Rallenta e ora arretra l’export

Nei primi tre mesi del 2020 arretra l’export regionale. Si è invertita la tendenza ora in calo (-2,4 per cento) aggravata dalla pandemia. L’Emilia-Romagna si conferma la seconda per valore delle esportazioni e tiene meglio rispetto alle altre grandi regioni esportatrici del nord. L’andamento settoriale e per mercati è disomogeneo

Tra gennaio e marzo, si è avuta una brusca inversione della forte tendenza positiva delle vendite all’estero dell’Emilia-Romagna, avviata con l’inizio del 2017 e che aveva già subito un rallentamento a fine 2019. Le esportazioni dell’Emilia-Romagna sono risultate pari a poco più 15.643 milioni di euro, che corrispondono al 13,9 per cento dell’export nazionale, ma hanno fatto segnare una flessione del 2,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019 secondo i dati Istat delle esportazioni delle regioni italiane, analizzati da Unioncamere Emilia-Romagna. La riduzione può apparire contenuta se non si tiene conto della forte crescita dell’export regionale nei trimestri successivi del 2019. L’export nazionale ha mostrato una tendenza negativa leggermente più contenuta (-1,9 per cento). Tra le regioni grandi esportatrici del Nord Italia e maggiormente colpite dalla pandemia, l’andamento non è comunque omogeneo. Le esportazioni della Lombardia si sono ridotte del 3,0 per cento, quelle del Veneto del 3,2 per cento, ma quelle del Piemonte hanno perso il 5,8 per cento.

Arretra l’export

Ma l’Emilia-Romagna si dimostra più solida e si conferma la seconda regione italiana per quota delle esportazioni nazionali.

cartina emilia-romagna

I settori 

 Il segno rosso non ha prevalso in tutti i comparti, anzi, alcuni hanno ottenuto incrementi notevoli. Il principale contributo positivo è venuto dall’eccezionale aumento dell’export dell’aggregato delle altre industrie manifatturiere (+40,2 per cento), dovuto a un incremento di quasi 2,5 volte delle esportazioni dell’industria del tabacco, giunta a rappresentare il 2,3 per cento dell’export regionale. Inoltre, le esportazioni dei prodotti farmaceutici sono aumentate del 41,8 per cento e quelle dell’industria alimentare e delle bevande dell’11,3 per cento. Tengono la ceramica e vetro e flettono leggermente le esportazioni della moda, sostenute dall’industria della pelletteria e calzature.

È invece pesante la caduta per l’export di mezzi di trasporto (-9,8 per cento), della metallurgia e dei prodotti in metallo (-9,7 per cento), di macchinari e apparecchiature meccaniche (-9,4 per cento) e delle apparecchiature elettriche, elettroniche, ottiche, medicali e di misura (-8,6 per cento). Questi ultimi due settori avevano già dato chiari segnali di difficoltà in precedenza.

Le destinazioni

L’andamento delle esportazioni regionali ha tratto vantaggio dalla capacità di contenere la flessione sui mercati europei (-2,3 per cento) e di cogliere modesti risultati positivi in Nord America (+1,9 per cento) e in Medio Oriente (+1,4 per cento) e un eccezionale performance in Giappone (+49,6 per cento), grazie all’industria del tabacco.

Sui singoli Paesi si segnalano le flessioni allineate verso l’area dell’euro, in Germania -3,2 per cento, in Francia -2,9 per cento.

Cade pesantemente l’export verso il Regno Unito (-11,5 per cento), ormai al di fuori della Ue. Riprendono invece slancio le vendite verso due Paesi a lungo in difficoltà: Russia e Turchia.

La tendenza è positiva negli Stati Uniti (+1,0 per cento), ma pesante in America centro meridionale (-7,1 per cento). La flessione è contenuta sul complesso dei mercati dell’Asia (-3,0 per cento), ma se si è detto del Giappone, crollano le esportazioni verso la Cina (-26,3 per cento).

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