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Consorzio del Lambrusco: l’unione fa la forza

consorzio Lambrusco logo

Una produzione annua complessiva di 42 milioni di bottiglie per il Consorzio del Lambrusco, nato dalla fusione per incorporazione degli organisimi di tutela di Modena, Reggio Emilia e del Reno. Una strategia per il futuro di uno dei simboli del territorio dopo uno degli anni più difficili per la storia del vino.

di Gian Basilio Nieddu

L’unione fa la forza. Un detto antico che rappresenta in modo plastico ed evidente il nuovo Consorzio di Tutela del Lambrusco. Ne sono convinti i soci dei tre consorzi emiliani che hanno votato all’unanimità la fusione che ha fatto nascere il Consorzio Tutela Lambrusco. Uno strumento per valorizzare uno dei vini più venduti al mondo, ma alla ricerca di un posizionamento che incrementi valore e remunerazione dei produttori.

Nel 2020, a giugno il voto unanime del CDA, a settembre l’assemblea plenaria, infine a gennaio si è insediato il consiglio d’amministrazione del Consorzio che vede alla presidenza Claudio Biondi, già al vertice del Consorzio di tutela del Lambrusco di Modena, affiancato alla vicepresidenza da Davide Frascari, già numero uno del Consorzio di tutela di Reggio Emilia.

Emiliano-romagnole al top 

La serie storica dell’annuale graduatoria di Mediobanca sul fatturato delle aziende vinicole italiane registra l’ottima posizione di quelle emiliane per fatturato e volumi, ma si soffre nella comparazione sul valore aggiunto. Il Lambrusco è un vino popolare, ma poco remunerativo. Il recupero di maggiori margini però si scontra con una fase economica difficile.

Secondo i dati della società di ricerca IRI, presentati a Wine2Wine Exibithion, il consumatore è sempre più attento al prezzo: dal primo lockdown questo dato è cresciuto dal 39,5% al 58,1% di luglio 2020. In questo contesto difficile, con il settore Horeca in ginocchio, il nuovo Consorzio non può che giovare all’intera filiera del vino emiliano.

Tre protagonisti nel Consorzio del Lambrusco

La fusione per incorporazione ha interessato i Consorzi di tutela dei lambruschi di Modena, Reggio-Emilia e Bologna. Una scelta che lo scorso 26 giugno ha visto il via libera dei rispettivi consigli d’amministrazione, poi ratificata a settembre dalle assemblee dei produttori di “Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena”, “Consorzio per la Tutela e la Promozione dei Vini DOP Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa” e “Consorzio di Tutela Vini del Reno D.O.C”.

calici lambrusco

I numeri del Consorzio del Lambrusco: 170 milioni di bottiglie

L’unione dei tre consorzi aumenta la potenza di fuoco dei produttori di Lambrusco emiliano. La produzione complessiva, ottenuta da 16.600 ettari di vigneti e 1,3 milioni di quintali d’uva, sfiora le 170 milioni di bottiglie con la maggioranza certificate Igt e 42 milioni di Lambrusco Doc. Un vero e proprio distretto, il secondo in Italia dopo quello dedicato al Prosecco. “Numeri importanti per un vino che ha tante anime  a seconda delle molteplici varietà utilizzate e dei differenti territori nei quali ha trovato dimora. I tempi erano ormai maturi per la creazione di un unico Consorzio che facesse da regia – ha spiegato Claudio Biondi, presidente del Consorzio –. Il Lambrusco è già conosciuto in tutto il mondo, ma ora può rappresentare meglio e con più coerenza rispetto al passato l’immagine dell’Italia”. Un esempio di fare sistema al di là di campanilismi e differenze.

Il respiro internazionale

Il Lambrusco è stato l’apripista in alcuni mercati esteri, a iniziare da quello statunitense dove è presente da decenni. Oltre gli USA il Lambrusco ha conquistato i giapponesi e naturalmente l’Europa. Con l’aggregazione si stima di ottenere maggiori risultati sul fronte export. Uno strumento anche per affrontare con più armi il problema delle frodi, in particolare il fenomeno dell’Italian Sounding con i vini taroccati che fanno concorrenza sleale alle nostre aziende. Il Lambrusco è particolarmente colpito vista la sua grande diffusione internazionale. 

La diversità è una ricchezza

Claudio BiondiIl consorzio unificherà le attività amministrative, promozionali e di tutela, ma secondo i vertici: “Lascerà totale indipendenza nella gestione delle questioni interne alle denominazioni”. Per usare una metafora militare “marciare divisi, colpire uniti” ovvero unificare alcune funzioni ma senza rinunciare alla propria identità.  Lo sottolinea il presidente Claudio Biondi (foto sopra): “Questa diversità, che ci contraddistingue e rappresenta dobbiamo trasformarla anche in una grande ricchezza per tutti i produttori che contribuiscono a renderla viva ogni giorno”. Il percorso comune mira all’ elaborazione di strategie di comunicazione e progetti di promozione internazionali in modo coerente.

Il Consorzio: 8 denominazioni

Il nuovo organismo di tutela rappresenta otto denominazioni che si trovano tra Modena e Reggio Emilia – Lambrusco DOC, Lambrusco di Sorbara DOC, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC, Lambrusco Salamino di Santa Croce DOC, Reggiano DOC, Colli di Scandiano e di Canossa DOC, Reno DOC e Bianco di Castelfranco Emilia IGT.

L’assessore Mammi applaude al Consorzio del Lambrusco

alessio mammiLa politica regionale ha benedetto questa unione con le parole dell’assessore regionale all’agricoltura Alessio Mammi (a sinistra nella foto) “Il Lambrusco si unisce e diventa più forte: si tratta di una scelta intelligente e lungimirante per la tutela e per la promozione di uno dei vini ‘biglietti da visita’ della nostra regione e dell’Italia nel mondo. La volontà di unire le forze, condividere intenti comuni e in particolare la promozione internazionale, credo sia davvero un risultato storico”.

Massimo sostegno da parte della Regione

Secondo l’assessore Mammi: “Questo ulteriore passo dimostra non solo la capacità di stare sul mercato, ma la chiara consapevolezza che la strada della competitività globale è tracciata e bisogna presentarsi forti e uniti. Le istituzioni regionali garantiranno il proprio appoggio. Infine, un ringraziamento sincero a Claudio Biondi e a Davide Frascari, presidente e vicepresidente del neonato consorzio, che hanno dimostrato una capacità di ascolto seria e attenta verso i produttori per affrontare con decisione e lungimiranza le sfide del mercato“.

Nei concorsi internazionali il Lambrusco svetta

La valorizzazione del Lambrusco passa per i concorsi internazionali dove conquista prestigiosi riconoscimenti. Pensiamo all’affermazione al “The Champagne & Sparkling Wine World Championships 2020” dove il consorzio del Lambrusco di Modena ha conquistato 12 medaglie: tre d’oro e nove d’argento. Il Lambrusco ha contribuito ad un risultato storico: per la prima volta l’Italia ha superato la Francia nel medagliere finale, stesso numero di ori ovvero 47 a testa, ma sugli argenti l’Italia ha prevalso con 111 medaglie a 42.

calice lambrusco campo

Cambiano i canali, boom delle vendite online

 Il nuovo consorzio sarà sicuramente utile per gestire i cambiamenti non provocati ma accelerati dalla pandemia. Il discorso vale per le vendite on-line che secondo i dati della ricerca IRI sono esplose del 200% a marzo e aprile per poi assestarsi a un +122% nei mesi successivi. Ma il dato più interessante è questo: metà degli italiani ha acquistato vino online per la prima volta e di questi il 47% dichiara che continuerà a farlo. In termini assoluti lo scostamento è minimo: l’online è passato dallo 0,6% allo 1,1,%. Ma si tratta di una tendenza e di un canale da presidiare. Anche in questo caso l’unione fa la forza.

Claudio Biondi

La nuova identità visiva del Consorzio, che darà volto all’ente in tutti i contesti nei quali sarà chiamato ad agire, nasce dal progetto grafico a cura di Dina&Solomon – Mirit Wissotzky e Manuel Dall’Olio. “Volevamo che la brand identity riuscisse a fondere insieme alcuni elementi essenziali dei nostri territori e dei nostri vin– spiega Claudio Biondi – Dalle tonalità di colore che il Lambrusco assume a seconda delle tante anime di quest’uva, che virano dal rosa chiaro, al rubino fino al porpora – a quelle che richiamano i caratteristici piccoli frutti rossi, il cui aroma è uno dei fattori più identificativi delle nostre bolle”.
Il capolettera L, l’iniziale di Lambrusco, è poi posizionato all’interno del nuovo brand dalla forma sinusoidale. “Una forma che vuole richiamare il movimento brioso delle bollicine presenti in tutte le versioni di Lambrusco e, allo stesso tempo, ricorda quasi un sigillo, come quelli in ceralacca che chiudono le lettere e i regali più intimi e preziosi”.

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