennità di disoccupazione
• Le surroghe e le sostituzioni di prestiti per acquisto di abitazioni
• Le imprese affidate dalle BCC
• Servizi finanziari digitali e Fintech
• La competitività regionale e la qualità dell’azione pubblica
• Il personale del servizio sanitario pubblico
• I Programmi operativi regionali 2014-2020
• La capacità di riscossione dei Comuni

Presentazione stampa Rapporto Banca d’Italia

Rapporto Banca d’Italia: i commenti

Non siamo molto ottimisti per il 2019“. Queste le parole del direttore della sede dell’Emilia-Romagna della Banca d’Italia, Maurizio Rocca, presentando l’ultimo rapporto sull’economia regionale stilato dagli analisti della banca centrale. Per un 2018, tutto sommato, ancora positivo, sull’anno in corso tornano ad addensarsi le nubi nere della stagnazione, un pò per le tensioni relative al contesto economico internazionale (guerra dei dazi, Brexit, frenata dei mercati), ma anche per l’incertezza del quadro politico interno. Dopo due anni di forte espansione degli investimenti industriali (+7% nel 2018), le imprese probabilmente tireranno il freno a mano, mentre il Pil dell’Emilia-Romagna potrebbe crescere appena di qualche decimate, a fronte della “sostanziale stagnazione” del paese. “C’è la convinzione che l’Emilia-Romagna abbia punti di forza significativi che la rendono in grado di affrontare le nubi all’orizzonte, ma non ne sarà immune“, avvisa Rocca. Anche perchè il principale punto di forza del sistema regionale, l’apertura verso l’esterno e la propensione al commercio estero (molto intenso, per esempio con il Regno Unito, a differenza di altre regioni), può diventare un punto di debolezza. “L’Emilia-Romagna è un sistema aperto, la sua forza risiede nelle esportazioni, se il contesto esterno è incerto, questo incide sulle sue performances“, ricorda il direttore regionale di Bankitalia. Del resto, la crescita dell’economia emiliano-romagnola si era già attenuata nel 2018, pur rimanendo più alta della media nazionale.

La qualità del credito continua a migliorare: l’incidenza dei nuovi prestiti deteriorati sul totale dei finanziamenti si attesta al tasso “fisiologico” del 2%, com’era nel 2007. Ciò nonostante, il quadro resta di grande incertezza. “Le condizioni attuali sui costi dei titoli di Stato italiani si trasmettono all’economia reale“, osserva l’analista di Bankitalia, Guglielmo Barone. “Il quadro normativo e legislativo è instabile. È necessario un quadro regolamentare certo, anche in materia fiscale, per gli imprenditori che vogliano investire“, sottolinea Rocca.

Il rapporto della Banca d’Italia ha esaminato anche l‘efficienza della pubblica amministrazione in Emilia-Romagna nel confronto con le altre regioni italiane e con quelle più avanzate d’Europa. Se a livello nazionale la regione si posiziona molto bene, grazie a infrastrutture, dimensione del mercato e capacità di innovare, ma anche per la qualità dell’azione pubblica e per il contrasto alla corruzione, nel raffronto con le regione europee sconta tassi più basso di istruzione superiore, ritardi nei servizi digitali e una percezione di minore imparzialità.

Collaborazione Agenzia DIRE (Vor/ Dire)

logo dire

Notizie collegate

image_pdf