Settore cooperazione in Emilia-Romagna: è il 30% in Italia

tavolo cooperazione

A Bologna la quinta Conferenza regionale del settore cooperazione: oltre 4.500 imprese, 235 mila addetti e 33,7 miliardi di fatturato in Emilia-Romagna. Un rallentamento con la pandemia anche se il settore del commercio, il 40% del fatturato cooperativo in regione, in quel periodo ha accresciuto il volume d’affari del 6,6%. 

Profonde radici nel territorio, capaci di innovare e creare nuova e buona occupazione. Resilienti nell’affrontare le crisi, portatrici di una visione di lungo periodo che sostiene crescita economica, sviluppo sociale e responsabilità ambientale. Con un fatturato di 33,7 miliardi di euro, con 4.548 imprese cooperative e oltre 235.000 addetti rappresentano il 13,5% dell’occupazione emiliano-romagnola: quasi il 30% del fatturato del settore in Italia è made in Emilia-Romagna.

È la fotografia del settore cooperativo in Emilia-Romagna emersa dal 3° Rapporto biennale sulla Cooperazione 2020-2021, presentato durante la quinta Conferenza regionale, incentrata sul Ruolo della cooperazione nello sviluppo di una società sempre più sostenibile e inclusiva’ che si è svolta a Bologna, nella sede della Regione.

L’appuntamento si inserisce nella celebrazione del 2 luglio, Giornata internazionale della cooperazione, dedicata al contributo che il sistema cooperativo mondiale può dare al raggiungimento, entro il 2030, dei diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dall’Onu per contrastare la povertà, combattere il cambiamento climatico e garantire l’uguaglianza e l’inclusione di tutti. L’iniziativa, istituita nel 1994 dall’Onu in coincidenza dell’International Cooperative Day dell’Alleanza internazionale delle cooperative (International Co-operative Alliance), si celebra dal 1923.

Tematiche si innestano con quelle previste nel Patto per il lavoro e per il clima della Regione che delinea le filiere strategiche per lo sviluppo del territorio nonché le traiettorie di una sostenibilità ambientale e sociale in grado di creare buona occupazione.

colla assessore

La cooperazione– affermano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro, Vincenzo Collarappresenta una componente strategica, storica e identitaria della nostra terra, contribuendo anche alla tutela e al rafforzamento dei diritti dei lavoratori. Con i suoi principi e i suoi di valori etici, rappresenta un partner strategico per rilanciare l’economia e raggiungere l’obiettivo comune di costruire prospettive durevoli per le generazioni future”.

Settore cooperazione in Emilia-Romagna


Guardando ai dati delle imprese e dell’occupazione la cooperazione emiliano-romagnola sembra aver accusato maggiormente il periodo pandemico rispetto al resto della regione. Dal 2019 a inizio 2022 le cooperative sono diminuite del 7,4 per cento, a fronte di una tenuta del tessuto produttivo regionale; nello stesso periodo gli addetti hanno registrato una flessione del 3,1 per cento in contrapposizione alla crescita degli addetti delle imprese con altra forma giuridica. La Regione ha supportato le cooperative con una pluralità di azioni e interventi, tra cui attraverso i ‘Programmi integrati di sviluppo e promozione cooperativa’, realizzati in collaborazione con le associazioni cooperative maggiormente rappresentative. Tra il 2018 e il 2022, le imprese cooperative sono state, inoltre, beneficiarie, escluso il settore agricolo, di contributi per 15,4 milioni di euro a fondo perduto: di queste risorse una parte significativa è relativa a contributi concessi ad alcune grandi cooperative industriali nell’ambito degli interventi per l’insediamento e lo sviluppo delle imprese, la legge n.14/2014 sulla attrattività. Con gli strumenti finanziari per l’accesso al credito, messi a punto o intermediati dalla Regione, sono stati attivati circa 64 milioni di euro di investimento.

pubblico con la trovarelli

Il modello cooperativo– sottolineano Bonaccini e Collacon il suo sistema imprenditoriale virtuoso e sostenibile, può contribuire alla nascita e diffusione delle comunità energetiche rinnovabili e l’autoconsumo su cui questa Regione, prima in Italia, ha da poco legiferato. Inoltre, la logistica cooperativa può contribuire alla transizione sostenibile, in piena sintonia con uno degli obiettivi del PNRR, che riguarda la riduzione delle emissioni connesse all’attività di movimentazione delle merci”. “Sul nostro territorio sono in arrivo risorse mai viste nella storia recente. Non solo quelle del Pnrr per rinnovare e rilanciare il Paese, ma anche quelle ingenti messe a disposizione dal Programma regionale Fesr e Fse+ 2021-2027. Fondi europei, direttamente gestiti dalla Regione, che passano da 1,4 a 2,1 miliardi di euro e offriranno l’opportunità di sviluppare progetti anche da parte della cooperazione, promuovendo- chiudono- ricerca, innovazione e competitività al fine di accrescere l’attrattività e lo sviluppo territoriale”.

Paolo Venturi Aiccon
Paolo Venturi direttore Aiccon

Settore Cooperazione in Emilia-Romagna: i comparti 

Il maggior numero di società è quello della logistica, seguito dal sociale e dalle costruzioni. Il numero delle cooperative cresce solamente in due settori, quello della ristorazione e quello del sociale, due dei comparti che con dinamiche differenti sono stati fortemente coinvolti dall’evoluzione pandemica. Gli addetti nelle cooperative crescono nell’agroalimentare, nell’ICT, nel sociale, nei servizi alle imprese e alle persone. Oltre il 70 per cento degli occupati nel settore del sociale opera in società cooperative, percentuale che supera il 40 per cento nei servizi alle imprese, il 30 per cento nella logistica, il 20 per cento nell’alimentare, il 17 per cento nell’agricoltura, il 13 per cento nell’alloggio e ristorazione. Il settore del commercio vale il 40 per cento del fatturato cooperativo dell’Emilia-Romagna, una quota che ha assunto maggior rilevanza negli anni della pandemia quando il settore ha accresciuto il volume d’affari del 6,6 per cento, a fronte di una sostanziale invarianza di quello totale. In aumento anche l’agroalimentare che vale quasi un quarto del fatturato cooperativo; considerando che il commercio cooperativo è essenzialmente costituito dalla grande distribuzione di prodotti alimentari, ne discende che circa due terzi del volume d’affari della cooperazione emiliano-romagnola è connesso alla filiera agroalimentare.

colla e caselli
Nelle province 

Con riferimento agli addetti, Rimini è la provincia con la minor incidenza sul totale dell’occupazione provinciale, il 6 per cento, Reggio Emilia quella con il valore maggiore, quasi il 19 per cento. Oltre il 16 per cento anche Ravenna, Forlì-Cesena e Bologna. Il numero delle cooperative è in diminuzione in tutte le province, le flessioni più consistenti, oltre il 10 per cento, interessano Modena e Piacenza. Il calo complessivo degli addetti risulta determinato dal calo sostenuto in tre province – Bologna, Piacenza e Rimini – in larga parte attribuibile alla dinamica di poche imprese di dimensioni maggiori. Nelle altre province il numero degli occupati risulta in aumento, in alcuni casi con incrementi superiori a quelli registrati dalle imprese con altra forma giuridica.

Worker Buy Out: 1.200 posti di lavoro salvati. Addetti che ripartono da situazioni di crisi aziendali attraverso la formula cooperativa

Le politiche regionali hanno incentivato all’interno dei tavoli di salvaguardia occupazionale lo sviluppo del Worker Buy Out per valutare la possibilità che le crisi aziendali possano trasformarsi in una opportunità di creazione di nuova impresa salvaguardando così competenze, saperi e posti di lavoro. Questo mettendo a disposizione strumenti per la formazione, la ricerca, l’innovazione e l’internazionalizzazione della neo-azienda. Dal 2007 ad oggi, in Emilia-Romagna, sono 56 le nuove cooperative create, quasi 1.200 posti di lavoro salvati. Più di 10 nuove cooperative all’anno dal 2012. Il meccanismo distribuito su tutto il territorio regionale, (2 a Rimini; 8 a Reggio Emilia; 3 a Ravenna; 1 a Parma; 4 a Modena; 2 a Ferrara; 30 a Forlì-Cesena; 6 a Bologna) e che si indirizza verso tutti diversi settori (il 5%nel settore agricoltura; il 60% nell’industria di cui quasi la metà nell’edilizia; il 35% nel settore dei servizi).

ricci mingani e ascani
Cooperative di comunità 

Le cooperative di comunità di fatto rappresentano una risposta alla collettività per prevenire fenomeni di spopolamento e offrire soluzioni ai bisogni comuni, secondo un modello di innovazione sociale dove i cittadini sono ad un tempo produttori e fruitori di beni e servizi creando in tal modo economie di luogo: forte ancoramento ad un luogo, spillover, attività d’impresa guidata da principi mutualistici. In Emilia-Romagna sono 20 le cooperative di comunità: solo il 15% risiede in area urbana, il 45% in zone peri-urbana ed il 40% nelle aree interne.

La Scuola delle cooperative di comunità 

Nata nel 2014 per volontà di Confcooperative e Legacoop Emilia-Romagna, la scuola offre un percorso formativo rivolto a cittadini, cooperatori, amministratori, ricercatori e a quanti sono impegnati a coinvolgere le comunità per il rilancio di economie locali fragili e per tutelare il patrimonio territoriale, che sia culturale, sociale, economico e ambientale.

Una precedente edizione del Rapporto cooperazione: se ne parla qui

 

 

image_pdf