Bolè: la Romagna sfida le bollicine  

bolè bottoglia

Si chiama Bolè il nuovo vino spumantizzato unicamente da uve di trebbiano che ha come obiettivo di affermarsi nel mercato delle bollicine, in crescita costante da molti anni.  Nasce dall’esperienza di due colossi cooperativi del vino di Romagna: Caviro e Terre Cevico

di Tommaso Costa

La Romagna ormai da molti anni ci ha abituato a progetti, sfide ed avventure sorprendenti, per tutto ciò che riguarda il mondo della gastronomia e dell’enologia.

E l’ha fatto ancora una volta presentando un nuovo vino spumantizzato unicamente da uve di trebbiano che ha come obiettivo di affermarsi in un mercato, quello delle bollicine, in crescita costante ormai da molti anni. Si chiama Bolè e nasce dall’esperienza di due colossi cooperativi del vino di Romagna: Caviro che rappresenta 12.800 viticoltori in 7 regioni e con il 10% dell’uva italiana conferita ed è, di fatto, la cantina più grande d’Italia; e Terre Cevico con i suoi 5000 soci viticoltori e 7000 ettari a conduzione diretta.

vendemmia bolè

Con Bolè va veloce la sinergia Caviro e Terre Cevico

Hanno deciso di non farsi una guerra di mercato ma anzi, in una visione di collaborazione che sa di futuro, unire la loro migliore esperienza, la loro migliore qualità e la loro migliore professionalità per creare un nuovo prodotto che fosse buono e che identificasse il territorio di appartenenza. Nasce così il Bolè, prima etichetta di un marchio tutelato (Novebolle) che da quest’anno sta girando l’Italia e il mondo per farsi conoscere e apprezzare.

novebolle

Le bollicine tutelate che si producono oggi in Romagna si possono creare, seguendo il disciplinare appena approvato, partendo solo da uve di trebbiano (minimo 70%, massimo 90%) e per il restante massimo 30% di altre uve bianche ammesse dalla Romagna Doc più altri vitigni aromatici come Incrocio Manzoni o Famoso.

Il Bolè: le bollicine di Romagna

Il “Romagna Doc Spumante” può essere prodotto sia attraverso la rifermentazione in botti- glia (Metodo Classico), sia attraverso rifermentazione in autoclave (metodo Martinotti – Charmat). I limiti territoriali, come in tutte le Doc sono ben identificati: la spumantizzazione può essere effettuata in Romagna, Emilia o regioni limitrofe (Marche, Toscana, Lombardia, Veneto).

Il Bolè, con le sue bollicine di Romagna, è dunque entrato a gamba tesa in un mercato di non facile approccio. Nel 2018 l’esordio con le prime bottiglie: gli enologi hanno creato una base di trebbiano a quota 95%, con un restante 5% di uva famoso; il metodo di spumantizzazione è il Martinotti con rifermentazione lenta in autoclave a una temperatura tra i 15 e i 17°C per una durata di 30 gg. Il vino che ne esce parla con sincerità del territorio: perfetto come aperitivo e su piatti di mare (adriatico), si beve bene con cibi di carne e con i fritti, compagni ideali delle scampagnate sulle colline romagnole.

I produttori

I soci produttori di questo nuovo progetto sono 98 (su ventimila) e le bottiglie prodotte nel primo anno di vita sono state circa 45 mila. Sono circa 100 mila per il 2019 ed è già pronto anche il progetto per la vinificazione in bianco del Sangiovese da cui nascerà un rosato (con metodo classico).

L’avventura è partita da zero da un team di giovani professionisti tra Faenza e Forlì che è andato a ricercare le radici della spumantizzazione in Romagna. Ha trovato richiami certi negli scritti della Bella Epoque che raccontavano di un vino con molte bollicine, di facile beva, che chiamavano Champagna Romagnola che allietava i palati dei ricchi signori del luogo e che veniva bevuto in tutto il mondo. Da lì in poi il passo è stato breve: il team ha pensato alla comunicazione, al lettering e all’habillage della bottiglia creando un marchio contemporaneo con una forza comunicativa nuova che guarda al passato, ma proiettata verso il futuro. Il Bolè è nato ed ora viaggia tra l’Italia e l’Europa raccontando un po’ di sé e della Romagna attraverso un profumo ed un sapore unico.

www.novebolle.it

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