Inserimento lavorativo: la Legge Regionale 17 “rinasce”

Con la convenzione-quadro approvata, nuova linfa per la legge regionale 17 su inserimento lavorativo 

di Riccardo Belotti

Il lavoro, per la persona disabile, spesso crea la condizione utile per uscire dalla marginalità, perché significa poter contare su un reddito che permette di superare la soglia della sopravvivenza, emancipandosi dalla beneficenza pubblica e privata o da lavori precari.

In Italia dal 1999 esiste la legge 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” che ha come obiettivo l’inserimento e l’integrazione lavorativa delle persone disabili per garantire anche a loro il diritto al lavoro. Ai sensi di questa legge, i datori di lavoro sono tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori disabili in una quota pari al 7 per cento degli occupati, se occupano più di 50 dipendenti; due lavoratori, se occupano da 36 a 50 dipendenti; un lavoratore, se occupano da 15 a 35 dipendenti.

Legge regionale 17 del 2005: una spinta in più per l’inserimento lavorativo

puzzle e mani per dare una idea di inserimento

Nel 2005, per dare ulteriore supporto a questa normativa, fu approvata in EmiliaRomagna la legge regionale n.17 con l’obiettivo di favorire l’inserimento di personale svantaggiato da parte delle imprese che talvolta, invece di assumere persone diversamente abili, preferivano pagare una sanzione. Grazie alla LR 17/2005, infatti, l’impresa può ottemperare all’obbligo imposto dalla Legge 68 non assumendo direttamente personale svantaggiato, ma stipulando convenzioni e affidando servizi a cooperative sociali di tipo B che si occupano dell’inserimento della persona disabile nel proprio organico. Questo meccanismo ha funzionato in maniera molto positiva sino all’agosto del 2016 quando le competenze dei Centri per l’impiego, votate a stipulare le convenzioni tra cooperative sociali di tipo B e le imprese che avevano l’obbligo di inserire in organico del personale svantaggiato, sono state assorbite dall’Agenzia Emilia-Romagna Lavoro.

Al lavoro per la convenzione-quadro regionale

Si sono dovute infatti armonizzare le singole Convenzioni provinciali e creare una convenzione-quadro valida per tutta la regione. Questo lavoro ha determinato uno stallo fino al termine del 2017 e ha significato, nel concreto, l’impossibilità di attivare nuove convenzioni che garantissero inserimenti lavorativi, e ha reso incerto il panorama normativo all’interno del quale le stesse convenzioni in essere, invece, si stavano ancora muovendo, senza la possibilità di poter essere rinnovate. Finalmente, a dicembre 2017, la Convenzione-quadro è stata approvata in Regione e le differenze rilevate un tempo a livello provinciale sono state eliminate. Ad accompagnare e stimolare la Regione Emilia-Romagna in questo processo di creazione di una convenzione-quadro sono stati, fra gli altri, le centrali cooperative Confcooperative e Legacoop e anche il CSR – Consorzio Sociale Romagnolo, che associa oltre 45 cooperative sociali di tipo B operative nell’Area Vasta della Romagna e nelle Marche.

CSR e il primato del territorio di Rimini

Un Consorzio che ha sempre creduto in questo strumento legislativo, promuovendolo presso centrali cooperative, associazioni di categoria, imprese e stipulando, per conto delle proprie cooperative, oltre 40 convenzioni con diverse aziende che impiegano più di 50 lavoratori disabili: grazie al lavoro svolto dal CSR, infatti, il territorio di Rimini è uno dei più virtuosi a livello regionale, vantando percentualmente il maggior numero di convenzioni in Emilia-Romagna.

È ancora presto per fare un bilancio di cosa sia successo finora nel 2018 – spiega Gilberto Vittori, presidente CSR – e occorrerà attendere, dati alla mano, la fine dell’anno. Quello che è certo è che sono stati creati nuovi posti di lavoro per persone disabili, assunti con un contratto di lavoro. Inoltre, ora le cooperative sociali di tipo B potranno crescere e più imprese potranno ottemperare alla Legge 68. Anche a livello nazionale.

A questo proposito infatti, una buona notizia è giunta nel frattempo dalle Marche dove la Regione si è dotata di uno strumento simile: uno scenario importante che può aprire alle cooperative sociali di tipo B la possibilità di allacciare rapporti di lavoro su territori più ampi e con un maggior numero di imprese.