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L’agricoltura punto di forza dell’economia regionale

agricoltura

Valore della produzione a 4,2 miliardi ed export in salute, con l’agricoltura di precisione le nuove tecnologie al servizio dell’ambiente e delle imprese.

di Giorgio Costa

L’agricoltura resta uno degli assi portanti dell’economia emiliano-romagnola. E lo sarà sempre di più se saprà seguire l’evoluzione tecnologica che prende il nome di agricoltura di precisone in grado di coniugare il saper fare dell’uomo, la potenza dei macchinari e le enormi potenzialità di Internet.

Iniziamo dai numeri dell’agricoltura regionale. Dopo quattro anni di progressiva crescita, il valore della produzione agricola nel 2019 si è fermato a 4,2 miliardi di euro. Hanno inciso le condizioni climatiche anomale e avverse, che hanno caratterizzato il periodo maggio-giugno (gelate tardive), le rilevanti problematiche fitosanitarie che hanno interessato le principali produzioni frutticole (Cimice asiatica) e i cali di prezzo del latte conseguenti agli andamenti delle quotazioni del Parmigiano-Reggiano. Un grosso contributo al sistema agroalimentare arriva dall’export che è cresciuto del 4,7% nel 2019 (contro il +3,7% a livello nazionale portando per la prima volta a un saldo positivo di oltre 200 milioni della bilancia commerciale regionale. È un valore che rappresenta oltre il 10% dell’export complessivo regionale ed è pari al 16% dell’intero export agro-alimentare italiano, confermando il ruolo di traino dell’Emilia-Romagna per l’intero sistema nazionale. I settori che hanno maggiormente contribuito a questo risultato sono stati il lattiero-caseario (+9,5%), i derivati dei cereali (+17,9%), l’ortofrutta (+12%) mentre il settore delle carni e dei salumi ha registrato una leggera contrazione (-0,6%). Nel 2019 l’occupazione ha segnato una crescita di 72mila nuove unità (+3%). Sale anche l’occupazione femminile (30% della forza lavoro) in controtendenza con il dato nazionale. L’Emilia-Romagna si conferma al top dell’agroalimentare italiano di qualità. Lo certifica il Rapporto Ismea-Qualivita 2019 sull’analisi dei valori economici e produttivi delle produzioni agroalimentari e vitivinicole. Lo studio colloca l’Emilia-Romagna al primo posto tra le regioni italiane per impatto economico delle Dop ed Igp nell’ambito del food, con 3.020 milioni di euro, ai quali vanno sommati circa 394 milioni per il comparto del vino. Unendo poi il fatturato di prodotti alimentari e vino la regione è seconda per valore delle produzioni subito dopo il Veneto.

Paesi di destinazione e province di partenza

La Germania si conferma il principale mercato di esportazione per le nostre eccellenze agroalimentari, con una quota del 17,37%, seguita da Francia (14,11%), Stati Uniti (8,04), Regno Unito (7,38) Nell’insieme i 28 Paesi aderenti all’Unione europea hanno assorbito nel 2019 circa l’80% dell’export regionale. 
La provincia dell’Emilia-Romagna che svetta su tutte le altre per vocazione all’export è sempre Parma, per un controvalore di 1,79 miliardi di euro, seguita da Modena (1,33 miliardi), Ravenna (783 milioni), Reggio Emilia (637 milioni), Bologna (circa 628), Forlì-Cesena (592), Piacenza (437), Ferrara (398) e Rimini (236 milioni).       

Agricoltura biologica: oltre 6.400 imprese

Emilia-Romagna sempre più bio. Sono oltre 6.400 le imprese biologiche di produzione e di trasformazione certificate da Piacenza a Rimini, di queste 5.150 sono imprese agricole e dall’inizio della programmazione Psr 2014-20 sono cresciute del 71%. Numeri che fanno dell’Emilia-Romagna la prima regione in Italia per le imprese di trasformazione e commercializzazione/importazione di prodotti biologici (1.270 nel 2019) e per impiego di prodotti biologici nelle mense regionali, in particolare in quelle scolastiche. Complessivamente sono 172 mila ettari gli ettari di superficie agricola condotta con il metodo biologico. Le risorse complessive erogate a favore del settore nel periodo di programmazione 2014-2020 ammontano a 136,5 milioni.

Le risorse a disposizione

Dagli inizi della programmazione a tutto il 2019 le risorse messe a bando avevano superato 1.120 milioni di euro, pari al 93% delle risorse disponibili per l’intero periodo di programmazione, con la pubblicazione di 417 bandi e che hanno interessano oltre 23mila beneficiari, di cui oltre 2800 giovani e 4500 donne. I pagamenti  effettuati hanno portato a un totale di contributi erogati pari a 660,9 milioni di euro (dati aggiornati al 5 giugno scorso). In Regione a beneficiare dei fondi previsti dal Psr sono soprattutto i territori montani, con un’incidenza del 38% delle risorse concesse.La meccanica di precisione

Finanziamenti per l’innovazione

Con il Piano di sviluppo rurale 2014-2020 la Regione Emilia-Romagna ha destinato oltre 51 milioni di euro per sostenere i Gruppi operativi per l’innovazione (Goi) in agricoltura, il 4,6% del budget dell’intero Psr e, soprattutto, la dotazione più alta tra tutte le regioni europee. Se consideriamo anche le risorse programmate per formazione e consulenza aziendale, il budget per lo sviluppo del sistema della conoscenza e dell’innovazione supera gli 80 milioni di euro. I progetti finora realizzati dai Goi e finanziati dal Psr sono circa 200, più altri 51 progetti di innovazione finanziati nell’ambito dei cosiddetti progetti di filiera.  

L’agricoltura di precisione

Ma una parte importante del futuro dell’agricoltura passa dalla meccanica di precisione che negli ultimi 5 anni ha ricevuto  contributi per complessivi 12,5 milioni. Si tratta di un modo diverso e soprattutto più preciso di immaginare l’agricoltura: in pratica, per dirla con una battuta, tutto quello che serve ma solo se serve effettivamente. E vale dall’irrigazione ai concimi, dai diserbanti agli antiparassitari. “Si tratta – spiega Giuliano Donati, presidente dell’OP Granfrutta Zanidi dare sempre più dati alle imprese agricole affinché prendano decisioni corrette in relazione alle modalità di coltivazione, dalla potatura alla nutrizione. E, in questo senso, la Regione Emilia-Romagna e in particolare gli assessori all’agricoltura e i rispettivi staff che si sono succeduti negli anni sono sempre stati all’avanguardia parlando, e aiutando a praticare, lotta integrata o  micro irrigazione”. Ora siano alla fase 2 ed entra in campo anche la sensoristica che consente di valutare, ad esempio, il grado di accrescimento dei frutti e la conseguente necessità della pianta di essere nutrita. E lo stesso dicasi per l’irrigazione. “Con sistemi di rilevazione adeguati – spiega Donati – riusciamo a ridurre fino al 30% il fabbisogno idrico e si tratta di un risultato di grande rilievo dal punto di vista ambientale”. Ora si tratta di rendere fruibili al maggior numero possibile di aziende agricole questi “pacchetti” di innovazione, ma a questo riguardo è fondamentale il lavoro dei tecnici a cui spetta il compito di far arrivare concretamente nel campo di coltivazioni le nuove tecniche agronomiche e far sì che ogni tipo di terreno venga coltivato nel modo migliore possibile. Ma l’innovazione procede anche sulle macchine. Si chiama Isobus Green progettato da Rete Ideagri (consorzio delle aziende agrotecniche reggiane ed emiliane composto da Arag, Argo Tractors, Cobo, Comer, Frandent, Fondazione Rei, Salvarani e Walvoil) il nuovo computer di bordo che serve a collegare un qualsiasi attrezzo alle cabine dei trattori che viene riconosciuto e comandato senza alcun utilizzo di cavi.

mix tractor

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