“L’Emilia-Romagna è la Coop Valley, promuoviamo questo modello”

Francesco Milza presenta

La Coop Valley vista da Francesco Milza, presidente regionale Alleanza Cooperative sul modello Coop Valley

Un terzo del fatturato cooperativo italiano è made in Emilia-Romagna. Siamo la culla della cooperazione, la regione che nella sua pluralità di territori è riuscita a sviluppare al meglio l’impresa cooperativa in svariati settori produttivi, merceologici e dei servizi, favorendo tanto il proliferare di piccola realtà quanto il consolidamento di grandi gruppi e veri e propri colossi. Credo che dopo la Food Valley, la Motor Valley e la Data Valley, sia arrivato il momento di lavorare insieme per promuovere la Coop Valley d’Italia”.

Lo dice in questa intervista a Econerre.it Francesco Milza, presidente di Confcooperative Emilia Romagna, intervenuto di recente alla Conferenza Regionale della Cooperazione in qualità di presidente regionale dell’Alleanza Cooperative Italiane (il coordinamento delle tre centrali Agci, Confcooperative e Legacoop). Nel corso dell’evento tenutosi a Bologna, è stato presentato il 3° Rapporto biennale sulla Cooperazione in Emilia-Romagna (2020-2021). Oltre 150 pagine dalle quali emerge l’importanza di un sistema che conta 4.548 imprese cooperative con oltre 235.000 addetti e un fatturato aggregato di 33,7 miliardi di euro.

francesco milza

Presidente Milza, perché chiedete di promuovere la Coop Valley d’Italia?

“Perché crediamo che l’Emilia-Romagna abbia tutte le carte in regola per accreditarsi come il territorio per eccellenza favorevole allo sviluppo di un modello di impresa sostenibile, capace di tenere insieme risultati economici e inclusione sociale, dove valori quali mutualità, condivisione, solidarietà e democrazia rappresentano un asset strategico per migliaia di cooperative. Qui sono presenti le più importanti cooperative agroalimentari, del consumo e della distribuzione, qui si è sviluppata la cooperazione industriale, qui sono nate le prime cooperative di comunità e sono proliferate le prime esperienze di workers buyout. Dobbiamo andare fieri di questo patrimonio che va salvaguardato, tutelato e tramandato alle giovani generazioni, che manifestano sensibilità sempre più vicine a quelle del mondo cooperativo. D’altronde, è lo stesso Rapporto Biennale a suggerirci questa strada”.

Coop Valley dunque. Cosa intende?

“Quel documento conferma ancora una volta il ruolo centrale della cooperazione in questa regione, dove le cooperative esprimono il 13,5% degli addetti totali, facendo così dell’Emilia-Romagna la prima regione d’Italia a vocazione cooperativa sotto il profilo dell’occupazione. Inoltre, dal Rapporto emerge non solo che il 30% del fatturato cooperativo italiano viene sviluppato dalle imprese emiliano-romagnole, ma anche che il 13% del PIL regionale è di matrice cooperativa”.

Lei ha parlato della necessità di uno “sforzo congiunto di Istituzioni e sistema cooperativo per una grande opera di promozione”. A cosa si riferisce?

“Innanzitutto, alla definizione di una strategia condivisa con la Regione per promuovere il modello cooperativo proponendosi proprio come la Coop Valley d’Italia. Le centrali cooperative fanno già tanto, i loro istituti di formazione pure, così come le singole imprese e le altre realtà che gravitano in questo settore. Dovremmo focalizzare maggiormente il messaggio da trasmettere e coordinare ancora meglio le azioni, potendo contare sul sostegno delle Istituzioni a tutti i livelli”.

Nel suo intervento ha proposto  di candidare Bologna come sede del Centro di competenze europeo riferito all’economia sociale. L’assessore regionale Colla ha aperto alla proposta.

“Sì. Nel dicembre scorso la Commissione UE ha presentato un Piano d’azione per promuovere l’economia sociale che in tutta Europa dà lavoro a 13,6 milioni di persone. Tra i vari interventi previsti a sostegno delle organizzazioni dell’economia sociale, c’è anche l’istituzione del Centro europeo di competenza per l’innovazione sociale, oltre al lancio di prodotti finanziari che nell’ambito del programma InvestEU possano migliorare l’accesso ai finanziamenti. Noi riteniamo che Bologna, capoluogo di una regione culla della cooperazione e punto di riferimento per il Terzo Settore italiano anche grazie a un’Università che per prima ha avviato studi specifici in questa direzione con studiosi come il professor Zamagni, possa ambire a ricoprire un ruolo fondamentale all’interno del Centro europeo di competenza per l’innovazione sociale”.

Quali sono le sfide del futuro per il sistema cooperativo regionale?

“Quelle indicate nel Rapporto Biennale: innovazione e digitalizzazione delle imprese, transizione ecologica ed energetica dei processi produttivi, innovazione sociale e cooperative di comunità, competenze e governance per una rinnovata democrazia economica. Quattro sfide non più rimandabili, quattro direttrici lungo le quali dobbiamo accompagnare le nostre imprese, perché ne va della loro sopravvivenza”.

coop digital

image_pdf