La ceramica italiana cerca nuove vie per battere la crisi

ceramica GIGACER

Produzione  scesa a 330 milioni di metri quadrati e vendite in flessione (-4% in media ma -12% sul mercato italiano) per la ceramica italiana che archivia un 2020 di rallentamento ma con un secondo semestre che recupera le perdite del primo lockdown nazionale

di Giorgio Costa

Confindustria ceramica fa i conti del 2020 chiuso con alcune ombre che si allungano sul distretto produttivo collocato lungo la via Emilia e in particolare tra Modena e Reggio.

Dopo un primo semestre in cui le vendite sul mercato italiano flettevano in modo considerevole e le esportazioni registravano una diminuzione nell’ordine di 20 punti percentuali, si è avviato un percorso di progressiva ripresa dell’attività, che ha consentito di chiudere l’anno con un calo più contenuto nei volumi di vendita complessivi. Sono queste alcuni dei dati emersi dal preconsuntivo 2020 elaborato da Prometeia che evidenzia per l’industria italiana delle piastrelle di ceramica volumi di produzione intorno ai 330 milioni di metri quadrati, in significativo calo rispetto al 2019. Meno marcata la flessione delle vendite, stimate a 391 milioni di metri quadrati (-4% rispetto al 2019), derivanti da esportazioni nell’ordine di 317 milioni di metri quadrati (-2%) e vendite sul mercato domestico per 73 milioni di metri quadrati (-12%).

Ceramica italiana: l’export

Tra i mercati di riferimento, sono sostanzialmente stabili le esportazioni in Europa – che coprono oltre i 2/3 delle esportazioni – a fronte di vendite extra comunitarie che, invece, presentano flessioni più marcate. La congiuntura, infatti, è stata diversa da continente a continente e così se le vendite in Europa Occidentale sono stimate da Prometeia in crescita del +2,2% – grazie a risultati positivi nei mercati di lingua tedesca – e ad una sostanziale stasi (-1,7%) in Nord America, negativo è stato l’anno per Golfo, Nord Africa e Far East, dove la flessione è stata nell’ordine del 10-12% e ancor di più in America Latina (-30%).

Nell’anno che ha visto la pandemia condizionare la nostra vita e le nostre attività – ha sottolineato Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica – possiamo dire che questo 2020 si è chiuso in flessione, ma tutto sommato, meno peggio di quanto ci si potesse aspettare”.

Un importante momento è stato il rinnovo del CCNL lo scorso 26 novembre che rappresenta un significativo investimento sullo strumento contrattuale.

Punti da affrontare: le emissioni 

In prospettiva, ci sono alcuni nodi che possono condizionare in modo pesante la competitività delle imprese del settore ceramico. Il primo riguarda il sistema degli ETS dell’Unione Europea, il sistema di scambio di quote di emissioni dell’Unione europea, che pur mirando a un obiettivo climatico pienamente condivisibile, penalizza in modo incoerente un settore, come quello della ceramica italiana, che ha investito importanti risorse ed è all’avanguardia nella tecnologia esistente. Un problema importante, stante l’elevatissima esposizione al commercio internazionale delle aziende del settore che rischia di avvantaggiare, in modo irreversibile, i nostri concorrenti.

Il nodo infrastrutture 

Un altro tema importante in fatto di competitività è rappresentato dalle infrastrutture. Infatti, nonostante ci siano delibere approvate, finanziamenti disponibili e progetti esecutivi, i lavori per la Bretella Campogalliano-Sassuolo e per le oltre opere di viabilità ordinaria non partono. A questo si aggiunga che resta sulla carta il progetto regionale di collegamento ferroviario tra gli scali di Marzaglia e di Dinazzano per rendere più efficiente l’intero sistema ed aumentare il ricorso al trasporto su rotaia.

Infine, è fondamentale che l’attenzione che gli italiani stanno ponendo agli incentivi del Superbonus 110% si trasformi in  cantieri reali per riqualificare porzioni importanti di città. Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale che la scadenza degli incentivi venga equiparata a quella del Recovery Plan, e slitti cioè al 2026, e soprattutto che le procedure vengano semplificate, per evitare che la loro complessità faccia desistere tanti dal fare i lavori.

Come si sono organizzate le imprese del settore ceramica per gestire l’attività lavorativa in tempo di pandemia?

L’esperienza della Gigacer nelle parole del titolare Giovanni Savorani, confermato nel 2020 alla presidenza di Confindustria Ceramica con il 100 per cento dei voti validi – leggi qui

Guarda la video intervista realizzata da Giovanni Mazzanti 

 

Il Cersaie si ripresenta al mondo

Dopo la pausa obbligata dell’anno passato, nel 2021 il principale evento italiano dedicato alla ceramica e all’arredo di bagni e sanitari nel 2021 si svolgerà nuovamente, sia in presenza nella classica sede dell’area fieristica di Bologna, sia in una versione digitale di tre settimane.

Confindustria Ceramica ha formalizzato le date 2021 del Cersaie, il salone internazionale della ceramica per l’architettura e l’ arredobagno.

È la 38esima in assoluto, in programma dal 27 settembre al 1° ottobre a Bologna Fiere, in un periodo in cui – se i piani per la vaccinazione proseguiranno ai ritmi sperati – l’emergenza sanitaria dovrebbe essere ridotta e soprattutto i viaggi dall’estero dovrebbero tornare praticabili senza troppe complicazioni. Sarà affiancata dalla versione “digital” dal 20 settembre all’ 8 ottobre.

Il Cersaie è uno dei principali riferimenti internazionali del settore, ogni anno radunava in Italia migliaia di operatori di tutti i continenti, e rappresentava un momento importante per i rapporti con l’Asia.

Nel 2020 è stato cancellato anche per la difficoltà nei collegamenti, dopo aver provato ad allestire comunque una versione ridotta ad autunno inoltrato e non a settembre come da copione. Confindustria aveva predisposto un piano organizzativo in grado di rispettare i protocolli di sicurezza, ma in una fase così acuta dell’emergenza la gran parte degli espositori e degli addetti ai lavori stranieri non avrebbe potuto partecipare, fra collegamenti interrotti, quarantene e vincoli assortiti. E si è arrivati quindi alla cancellazione.

Nel 2021, tutto lo schema per permettere l’accesso e la fruizione sicura è stato confermato, e si punta ad operare in un quadro globale decisamente meno complesso.

Le risposte sinora sono buone, a sette mesi dall’avvio già l’ 80% degli spazi espositivi disponibili (calcolati sull’ ultima edizione svoltasi, quella 2019) è stato opzionato dalle varie aziende interessate,

 

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