Tecnopolo di Modena, la nuova frontiera

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Meccanica avanzata e medicina rigenerativa, gli ambiti di punta del Tecnopolo di Modena. Prosegue il reportage dedicato ai 10 Tecnopoli dell’Emilia-Romagna, creati grazie al contributo dei Fondi europei Por Fesr nell’ambito della Rete regionale dell’alta tecnologia

di Thomas Foschini

Sede nel campus universitario, il Tecnopolo di Modena punta sull’articolazione territoriale come chiave di volta per accelerare  quantità e qualità dell’innovazione al servizio delle diverse piattaforme tecnologiche.

Primo ad essere costituito in Emilia-Romagna, il Tecnopolo di Modena gestisce direttamente tre laboratori in ambito biomedicale ed è in relazione diretta con il Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari”, il laboratorio Softech in ambito Ict diretto dalla professoressa Rita Cucchiara, e i laboratori Intermech (meccanica avanzata) del Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari dell’Università di Modena che, tra l’altro, sta seguendo lo sviluppo dell’area sperimentale per la guida autonoma in città.

È gestito dalla Fondazione Democenter, associazione senza fini di lucro che, nella propria compagne, conta 80 partner tra imprese emiliano-romagnole, istituzioni locali, istituti di credito (Bper e Unicredit) ed ex-fondazioni bancarie, oltre a tutte le associazioni di categoria. La mission: favorire innovazione e ricerca ed accelerarne il trasferimento tecnologico al sistema delle imprese.

Tecnopolo di Modena: l’articolazione territoriale 

logo modena tecnopolo Sede centrale presso il campus di Ingegneria, il Tecnopolo di Modena si articola in realtà sul vasto territorio della Provincia con diverse sedi e strutture: “In termini generali – spiega Maurizio Malavolta, manager del Tecnopolo – partiamo dal presupposto che l’innovazione, di per sé, agisce da moltiplicatore per creare nuova innovazione. Se si ha la capacità di operare sul territorio laddove si strutturano le principali attività economiche, il Tecnopolo può agire da importante stimolo per le imprese, per accelerare i processi di innovazione esistenti ed incorporarne di nuovi”.

Tre, da questo punto di vista, le ulteriori sedi sul territoriooltre al quartier generale all’Università. La prima, lo spazio Fab-Lab, coworking e incubatore digitale nel centro di Modena, in un’area urbana recuperata e riqualificata; quindi, l’acceleratore d’imprese Knowbel a Spilamberto. Infine, la struttura di Mirandola, nel cuore del distretto biomedicale, che si sta evolvendo a sua volta rapidamente verso un concetto più ampio di “medicina rigenerativa”: “Si tratta di una scelta precisa della Fondazione effettuata 5 anni fa, all’indomani del sisma che ha colpito fortemente l’area nord. Il Tecnopolo di Mirandola è la dimostrazione che da situazioni drammatiche si può anche uscire proiettando il territorio verso la creazione di nuove opportunità. Il Tecnopolo è stato uno dei nodi che ha favorito la riattivazione delle imprese, per farle di nuovo lavorare e crescere”.

Tecnopolo di Modena: prossimi obiettivi, foodtech, tessile e ceramica

ricercatori tecnopolo ModenaModena è terra di molte cose, la maggior parte delle quali, storicamente, celebri ben oltre i confini provinciali e regionali. Biomedicale a nord, ma anche meccanica e materiali, tessile, oltre alla gran parte del distretto ceramico più rinomato d’Europa. “Come Democenter, abbiamo in programma di impostare nuove attività a Carpi e Formigine, a partire da progetti su attività specifiche quindi sfruttando la presenza di strutture. Anche in questo caso, l’idea è di portare un nodo dell’innovazione, il Tecnopolo, sul territorio – spiega Maurizio Malavolta – e agire da stimolo e supporto per i diversi stakeholder”.

Non è tutto. Alle tre articolazioni esistenti – con riferimento alle Smart Specialisation Strategies regionalimeccanica e robotica, biomedicale, Ict,stiamo lavorando per affiancarne una quarta in ambito food, o meglio food-tech, dalla ricerca al controllo qualità, fino alle nuove frontiere del cibo”.

Dalle staminali efficaci ai farmaci personalizzati

Nell’eterno dibattito tra ricerca pura e ricerca applicata, qui a Modena l’innovazione ha prodotto risultati molto concreti, anche in un ambito per definizione soggetto a logiche di lungo periodo come lo sviluppo e il test di nuovi farmaci. Proprio all’interno del CMR di Modena “Stefano Ferrari”, diretto e coordinato dal professor Michele De Luca, sono stati sviluppati in questi anni promettenti filoni di ricerca sulle cellule staminali adulte, funzionali alla rigenerazione delle cellule dei tessuti.

È nato qui ad esempio il farmaco brevettato che consente la ricostruzione della retina lesionata dal contatto con sostanze acide. Ma anche un rivoluzionario farmaco in grado di rigenerare la pelle prelevandola dal tessuto sano dei pazienti stessi, utilizzabile ad esempio, con risultati straordinari, per curare la “sindrome dei bambini farfalla”, una rara malattia sino ad oggi ritenuta incurabile.

Accanto a questo filone di risultati tangibili, una nuova evoluzione impegna poi l’intero distretto mirandolese e le relative articolazioni locali del Tecnopolo: “Parliamo dello sviluppo di farmaci personalizzati, la vera frontiera della farmacologia moderna”. In quest’ambito il TPM “Mario Veronesi” di Mirandola è impegnato a svolgere un ruolo di stimolo e sostegno con i propri laboratori di ricerca, in via di ampliamento, e con l’incubatore dedicato.

“Acceleratori”, dall’idea al mercato

Dopo diversi anni di esperienza sul campo – osserva Malavolta – anche per gli incubatori d’imprese si utilizza il nome più congruo di “acceleratori”. E non si tratta solo di una definizione formale. A Spilamberto, ad esempio, l’acceleratore Knowbel ospita non solo una ventina di start up – i cui requisiti per la presenza, precisa il manager del Tecnopolo di Modena, sono soggetti a valutazione anno per anno da parte di una commissione tecnica indipendente – ma soprattutto si pone come struttura completa dove si possono svolgere attività di networking, studi avanzati di laboratorio, “in sostanza tutto quello che serve per passare dall’idea al business plan, sino alla possibilità per la start up di camminare con le proprie gambe e cercarsi una sede propria”.

Del tutto trasversali gli ambiti di attività delle diverse neo-imprese, mentre la quotidiana attività di networking favorisce incontri e contatti con il sistema delle imprese esistenti (tipico è il caso della start up che, una volta completato il percorso di sviluppo del prodotto e del servizio, viene “assorbita” da un’azienda più grande e strutturata).

Ritorna, anche in ambito acceleratori d’imprese, la strategia dell’articolazione territoriale. Se le attività delle start-up che fanno riferimento a Knowbel spaziano in ambiti tra loro diversificati, il Fab-Lab/incubatore di Modena è specializzato sul digitale. Sino all’incubatore di Mirandola, legato ovviamente all’ambito biomedicale. “Mettere in contatto la start up con un potenziale partner, mercato, territorio è un’attività che contribuisce in modo spesso determinante al suo successo”, conclude Maurizio Malavolta. In questo senso, il Tecnopolo si configura come uno strumento per proiettare nel nuovo Millennio quanto il territorio modenese ha saputo fare da sempre: produrre innovazione e metterla al servizio della crescita di un intero ecosistema territoriale, con risultati ed ambizioni da primi della classe.

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