La ceramica perde smalto per la frenata del commercio mondiale

piastrelle provvisoria

La frenata del commercio internazionale rallenta la corsa delle ceramica

di Giorgio Costa

Luci, ma anche qualche ombra per il settore della ceramica. Il preconsuntivo 2018 elaborato da Prometeia sui dati di settore – presentati nella sede di Confindustria ceramica a Sassuolo – evidenzia per l’industria italiana delle piastrelle di volumi di produzione e vendite intorno ai 410 milioni di metri quadrati, frutto di esportazioni per 328 milioni di metri quadrati e di vendite sul mercato domestico per 82 milioni di metri quadrati.  La flessione, limitata ad alcuni punti percentuali, riguarda diversi mercati ed aree di destinazione. Così, con l’obiettivo di evitare un eccessivo stoccaggio di prodotto finito, il tradizionale periodo di fermo produttivo, in occasione delle vacanze di fine anno, verrà  allungato di un paio di settimane.

Ceramica subisce la frenata del commercio internazionale

Giovanni Savorani “Il commercio internazionale di tutti i settori risente delle crescenti tensioni commerciali a livello mondiale, ed in particolare tra Stati Uniti e Cina, che generano incertezza presso consumatore ed operatori professionali – ha spiegato Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica – e recenti analisi dimostrano che i Paesi che soffrono maggiormente di questa situazione sono i forti esportatori e quelli dall’elevato debito pubblico, condizioni entrambe che interessano l’Italia. A questo si aggiunge il fatto che diversi Paesi concorrenti possono contare su un costo del lavoro e dell’energia particolarmente ridotto, rispetto a quello italiano, e con un sistema di infrastrutture nettamente migliore rispetto al nostro. E’ importante che, in tal senso, si proceda nella realizzazione di tutte le infrastrutture al servizio dei distretti emiliano-romagnoli della ceramica, per recuperare competitività”.

Ceramica, punto di forza dell’economia regionale

La ceramica resta un caposaldo dell’economia regionale e grazie a forti investimenti e continua innovazione è tornata ai livelli pre crisi. Con le strutture di medio grandi dimensioni che reggono molto meglio il mercato di quelle minori. A inizio 2018 erano 222 le industrie italiane di piastrelle di ceramica, ceramica sanitaria, stoviglie e materiali refrattari attive con 25.146 addetti (381 unità in più rispetto al 2016) e un fatturato di oltre 6,3 miliardi di euro complessivi. E resta a Bologna il centro mondiale del mercato se si considera il successo costante di Cersaie che nei cinque giorni della manifestazione del 2018 ha fatto registrare oltre 112mila ingressi (+0,4% rispetto al 2017) con più visitatori internazionali (+1,6%) che hanno raggiunto 54.025 presenze, mentre quelli dall’Italia sono stati 58.079, con una lieve flessione sullo scorso anno (-0,6%) ed una quota sul totale pari al 51,8%.  

La produzione aumenta, ma è al 50% del pre crisi

Per quel che riguarda le piastrelle –  il cui cuore produttivo restano le province di Modena e Reggio cui si aggiungono Bologna con Imola e Ravenna con Faenza – sono 145 le aziende presenti sul suolo italiano, dove sono occupati 19.515 addetti (+2,9%, inversione di tendenza dal 2006), che nel corso del 2017 hanno prodotto 422 milioni di metri quadrati (+1,6%), tali da consentire vendite per 421,9 milioni di metri quadrati (+1,8%). Le vendite in Italia si posizionano a 83,7 milioni di metri quadrati (+1,1%), volumi che però rappresentano meno della metà del mercato interno pre crisi. In aumento i volumi esportati, ora pari a 338,2 milioni di metri quadrati (+1,9%). Il fatturato totale delle aziende ceramiche che producono in Italia raggiunge così i 5,5 miliardi di euro (+2,4%), derivante per 4,7 miliardi dalle esportazioni (+2,5%) – quota dell’85 % sul fatturato – e da 842 milioni di euro in Italia. Un risultato ottenuto grazie al fatto che per il quarto anno consecutivo gli investimenti sono in crescita: nel 2017 hanno raggiunto i 514,9 milioni di euro (+28,6% sul 2016; 1,8 miliardi nel quinquennio), con una quota sul fatturato annuo pari al 9,3%, ai vertici dei settori manifatturieri nazionali. Tra le ragioni, le opportunità date dalle misure di Industria 4.0, colte appieno dalle aziende del settore, il recupero di competitività attraverso tecnologie più evolute, l’ammodernamento degli stabilimenti e delle linee produttive, e la conseguente fiducia sulle prospettive del settore. Si sviluppa anche l’internazionalizzazione produttiva. Infatti, sono 15 le società di diritto estero, controllate da 8 gruppi ceramici italiani, che nel 2017 hanno occupato 3.138 addetti in fabbriche estere che hanno prodotto 87 milioni di metri quadrati di piastrelle (+0,8%).

Il rallentamento delle macchine

Infine, il comparto delle macchine per la ceramica. Dopo cinque anni consecutivi di crescita (caso unico nella sua storia), il settore dei costruttori italiani di macchine e attrezzature per ceramica rallenta il passo. E secondo i dati pre-consuntivi elaborati dal Centro Studi Acimac e resi noti nei giorni scorsi, il 2018 dovrebbe chiudersi con il fatturato di settore pari a 2,076 miliardi di euro. La contrazione maggiore è stata registrata nelle esportazioni che si assestano a 1,493 miliardi di euro (-9,8%). Migliore l’andamento del mercato italiano che si assesta sui livelli dello scorso anno a 583 milioni, grazie agli ultimi mesi di incentivi fiscali del piano Industria 4.0.

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