Squiseat, la startup bolognese che combatte lo spreco alimentare

Giovani bolognesi laureati in informatica stanno sviluppando il progetto Squiseat per ridurre gli sprechi delle industrie agroalimentari coinvolgendo gli operatori del settore Horeca

di Giulia Gagliano

Quattro informatici, laureati all’Università di Bologna, sono i volti di Squiseat, la startup contro lo spreco alimentare che ha vinto Hack4Food – To Feed The Future, l’hackaton digitale, promosso da Innovacoop, Bi-rex e Future Food Institute in collaborazione con Legacoop Bologna nell’ambito del progetto Think4Food. Una maratona digitale dedicata a start up, giovani professionisti, ricercatori e studenti universitari con idee innovative per la ripartenza e per lo sviluppo sostenibile della filiera cooperativa agroalimentare. Ma per i quattro ragazzi non si è trattata della prima vittoria, infatti nel 2019 si erano aggiudicati il primo premio nella categoria studenti di Think4Food assegnato da Coop Reno e sono stati tra i vincitori dello Startup Day dell’Università di Bologna ed è selezionata per il percorso Battiti, promosso da Kilowatt ed Emilbanca. Nell’aprile del 2020 è stata scelta tra più di 400 startup in Italia per accedere al programma Hubble dell’acceleratore Nana Bianca.

Squiseat: conosciamoli meglio

i giovani di Squiseat

Partiamo dall’inizio, com’è nata l’idea di Squiseat? 
“L’idea della start up è nata nel gennaio 2019, mentre la sua costituzione è avvenuta nell’ottobre dello stesso anno. Squiseat è nata in un pub, attorno a un tavolo, come proposta per l’evento ‘StartUp Day 2019’ organizzato dall’Università di Bologna. Durante la selezione di StartUp Day i contorni del nostro modello si sono sempre più delineati: siamo partiti con un gruppo WhatsApp e una rosticceria, scrivendo di volta in volta il menù e prendendo a mano gli ordini che ci venivano scritti via chat. La sera consegnavamo noi stessi i prodotti con il motorino. Il numero di clienti e di pubblico è iniziato a crescere e siamo passati a Telegram, su cui abbiamo sviluppato un bot automatico che simula una sorta di piccolo e-commerce da cui poter ordinare i prodotti avanzati”.

Chi c’è dietro Squiseat?
“Siamo un gruppo di quattro informatici laureati che, per ragioni diverse, hanno spesso avuto a che fare con il tema dello spreco alimentare. Squiseat cerca infatti di evitare lo spreco vendendo a un prezzo scontato quei prodotti che rimangono invenduti nei locali a fine serata e che verrebbero di conseguenza buttati via”.

Siete contenti dei traguardi e dei riconoscimenti ricevuti fino ad oggi?
“A distanza di due anni sono successe molte cose, positive e negative, ma pur sempre esperienze. A oggi abbiamo sviluppato l’app per i locali per digitalizzare il processo di inserimento dei prodotti e rimosso temporaneamente le consegne a domicilio: è stata una decisione difficile, ma ci è sembrato giusto riorganizzarci e riproporre il servizio in maniera più sostenibile sia a livello etico che lavorativo. Inoltre abbiamo trovato un investitore, grazie al quale stiamo per pubblicare l’app clienti e compiere un ulteriore passo avanti. La situazione sanitaria in corso non ci ha aiutati, ma ancora una volta abbiamo cercato di reagire e di spingere i locali a continuare la collaborazione con noi attraverso incentivi che consentano un guadagno anche qualora i prodotti caricati rimangano invenduti. Siamo soddisfatti del nostro percorso, ma siamo anche consapevoli di quanta strada ci sia ancora davanti a noi”.

Squiseat

Secondo voi cosa vi ha portato a vincere l’Hack4Food – To Feed The Future? E in cosa consisteva il vostro progetto?
“L’idea che è stata portata all’Hackathon si concentra sullo spreco nella fase di trasformazione, durante la quale per motivi di scadenza interna e vincoli con la GDO grandi quantità di prodotto con ancora diverse settimane di shelf-life residua vengono smaltite, causando costi e problemi di sostenibilità. Squiseat vuole porsi come intermediario tra queste aziende e i clienti Horeca, un settore che è in grado di utilizzare grandi volumi in poco tempo e che non è facilmente raggiungibile dalle grandi aziende che sono abituate ad interfacciarsi con la GDO. In questo modo i ristoratori hanno accesso a prodotti di qualità a prezzi vantaggiosi, riducendo lo spreco e permettendo alle aziende produttrici di trasformare i costi di smaltimento in guadagno. L’intero processo è inoltre veicolato da Squiseat e questo evita oneri amministrativi e logistici ai produttori”.

Che sviluppi avete previsto per il 2021?
“In questo 2021 il nostro obiettivo è quello di raggiungere una massa critica di partner nella ristorazione, pubblicare sugli store la nostra app clienti e rendere il modello replicabile. La nascita dell’app segna un passo importante nella storia del nostro brand perché inizia a metterci sullo stesso piano dei nostri competitors. Una volta acquisiti diversi locali, vogliamo inoltre partire con il modello proposto all’Hackathon in collaborazione con le aziende di produzione, così da agganciare più parti della filiera tramite un approccio di economia circolare”.

Lo spreco alimentare negli ultimi anni è diventato un tema caldo. Pensate che ci sia una maggiore sensibilizzazione su questo argomento rispetto al passato?
“Sì, negli ultimi anni la sensibilizzazione sul tema dello spreco alimentare è notevolmente aumentata: molti sono i servizi, soprattutto di stampo estero, che si impegnano nella lotta allo spreco alimentare e nella sensibilizzazione delle persone. Un mezzo fondamentale sono diventati i social media che sempre di più vengono utilizzati come principale veicolo di informazione per diverse fasce di età e di genere. Anche in Italia il tema dello spreco alimentare sta iniziando a ottenere l’interesse che merita, spinto sicuramente da temi satellite quali appunto l’inquinamento o la lotta alle multinazionali”.

premiazione 2019 squiseat

image_pdf