Bologna-Ozzano, dai “farmaci” ai biomateriali

Fondazione IRET

Il Tecnopolo Bologna-Ozzano, attivo da un anno, realizzato grazie al contributo dei Fondi europei Por Fesr nell’ambito della Rete regionale dell’alta tecnologia.   L’esperienza della Fondazione Iret per indirizzare la struttura verso avanzati servizi di supporto ai settori Scienze della vita e Tecnologie per la salute.

di Thomas Foschini

Operativo dal 2018, il Tecnopolo di Bologna-Ozzano fa riferimento alla piattaforma Scienze della vita e Tecnologie per la salute della Regione Emilia-Romagna. Un ambito vastissimo di opportunità, sia a livello di ricerca di base sia di trasferimento tecnologico, che la struttura di recente costituita ha intenzione di governare, indirizzare e anzitutto coadiuvare attraverso un’avanzata gamma di servizi che vanno dai test di laboratorio alle certificazioni di qualità per tossicità ed efficacia.

Ricerca “di base”, il vantaggio di una struttura indipendente

Per quanto recente, l’operatività del Tecnopolo di Bologna-Ozzano affonda le proprie radici nel percorso della Fondazione Iret, onlus nata nel 2006 come esito di un percorso avviato 30 anni prima per iniziativa delle docenti e ricercatrici universitarie Laura Calzà e Laura Giardino, già nel team di Rita Levi Montalcini e specializzate nello studio delle malattie neurodegenerative. “Negli anni – spiega Paolo Celli, Manager del Tecnopolo – si resero conto che per sviluppare ricerca universitaria di alto livello avrebbero avuto la necessità di disporre di una struttura indipendente, specializzata e separata dall’Università, se pure a questa strettamente connessa”.

Iret- CIRI SDV, “joint research laboratory” dell’Università di Bologna

Il resto è storia di oggi, con Iret che diventa, nel corso degli anni, prima nodo della Rete regionale dell’Alta Tecnologia, quindi viene individuato come naturale ente gestore del costituendo Tecnopolo. “Iret si avvale ad oggi di un team di 15 ricercatori – osserva Paolo Celli – che operano all’interno della Fondazione con una specifica ed avanzata piattaforma contrattuale che grazie al raccordo col CIRI SDV (Centro Interdipartimentale di Ricerca Industriale per le Scienze della Vita e le Tecnologie per la Salute), consente di mantenere un rapporto stretto con l’Università di Bologna a cui, a vari livelli di specializzazione, i singoli ricercatori continuano a fare riferimento”.

Un modello virtuoso, quello alla base del Tecnopolo, spiega Paolo Celli. Perché incontra, da una parte, l’esigenza dell’Università di sviluppare ricerca di alto livello su ben determinati ambiti; dall’altra, incrocia la vision delle istituzioni regionali che hanno investito risorse proprie e sollecitato fondi europei per promuovere l’ecosistema della ricerca e dell’innovazione applicati al sistema regionale delle imprese.

Dai farmaci ai Medical Devices, dal far west al Regolamento UE

ozzanoNonostante la recente storia del Tecnopolo di Bologna-Ozzano, è già possibile parlare di risultati concreti derivanti dalla collaborazione con le imprese, in particolare del settore farmaceutico. Studi di efficacia e sicurezza di nuovi farmaci eseguiti presso il tecnopolo hanno infatti consentito a nuove molecole di passare dalla fase di ricerca preclinica alla sperimentazione clinica.

E la linea di sviluppo tracciata è molto chiara. “Ci sono due filoni di attività piuttosto promettenti – sottolinea Paolo Celli – che riteniamo estremamente interessanti per il sistema delle imprese, verso il quale ci poniamo, in prospettiva, come ente in grado di fornire avanzati servizi di supporto e consulenza”.

Il primo è il vasto ambito delle “Medical Devices”, attrezzature e prodotti per definizione inserite a metà tra campo farmaceutico e mero dispositivo elettro-meccanico, un ambito “sino ad oggi – sottolinea Celli – particolarmente deregolamentato per cui ogni impresa immetteva sul mercato i propri prodotti senza particolari obblighi a cui sottostare”.

ozzanoancoraQualche esempio concreto, il classico elettrostimolatore per curare l’artrite basato sull’utilizzo di campi magnetici, magari offerto in televendita da una determinata azienda. “Di recente – aggiunge Celli – sono entrati in vigore nuovi regolamenti europei che rendono obbligatorie per tali dispositivi certificazioni di non pericolosità, efficacia terapeutica, eccetera”.

In pratica, tutte le aziende del settore – anche e a maggior ragione le aziende più strutturate – dovranno sottoporre i propri prodotti a specifici test di laboratorio e/o clinici, ed è qui che il Tecnopolo di Bologna-Ozzano si è attrezzato per proporsi come punto di riferimento in questo nuovo mercato regolamentato. “Per la fase di test possiamo dire di essere già attrezzati, grazie al nostro team di ricercatori specializzati ed ai nostri laboratori. Per tutta la parte di consulenza sulle certificazioni, stiamo costruendo una rete di collaborazioni con enti di altissimo livello, per essere in grado di indirizzare le imprese anche laddove il Tecnopolo non sia in grado di offrire internamente tutte le tipologie di servizi richiesti”.

Medicina rigenerativa e “biostampanti 3D”

strumneti ozzano Ma vi è anche un secondo ambito, tutto da esplorare e se possibile – in prospettiva – da governare. “Parliamo dei nuovi biomateriali in uso nel vasto campo della medicina rigenerativa – conferma il manager del Tecnopolo – un settore in forte crescita che si collega al bioprinting 3D”. Qualche esempio? L’utilizzo di biomateriali per la stampa 3D di protesi che poi saranno impiantate nel corpo umano oppure tecniche di rigenerazione dell’epitelio o del tessuto osseo.

In tutti i casi, “questi biomateriali devono essere testati nella loro efficacia e gestiti a livello di specifiche e certificazioni in quanto si situano essi stessi a metà tra un farmaco e un dispositivo biomeccanico”.

Più spazi e funzionalità, già dal 2019

Studi certificati e funzionalità. Sembra questo il campo di azione più promettente di una struttura, comunque, già molto specializzata nel proprio ambito, e predisposta ad offrire servizi di ricerca e consulenza su commessa sia in proprio (Fondazione Iret e CIRI-SDV) sia attraverso la start-up Transmed Research, diretta emanazione della Fondazione. Tra i prossimi obiettivi, oltre a quello di creare una rete di consulenti ed esperti per offrire un servizio a 360° gradi, vi è un programma di ampliamento infrastrutturale già co-finanziato dalla Regione Emilia-Romagna.

ricercatore Attualmente – spiega Celli – disponiamo di 550 metri quadri tutti occupati dalle attività dei laboratori. Nel 2019, sarà realizzato il programma di ampliamento per potenziare, con ulteriori 250 mq circa di spazi, le attività del Tecnopolo, i servizi alle imprese, le attività di test. Stiamo anche valutando la possibilità di proporci come vero e proprio acceleratore d’imprese, offrendo spazi per la presenza e lo sviluppo di nuove start–up nel campo delle scienze della vita”.

Tra i progetti messi nero su bianco di recente vi è la convenzione con il Centro Innovami di Imola, “dove abbiamo già raccolto le esigenze di ricerca, spesso di altissimo livello, delle start up presenti. Anche in questo senso, il nostro scopo è proporci come ente di servizio capace di rispondere sempre meglio ai bisogni del nostro tessuto di start up innovative, negli ambiti che più ci caratterizzano per il livello di competenze raggiunte in trent’anni di attività di ricerca”.

 

Link utili 

Tecnopolo di Bologna–Ozzano

Fondazione Iret

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