M&A in Emilia-Romagna: tre deal ogni settimana

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Scorrendo le operazioni annunciate o completate e arrivate al closing si supera la decina di operazioni di M&A in Emilia-Romagna.

di Stefano Catellani

La nuova holding Eccellenze Italiane voluta da Marco Marchi (cofondatore della carpigiana Liu Jo) compra il 15% di Coin e nel giro di pochi giorni anche la Blumarine di Carpi (marchio creato dalla stilista Anna Molinari) e crea un nuovo player di alto profilo nella moda; il gruppo Cremonini rileva la ristorazione Percassi e cresce in Italia con la sua catena Chef Express. In Romagna i fondatori dello storico etichettificio LGL vendono il controllo a Mistral Holding, una società fondata da Vito Giurazza insieme a un gruppo di imprenditori e manager italiani, europei e statunitensi. Sempre in Romagna, Optima (Mec 3) dopo aver rilevato la piemontese Pernigotti Maestri Gelatieri Italiani ha ottenuto la Blend Coberturas in Brasile grazie al nuovo azionista di controllo: il fondo Charterhouse Capital Partners che l’aveva rilevata dal fondatore Giordano Emendatori. A Bologna, Ima e Gima TT si sono fuse in una società, ma rimanendo sotto il controllo della famiglia Vacchi. Sempre nel capoluogo felsineo, il fondo Route Capital Partners ha investito in Susy Mix (fast fashion), la riminese Scrigno (circa 70 milioni di fatturato con controtelai per porte e finestre scorrevoli a scomparsa e porte blindate) dopo la vendita al fondo di private equity Clessidra ha acquisito il CCE (Costruzioni Chiusure Ermetiche srl) e riprende la via della crescita. Il fondo Ambienta di Nino Tronchetti Provera ha ceduto alla statunitense DexKo Global che ha sede a Novi, nel Michigan, il controllo di Safim, società nata a Modena nel 1977, che produce sistemi di frenatura per macchine agricole, movimento terra e logistica.

E’ un lungo elenco che, solo scorrendo le operazioni annunciate oppure completate (arrivate al closing) negli ultimi mesi dell’anno arriva facilmente oltre la decina di M&A. Il trend conferma, in media, tre operazioni di M&A ogni settimana.

Un trend avviato da qualche anno che però registra una vera e propria accelerazione fin dal 2018 ancor più evidente nel 2019 che, lungo la Via Emilia, da Rimini a Piacenza, passa agli archivi per un altissimo numero di fusioni e acquisizioni.

M&A in Emilia-Romagna: inferiore il numero di operazioni all’estero

Poche, purtroppo, le acquisizioni portate a termine da aziende emiliano romagnole all’estero. Molte, ma molte di più, le operazioni di investitori esteri nei distretti industriali regionali.

Tante, davvero tante, le operazioni di acquisizione o vendita messe in campo da aziende italiane in Emilia-Romagna e da imprese emiliano romagnole in altre aree industriali del Paese.

A conti fatti, a fine 2019, si stimano circa 200 operazioni, grandi e piccole, con protagonista, come venditore oppure come acquirente, una società emiliano-romagnola.

Le prime proiezioni sull’intero anno dicono che sono in grande maggioranza le aziende emiliano romagnole che hanno venduto, piuttosto che vestire i panni di compratori.

Giusto per avere un riferimento di raffronto, il 2017, stando ai dati di Ervet e Regione Emilia-Romagna si era concluso con 114 operazioni di vendita e 92 di acquisto. Le fusioni e acquisizioni e altre operazioni di finanza straordinaria completate che hanno avuto come target imprese in Emilia- Romagna, secondo quanto risulta dalla banca dati Zephyr/BureauVanDijk hanno messo in moto un giro d’affari complessivo di circa 5,5 miliardi di euro.

M&A in Emilia-Romagna e in Italia

L’Emilia-Romagna rispetta il trend rilevato a livello nazionale dove nei primi nove mesi 2019 sul mercato italiano si sono registrate circa 740 operazioni di fusione e acquisizione tra imprese (+18,4% rispetto alle 626 del 2018) per un controvalore complessivo pari a 32 miliardi di euro (-15,4% rispetto ai 38 miliardi del 2018). Un mercato in controluce che combina aspetti positivi e negativi e con i due principali indicatori, dei valori e dei volumi di attività, di segno opposto.

Il netto declino del mercato in termini di controvalori, è dovuto principalmente alla riduzione dei Big Deal, causata da elementi di instabilità del quadro geopolitico (in particolare la guerra dei dazi USA-Cina e la mancanza di chiarezza sul tema Brexit) e dai segnali di rallentamento economico, provenienti non solo dall’Italia, ma anche da Paesi storicamente trainanti come la Germania. Bisogna, d’altro canto, rilevare positivamente l’evidente accelerazione nel trend di utilizzo dell’M&A come leva di crescita da parte delle PMI, come evidenziato dal rilevante incremento in termini di numero di operazioni, anche se di valore più contenuto.

Max Fiani

Sottotraccia stiamo assistendo a un interessante fenomeno di consolidamento in parecchi settori del Made in Italy. Si tratta spesso di operazioni di piccola taglia, ma che denotano un atteggiamento imprenditoriale orientato alla crescita – sottolinea Max Fiani, Partner KPMG e coordinatore del Rapporto M&AGli imprenditori italiani si stanno rendendo conto che la dimensione è una variabile strategica per la competitività e che l’M&A accelera i percorsi di crescita e di internazionalizzazione. Si tratta di una buona notizia anche in chiave difensiva, rispetto all’assalto delle multinazionali estere”.

I serial acquirer

Anche in Emilia-Romagna è più che evidente il ruolo dei “serial acquirer”, le società, quotate in Borsa e non, che crescono per linee esterne. Citare la coppia d’assi composta dal gruppo IMA di Bologna che ha finalizzato quattro acquisizioni nel settore dei macchinari per il packaging e dal gruppo Interpump di S.Ilario nel reggiano, è solo il primo dei riferimenti che gli analisti evidenziano.

Comunque sia c’è anche un incremento del 10% nel numero di operazioni finalizzate nel nostro Paese da parte di investitori esteri. Gli investitori più attivi risultano quelli statunitensi (60 operazioni); francesi (42) e britannici (33). Restano indietro i cinesi (6).

Il ruolo dei Private Equity

Ultimo, ma non per importanza l’apporto dei Private Equity che hanno investito oltre 8 miliardi di euro finalizzando 112 operazioni (da 85 dell’anno precedente), di cui 68 riconducibili a operatori italiani. Tra i più attivi, si segnalano Alto Partners, Wise ed Idea Capital, con tre operazioni ciascuno. Le operazioni di maggior rilievo sono state tuttavia quelle condotte da fondi esteri: Ardian ha acquisito da Consilium con un’operazione di secondary buy-out la riminese Celli, società leader nella produzione di impianti e accessori per la spillatura della birra.

M&A In pillole

M&A non è altro che l’abbreviazione di Merger&Acquisition. Significa “fusioni e acquisizioni”, in pratica tutte quelle operazioni di finanza straordinaria che portano alla fusione di due o più società. Merger è la fusione vera e propria e con tale operazione le società partecipanti alla fusione cessano la loro esistenza giuridica per far confluire i loro patrimoni in una nuova società. L’Acquisition è una forma di fusione per incorporazione in cui una società (l’incorporante) mantiene la propria identità giuridica annettendo altre società che cessano di esistere; in questo caso non nasce una nuova società.

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