Cinema: moltiplicatore per l’economia

La Regione continua a investire sulle produzioni di cinema e audiovisivo per opere realizzate in Emilia-Romagna. Si impone il cineturismo

La pellicola, intesa in senso lato visto il dominio del digitale, è una sorta di moltiplicatore keynesiano come confermano i numeri: “Per ogni euro speso dall’amministrazione 3,55 euro sono quelli di cui ha beneficiato, o beneficerà a breve, il territorio. Si intende hotel, ristoranti, costi del personale, acquisizioni di beni e servizi…”. E’ il risultato che sottolineano sia l’assessore regionale alla cultura Massimo Mezzetti che Fabio Abagnato, responsabile della Film Commission regionale.

Un chiaro ritorno economico quello degli investimenti cinematografici, ma che va ben oltre: “Per capire la dimensione dell’indotto sviluppato da questo genere di produzioni sarebbe necessario calcolare anche l’impatto indiretto, vale a dire l’insieme dei benefici non solo economici, ma anche di immagine”. Chiaro il riferimento agli influssi sull’immaginario nazionale e internazionale dell’Emilia-Romagna e per la regione il beneficio va oltre l’aumento di notorietà delle location turistiche, interessa tutto il sistema economico ovvero dall’agroalimentare ai gioielli dell’automotive. Su questo punto però è difficile dare dei numeri: “Alcuni analisti hanno provato a calcolare moltiplicatori applicabili ai vari generi ma, in assenza di dati certi, forse è meglio evitare di diffondere valori non verificabili”, si legge in un documento della film commission.

Gli effetti sull’occupazione

Le produzioni cinematografiche portano lavoro e come per le ricadute economiche sul territorio vi sono dei dati molto buoni: “Per la spesa ci si basa su quanto rendicontato” spiega Abagnato e stesso discorso si fa per il lavoro: “Sono 819 le figure professionali impiegate (500 tecnici e 319 artisti), per oltre 10.000 giornate di lavoro, sui progetti rendicontati fino a fine 2017”. Anche l’assessore Mezzetti sottolinea questo aspetto: “Prima si andava fuori regione, ora assumono nuovo personale qui. Le produzioni nazionali ed internazionali possono fare riferimento alle nostre professionalità che si stanno sviluppando anche grazie agli investimenti – un lavoro tra diverse assessorati e direzioni – in formazione”. Il lavoro sboccia anche fuori dal perimetro delle produzioni: “I festival, per esempio, hanno prodotto oltre che un richiamo turistico la regolarizzazione di alcune figure professionali che prima erano occasionali. Il sistema sta diventando maturo e cresce l’occupazione in qualità e in quantità. Visto che la legge ha prodotto dei buoni risultati ora replichiamo questo schema anche per la musica”. L’imprenditoria della creatività si misura anche con la partecipazione ai bandi degli imprenditori regionali. Parlano sempre i numeri: su 93 contributi assegnati nel corso del triennio sono andati a favore di: 39 diverse imprese con sede in Emilia-Romagna; 18 diverse imprese con sede in altre regioni; 3 imprese straniere (2 francesi ed una austriaca).

Insomma, l’Emilia-Romagna c’è.

Lavoro e (cine) turismo

Un aspetto importante dell’approccio “manageriale” al cinema è legato al processo di valorizzazione delle risorse umane locali. Attraverso per esempio il database della Film Commission che comprende circa 400 operatori, in questo modo si mette a contatto domanda ed offerta di lavoro. Un risparmio per le produzioni, più occasioni per i professionisti emiliano-romagnoli che hanno a disposizione uno strumento importante.

I lavori del cinema sono tantissimi – dal falegname specializzato all’elettricista, dal location manager agli imprenditori del catering – e ce ne sono anche di nuovi quelli che, per esempio, Abagnato chiama “narratori” ovvero dei professionisti che permettono di animare una location cinematografica. Al momento ci sono due progetti relativi a Fellini e a Pasolini, quest’ultimo a Bologna, per la valorizzazione bio-cinematografica dei luoghi legati ai due registi e le loro opere. Luoghi da narrare, da far diventare scrigni di conoscenza e naturalmente di emozioni. Il cineturismo è una delle nuove frontiere del turismo culturale.

La saga di Don Camillo e Peppone

Quando si parla di cineturismo e di itinerari legati all’immaginario cinematografico non si può non far riferimento alla saga di Don Camillo e Peppone che ha creato economia. Per esempio a Brescello, ma l’influenza di quei mitici film abbraccia più paesi. Oggi, a cinquant’anni dalla morte di Giovannino Guareschi, originario di Fontanelle di Roccabianca, il ‘papà’ di Don Camillo e Peppone, si è pensato ad un progetto di valorizzazione con diverse iniziative che contribuiranno ad aumentare l’indice di notorietà di tanti piccoli borghi che possono puntare sullo sviluppo del turismo culturale. Per questo si è puntato ad un ricco programma di iniziative tra cui un festival cinematografico, in programma a Busseto, nel parmense, tra novembre e dicembre prossimi, dedicato alla saga ‘Don Camillo e Peppone’. C’è tanto da lavorare sulla saga di Guareschi, ma preziose opportunità sono possibili grazie alla valorizzazione di altri cineasti di fama come Antonioni, Bertolucci, Fellini, Avati, Bellocchio, Pasolini.

Cineteca, verso il mercato

Gli operatori cinematografici oltre a riuscire a far mangiare sanno usare pure la canna da pesca come si vede alla Cineteca di Bologna. La fondazione che quest’anno vede come prima voce degli introiti non più i fondi comunali, prendono peso i proventi delle sue attività commerciali. Il sostegno pubblico resta ed è essenziale, sia ben chiaro, ma si registra un dinamismo imprenditoriale che sta creando economia come sottolinea Davide Pietrantoni, vice direttore della fondazione che da lavoro a 130 persone. Oltre una piccola attività di distribuzione di classici cinematografici, il dato imprenditoriale più rilevante e di eccellenza internazionale è quella del restauro delle pellicole storiche che ha portato la fondazione ad aprire due società all’estero per intercettare in modo più efficace i clienti. Vere e proprie strategie commerciali.

Con l’Istituto Luce, il Centro sperimentale di cinematografia di Roma, il Festival di Venezia e il Museo del Cinema di Torino è compresa la realtà bolognese tra le cinque finanziate e riconosciute dallo Stato. Un riconoscimento del valore culturale dell’istituzione che conserva 70mila pellicole, attira 400mila spettatori e 18mila fruitori di attività didattiche.

Wonder Pictures, un esempio di cine-impresa

Tra le esperienze emiliano-romagnole che vale la pena citare vi è senz’altro Wonder Pictures presentata dal CEO Andrea Romeo durante la giornata di presentazione della nuova legge sul cinema a Bologna nel mese di giugno. Si tratta di un piccolo distributore, oltre che dell’organizzatore del Biografilm festival, ma che si sta affermando e scalando posizioni: “siamo al 21° posto in Italia” ed è l’unico in Emilia-Romagna. Una realtà che sta trovando spazio grazie alla crescita di attenzione “verso il documentario, che fino al 2012 non esisteva”.

Gian Basilio Nieddu