Top Automazioni, l’innovazione che vince parla italiano

sede top automazioni

L’azienda riminese Top Automazioni è leader nel settore caricatori automatici per torni. Premiata qualche anno fa da Unioncamere italiana come “ditta più innovativa d’Italia”. Nuova sede a Poggio Torriana

di Riccardo Belotti

Nessuno pensava che si potesse realizzare un caricatore automatico in grado di annullare tutti i tempi di piazzamento, finché nel 2001 non abbiamo progettato XFILES’. Questa frase, che campeggia nelle pagine del sito dell’azienda Top Automazioni, racconta perfettamente lo spirito di un imprenditore capace di guardare al futuro e di raccogliere le sfide della tecnologia e del mercato. Da torneria a gestione familiare negli anni ‘70 a “ditta più innovativa d’Italia”, premiata da Unioncamere tra 100mila imprese nel 2005, fino alla recente inaugurazione della nuova sede di Poggio Torriana (94 dipendenti, 15mila mq di superficie) alla presenza del Governatore della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e all’economista Alan Friedman, cinquant’anni sono quasi volati, come racconta il presidente Bruno Bargellini, fondatore dell’impresa oggi leader in Italia e ed Europa nella produzione di caricatori a barre adatti a ogni modello di tornio.

Giugno 2018: una nuova sede per Top Automazioni

bruno bargellini Presidente Bargellini, partiamo dalla fine: l’inaugurazione nel giugno 2018 del nuovo stabilimento a Poggio Torriana.

Sono state due giornate intense: la prima per mostrare i macchinari nuovi, oltre che la struttura; la seconda invece è stata dedicata ad un convegno al quale hanno partecipato il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi, che allora rivestiva anche il ruolo di presidente della Provincia, il sindaco di Poggio Torriana Daniele Amati, don Maurizio Fabbri, Vicario della Diocesi di Rimini, l’economista Alan Friedmann e Carlo Romeo, giornalista direttore di San Marino RTV, nelle vesti di moderatore.

inaugurazione sede Le parole che mi sono piaciute di più sono state proprio quelle di Friedmann: ha detto che – cito a memoria – “Gli imprenditori italiani vanno a fare a pugni sul ring con una mano legata dietro la schiena”. È un paragone molto calzante. Noi come imprenditori lottiamo sul mercato con una mano sola.

Le imprese italiane ‘sul ring’ con una mano legata dietro la schiena

Cosa lega ‘la mano dietro la schiena’ agli imprenditori italiani?

Le tasse, i vari balzelli, la burocrazia – ma voglio sottolineare che il Comune di Poggio Torriana ci ha aiutato moltissimo nell’operazione legata alla nuova sede. Un impiegato in azienda è ormai obbligato a curare esclusivamente, ogni giorno, la burocrazia e tutti gli adempimenti del caso. Produciamo un fiume di carta e questo dispendio di tempo ed energie non viene remunerato.

Cosa ne pensa degli stipendi dei dipendenti italiani?

A noi costano tanti soldi, ma loro prendono poco a causa di una pressione fiscale quasi vergognosa. Le faccio un esempio: in Germania un dipendente costa all’azienda 3200 Euro al mese, ma il tedesco si porta a casa quasi 2000 Euro in busta paga. In Italia il dipendente ci costa uguale, ma lui si mette in tasca ‘solo’ 1300-1400 Euro. Pagano e paghiamo molte tasse, e nessuna a vantaggio.

Qual è il ruolo della politica, o le sue responsabilità?

 La politica ci aiuta, senz’altro, ma il Governo ha tagliato i fondi all’impresa. Così è difficile che l’Italia possa crescere. Se le aziende vanno via, i politici si dovrebbero chiedere come mai. Nessuno fa qualcosa per fermare questa emorragia. In media riceviamo dai 20 ai 30 curriculum tutti i giorni: la gente chiede lavoro. Vuol dire che c’è una disoccupazione esagerata, ma operai qualificati non si trovano. Le scuole non sono adeguate a preparare i ragazzi per il lavoro e gli imprenditori sono lasciati soli. Di problemi, insomma, ce ne sono molti, e in vari ambiti.

Top Automazioni: l’innovazione che ha fatto storia

Negli anni ‘70 quando ha iniziato il mercato era diverso, la situazione economica italiana era differente: cosa ricorda?

lavoratore Top AutomazioniLavoravo per un’azienda metalmeccanica del territorio e facevo il tornitore. Mi sono messo in proprio e ho aperto una torneria. Avevo fatto delle cambiali per acquistare il primo tornio, ma la ditta che mi doveva fornire il caricatore era in ritardo e ci sarebbero voluti mesi per averlo. Ho deciso di costruirlo con le mie mani: l’ho fatto da solo, in casa, pezzo per pezzo. La sera tornavo dal lavoro e mi mettevo all’opera, senza nessun tecnico, nessun ingegnere. Dopo averlo montato ho visto che andava bene e mi si è come accesa dentro una lampadina. Da lì siamo partiti e nel 2000 ho creato la Top Automazioni.

Qual era l’innovazione fondamentale che aveva messo in campo?

Il sistema da noi usato aveva un modo totalmente nuovo e innovativo di concepire il lavoro del caricatore: consisteva nel regolare automaticamente il caricatore da PLC annullando i tempi di piazzamento. Nessuno credeva che fosse possibile realizzarlo. Io l’ho fatto e ho depositato il brevetto, che è stato di mia proprietà esclusiva per oltre venti anni. Siamo stati i primi e gli unici per due decadi, adesso siamo ancora primi per innovazione.

Il mercato era pronto per questa novità?

All’inizio è stato difficile fare capire ai miei clienti l’importanza di questa innovazione. Lo abbiamo testato necessariamente su di noi, perché i ritmi di lavoro acceleravano sempre di più e le aziende con cui lavoravamo avevano bisogno di tempi di consegna più rapidi. Le commesse diventavano importanti: i carichi di lavoro erano sempre più pesanti, e alla meccanica di precisione veniva richiesta maggior rapidità e perfezione nel lavoro. Per questo, a un certo punto ci siamo trovati a pensare ad una soluzione che accelerasse i tempi di consegna, ma che allo stesso tempo potesse rendere i carichi di lavoro meno pesanti e garantire comunque un’eccellenza nel servizio. Come è stato decisivo per noi, poi lo è stato poi per i nostri clienti.

Top Automazioni: una questione di famiglia

Premiazione Unioncamere italiana per la Giornata Economia di Top Automazioni nel 2005 come ditta più innovativa

Oggi la Sua è un’azienda familiare: quanti membri della famiglia sono impegnati?

Mia moglie gestisce l’ufficio acquisti; il primogenito, diplomato ragioniere, è responsabile commerciale per l’Italia e per l’estero; il secondogenito è perito meccanico e gestisce la produzione. I figli, insomma, come si dice, ‘mi sono venuti bene’.

Come è mutato il modo di lavorare in quasi 50 anni di attività?

Oggi il tornio non è più quello di una volta. Basta aprire il cofano di un’autovettura: il 50-60% dei pezzi è fatto al tornio. Ancora: le penne biro hanno sfere fatte con il tornio. Le viti dei dentisti sono fatte coi torni, idem quelle per le stanghette degli occhiali; un rubinetto è fatto al 50% coi pezzi realizzati al tornio. Questa modalità di lavorazione sta crescendo in maniera esponenziale. Per l’inaugurazione della nuova sede ho anche fatto realizzare un orologio costruito al 90% con i caricatori della Top Automazioni.

I ritmi di lavoro sono cambiati?

Un tempo lavoravamo per conto terzi: in azienda avevamo i nostri torni automatici e i nostri operai impegnati tutto il giorno alle macchine. Oggi i miei operai lavorano 8 ore al giorno: il tornio invece 24, perché il caricatore continua a lavorare tutta la notte. Un bravo dipendente oggi è in grado di controllare anche tre o quattro torni. Una volta, invece, soltanto uno, ed era molto faticoso. Oggi potremmo dire che il nostro operaio non si “sporca” nemmeno le mani.

Oltre alla continua innovazione, qual è secondo lei il plus di Top Automazioni?

 Oltre al costo di acquisto della macchina, in genere le aziende devono sostenere costi aggiuntivi per comprare altri pezzi, i ricambi, come per esempio il cambio delle guide e delle boccole per modificare il passaggio delle barre. Noi invece diamo tutti gli optional all’interno e non ci sono spese aggiuntive di attrezzature accessorie. Questo garantisce al cliente un vantaggio tecnologico ed economico con tempi di piazzamento pari a zero e costi per ricambi e attrezzature pari a zero.

Fatturato: il 40% realizzato all’estero

Cosa ne pensa dell’amministrazione Trump e dei dazi: cosa cambierà per la sua impresa (se qualcosa cambierà)?

I dazi che  il presidente degli Stati Uniti ha “promesso” sono sulle materie prime, per cui non dovrebbe toccare direttamente il nostro lavoro. Occorrerà qualche anno per capire cosa succederà in Europa e in America con queste misure commerciali restrittive.

A proposito di mercato estero, come è posizionata la Sua impresa?

Dal 2003 a oggi rivendiamo i nostri prodotti fuori dall’Italia e facciamo assistenza in più di 20 Paesi in tutto il mondo. Oggi il 40% del nostro fatturato lo realizziamo all’estero. Possiamo però esportare solo in Paesi ricchi, perché l’automazione che facciamo noi viene utilizzata solo in Paesi altamente sviluppati come Russia, Usa e gli stati del nord dell’Europa.

I competitor, intanto, non saranno rimasti a guardare. Chi sono?

No, non sono rimasti a guardare. Oggi l’America è invasa dai prodotti della meccanica cinesi che costano mediamente la metà dei prodotti fatti in Europa. Il materiale non ha più valore, ma direi nemmeno qualità. Basta guardare quanto dura e con che materiale è fatto. Non possono competere con le esigenze degli stati europei perché non hanno le nostre regole. Da noi il welfare lavorativo ha valore, in Cina non esiste. In Italia e in Europa tutto viene studiato e sviluppato; dalla Cina invece vengono e copiano; oppure comprano le aziende. Oggi qualcuno cerca di imitarci, ma noi siamo sempre un passo avanti, grazie alla nostra storia, all’esperienza e alla fiducia della nostra clientela.

L’orgoglio e l’entusiasmo dei giovani

Il convegno in occasione dell’inaugurazione nuova sede di Top Automazioni

Come fa a motivare il suo staff in questa ‘corsa’ che è diventato il fare impresa oggi?

Punto sull’orgoglio e sull’entusiasmo dei miei giovani. A volte capita che i tecnici si avviliscano perché, sul momento, non riescono a trovare soluzioni o scoprono di dover ricominciare da capo. In queste occasioni dico loro che dobbiamo andare avanti e fare impossibile per accontentare il cliente.

Ha mai pensato di trasferire la Sua azienda all’estero? In molti lo hanno già fatto e con profitto.

Molte imprese hanno scelto di delocalizzare per tagliare i costi della forza lavoro, diminuire la pressione fiscale. Io invece ha scelto di restare in Italia e di puntare sul know how del nostro Paese. Investire in una nuova sede è stata, in quest’ottica, una scelta coerente. E forse controcorrente. Ma noi siamo italiani: lavoriamo e produciamo tutto in Italia; sulle mie macchine monto solo pezzi fatti in Italia o in Europa e tutta la meccanica viene fatta dentro la Top Automazioni.

Primi in Italia, primi in Europa. Un sogno che diventa realtà?

Piuttosto un motivo di grande orgoglio. Top Automazioni è prima in Italia per tante cose: innovazione, numeri di caricatori venduti; ora sto attendendo una risposta per capire se siamo i primi anche in Europa. Io credo di sì.