Gli agricoltori romagnoli scommettono sulla Paulownia

E’ partita la ricerca “sull’albero della principessa” grazie all’associazione “Paulownia – Crescere in rete”, 35 aziende agricole con circa 50mila piante in 80 ettari di terreno

di Maria Neri

I pionieri della paulownia, una pianta di origine asiatica conosciuta anche come “albero della principessa”, stanno raccogliendo i primi risultati. I coltivatori dopo avere fondato, a inizio 2019, “Paulownia – Crescere in rete” per scambiarsi informazioni e contenere i costi, hanno promosso un progetto finalizzato a migliorare le tecniche di coltivazione della paulownia per incrementare la redditività nel settore della forestazione e la sostenibilità ambientale. L’associazione è capitanata dal forlivese Tiziano Alessandrini – ex direttore della Cna di Forlì, e presidente della Camera di commercio, con un passato in politica (è stato consigliere regionale del Pd), ora votato all’agricoltura nell’impresa a Fratta Terme di Bertinoro – e conta 35 aziende agricole con circa 50mila piante in 80 ettari di terreno, spalmati nelle campagne romagnole; numeri che non esauriscono la coltivazione di paulownia in Italia, diffusa anche nel bolognese, in Umbria e Toscana. 

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La sostenibilità ambientale e l’incremento della redditività nel settore della forestazione al centro del progetto finanziato dal PSR 

L’iniziativa, ideata dall’associazione, ha preso vita sotto il coordinamento della Claff Ambiente di Galeata in partnership con la facoltà di Agraria dell’Università di Firenze, il Cnr Ivalsa (Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree), il più grande centro di ricerca italiano nel settore foresta-legno, e Demetra Formazione e ha ottenuto un finanziamento di 190mila euro grazie al Programma di sviluppo rurale (PSR), risultando tra i vincitori di un bando della Regione Emilia-Romagna. 

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Tiziano Alessandrini, presidente di Paulownia, Crescere in rete

L’obiettivo della ricerca – spiega Tiziano Alessandrini, presidente di ‘Paulownia Crescere in rete –  è di offrire una risposta concreta al problema del cambiamento climatico e della diminuzione della redditività dei sistemi agricolo-forestali attraverso lo sviluppo di una filiera innovativa nel settore forestale della Paulownia. In grado quindi di favorire il sequestro e la conservazione del carbonio attraverso una valida alternativa agli attuali sistemi forestali”.

Università di Firenze e Cnr-Ivalsa studieranno le caratteristiche del legno della paulownia per l’impiego nei settori dell’arredamento, dell’edilizia e realizzare manufatti biosostenibili

La ricerca sta entrando nel vivo dopo il mancato avvio nella scorsa primavera a causa del lockdown per l’emergenza coronavirus. In particolare, sarà l’Università di Firenze in collaborazione con il Cnr Ivalsa a promuovere una serie di attività per migliorare le tecniche di coltivazione di questa pianta, sondarne le caratteristiche e la durabilità a seconda dei diversi utilizzi. “Finora noi coltivatori – commenta Alessandrini – siamo stati autodidatti. Con questo progetto e la produzione di prototipi, che coinvolgerà anche le imprese, saranno verificate scientificamente, nei laboratori del Cnr, le caratteristiche fisico-meccanico del legno, nelle varie condizioni”.

Grazie alle verifiche scientifiche, prosegue Alessandrini “Si studierà se con gli scarti degli alberi è possibile produrre una pasta per realizzare oggettistica e contenitori per prodotti alimentari e superare quelli di plastica, così contribuendo alla sostenibilità ambientale. In questa direzione va anche lo studio dell’impiego del legno in bioedilizia per ridurre l’inquinamento, ad esempio, attraverso pannelli di compensato, con una durata pluridecennale, per coibentare i muri della case. La paulownia, con grandissime foglie, – osserva Alessandrini – è capace di assorbire infatti più del doppio del biossido di carbonio rispetto agli altri alberi e dunque è già un ottimo alleato per un’aria più pulita. Infine, puntiamo sulla tracciabilità per conoscere la provenienza del legno con cui sono verranno realizzati i manufatti. I risultati della ricerca saranno divulgati dal centro di formazione”.

Gli imprenditori agricoli si stanno battendo perché la paulownia sia riconosciuta dall’Unione Europa per potere accedere ai fondi

Intanto la rete, con sede legale presso la Sedi di Forlì, specializzata in servizi e consulenze per l’agricoltura, ha già raggiunto i primi obiettivi, a partire dall’abbassamento del prezzo delle piantine di paulownia, un clone messo a punto dagli enti di ricerca adatto ai climi temperati come il nostro, che costavano fino a nove euro e ora si trovano sul mercato a un euro. “Al momento – precisa Alessandrini – conosciamo i costi di coltivazione per ettaro, ma non ancora l’effettivo rendimento economico anche perché il primo taglio degli alberi di paulownia, seppure siano piante a crescita rapida che possono superare un’altezza di quindici metri in cinque anni, avverrà a fine 2021 e resta tutta da realizzare la promozione commerciale del legno. Per questo non chiediamo agli agricoltori di sostituire le coltivazioni attuali con la paulownia, ma di integrarle”.

Anche la Paulownia nei Piani di sviluppo rurale futuri?

Come rappresentanti dei produttori nei confronti delle istituzioni – continua il presidente – stiamo lavorando molto perché questa pianta, non autoctona, sia inserita dall’Unione Europea, così come avvenuto in passato per il kiwi, nei Piani di Sviluppo rurale per consentire l’accesso ai fondi anche ai produttori. Per questo, nella scorsa legislatura, il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una risoluzione e ora ci aspettiamo che la Regione agisca con coerenza perché avvenga”. La Regione ha già inserito a suo tempo nel Piano forestale regionale 2014-20 la ricerca tecnico-scientifica e la sperimentazione sulla Paulownia.

I produttori puntano a tutta la filiera del legno

Il legno, molto richiesto nel settore mobili e nel settore nautico o per l’assenza di nodi

Tra gli obiettivi dei produttori c’è la commercializzazione del legno di paulownia nei tre settori dell’arredamento, della nautica e della cantieristica. “Come imprenditori agricoli – spiega Alessandrini – vorremmo arrivare alla produzione di semilavorati trasformando il tronco in assi per la vendita del ‘segato’ alle falegnamerie e agli arredatori locali, ma è un percorso molto impegnativo. Anche la vendita del materiale di scarto, perché le ramaglie costituiscono oltre il 50%, sarà poi un’altra possibile fonte di reddito”. 

Il primo taglio della paulownia made in Romagna avverrà alla fine del 2021 e la ricerca avviata dai centri di ricerca potrà dare risposte per i diversi utilizzi di questo legno pregiato,  chiaro e senza nodi, di cui l’Italia oggi è un importante importatore, e le potenzialità legate a questa coltura.

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