Wasp, tecnologia e creatività per salvare il mondo

WASP il fondatore Moretti

 

L’azienda Wasp di Massa Lombarda, fondata da Massimo Moretti è leader nella stampa in 3D su scala architettonica

di Maria Neri

Innovazione tecnologica e ricerca a servizio dell’uomo. E’ questa la filosofia di Wasp (World’s Advanced Saving Project), l’azienda fondata da Massimo Moretti nel 2012 a Massa Lombarda (Ravenna) che progetta, produce e commercializza stampanti 3D in tutto il mondo. L’ampia gamma di stampanti, di piccole e grandi dimensioni, è stata sviluppata per rispondere ai bisogni dell’umanità: cibo, casa, salute, energia, lavoro, arte e cultura. Tra le stampanti di ultima generazione, la linea Delta Clay è leader di mercato grazie anche all’esperienza in campo architettonico. Ispirandosi alla vespa vasaia, che costruisce il proprio nido con materiale recuperato dall’ambiente circostante, Wasp ha infatti realizzato stampanti 3D per costruire case con materiali naturali. Si tratta di processi di costruzione basati sui principi dell’economia circolare, in grado di realizzare abitazioni “stampate” nel minor tempo possibile e nel modo più sostenibile. Tra queste, l’ultima nata è “Tecla”, disegnata dall’architetto Mario Cucinella (a destra nella foto sotto).

massimo moretti e mario cucinella

Il sogno di Wasp, casa “stampata” e ecosostenibile per tutti

Tecla è il primo habitat interamente stampato in 3D utilizzando esclusivamente la terra cruda, un materiale biodegradabile e riciclabile a chilometro zero che rende la costruzione priva di qualsiasi forma di scarto e ha il potenziale per divenire un modello costruttivo nell’ambito di eco-distretti completamente autosufficienti.

Un anno prima, nel 2018, era stata la volta di “Gaia(foto sopra) la prima casa a base di terra cruda, paglia e lolla di riso stampata in 3D, particolarmente efficiente dal punto di vista bioclimatico e di salubrità degli ambienti, con un impatto ambientale quasi nullo.

Siamo stati i primi, sette anni fa, e gli unici al mondo a utilizzare materiali naturali ecosostenibili – spiega Massimo Moretti, amministratore delegato di Wasp – e con la stampa 3D su scala architettonica abbiamo aperto nuove possibilità: esportando il top delle conoscenze e una macchina che dà forma alla materia, in qualsiasi posto del mondo, anche dove non c’è manodopera qualificata, unendo la tecnologia più avanzata e i materiali più antichi, si ottimizzano le capacità del territorio e si dà una risposta ai bisogni dell’uomo. Oggi abbiamo il sapere per costruire senza impatto con un semplice clic“.

tecla

Con la stampa 3D si può creare ogni oggetto

Non solo bioedilizia. Le stampanti 3D di Wasp sono in grado di stampare manufatti di ogni genere, dai complementi d’arredo, all’orificeria, alla ceramica fino al biomedicale. “Ci siamo specializzati in macchine industriali commerciali  – prosegue Moretti – per stampare polimeri che possono sostituire i metalli. Traino per l’azienda è la realizzazione di stampanti per il mondo industriale e il 25% del nostro fatturato – precisa – è destinato all’innovazione per sviluppare tecnologie che nessun altro vende: stampiamo paste di argilla, di legno, cemento, calce, ceramica, clinker e così soddisfiamo un mercato di nicchia”.

Wasp non ha mancato di dare il proprio contributo in occasione dell’emergenza Covid-19 stampando in 3D visiere e caschi protettivi in “open source”, riproducibili quindi ovunque, e che per alcune settimane ha fornito gratuitamente a medici e professionisti. “Con la pandemia ci siamo messi al servizio – afferma Moretti – e abbiamo continuato sempre a lavorare. Da questa esperienza è nato un comparto dell’azienda con prototipi che continuano e evolversi con enti di ricerca e università. Noi vendiamo innovazione, più che prodotti”.

Un nuovo concetto di produzione

L’azienda di Massa Lombarda sta dimostrando come la stampa in 3D cambi i paradigmi produttivi. Per Moretti si tratta di una nuova rivoluzione industriale. “Prima la produzione industriale – spiega – era basata su una produzione di serie, mentre in questo caso il prodotto diventa un pezzo unico, ’su misura’. Questo implica la necessità di un cambio culturale, un approccio che richiede tempo che vedrà scomparire dalle aziende il magazzino e ridurre i trasporti”.

Ormai – prosegue Moretti – siamo passati dalla fase di sperimentazione alla fase esecutiva della stampa e ora lo scontro è con il mondo della burocrazia: la normativa non è pronta ad accogliere la tecnologia, in tutti gli ambiti, dalla bioedilizia al medicale. Siamo partiti nel settore della prototipazione, ma fare qualcosa di commerciale e commerciabile è quasi impossibile perché ogni pezzo è unico. L’iter certificativo per ottenere un prodotto ‘normato’ necessità di almeno uno, due anni di tempo. Eppure il futuro sarà questo”. Non è un caso, infatti, se oggi Wasp è una realtà aziendale, con una quarantina di dipendenti che esporta il suo sapere in università, enti di ricerca e di formazione di tutto il mondo.

casa tecla

La rivoluzione nascosta della fabbricazione digitale

Sottesa a tanta ricerca e tecnologia, c’è davvero – come fa notare Moretti – “una rivoluzione nascosta” che porta a ripensare il valore dell’oggetto. “Vale di più l’oggetto o l’informazione sull’oggetto? In un mondo dove tutto cambia rapidamente – dice il pioniere della fabbricazione digitale – sta emergendo, come novità, l’informazione che può prendere forma. E le informazioni possono essere scambiate, dove servono e quando servono. E’ una rivoluzione che contaminerà anche l’arte e l’architettura come già dimostra la ricostruzione di alcuni monumenti – penso ai Buddha in Afganistan – che fa acquisire al patrimonio del sapere del passato un altro peso. L’oggetto non vale più per sua forma materiale, ma per il ‘contenuto’ che ha. Siamo alla scomposizione della materia in informazioni e questo è molto entusiasmante e induce a mettere in discussione il valore delle cose. In questa ottica gli studi umanistici e il sapere astratto acquistano sempre più importanza”.

Moretti ceo Wasp

Pronta ad accogliere le sfide della transizione digitale ed ecologica

L’esperienza della Wasp è dunque quella di un’azienda all’avanguardia, pronta ad accogliere le sfide della transizione digitale ed ecologica che compaiono anche tra le mission del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), il documento con cui l’Italia ha spiegato come intende spendere i finanziamenti europei del Recovery Fund, il principale strumento comunitario per la ripresa economica dalla pandemia da coronavirus. “Se arriverà qualche aiuto dal PNRR – conclude Moretti – non diremo di no, ma in ogni caso continueremo a investire sull’innovazione che ci ha portato a essere incisivi nel mondo aprendo, a livello tecnico, visioni nuove e a competere con colossi internazionali, senza avere mai ricevuto finanziamenti. Siamo ottimisti perché in questi ultimi due anni, anche se non abbiamo potuto promuovere i nostri prodotti, abbiamo continuato a lavorare per migliorare e potenziare i nostri servizi. Non seguiamo il mercato, ma la ricerca e la facciamo conoscere. Sappiamo di avere ancora molto da offrire“.

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