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AgroMateriae guarda al futuro partendo dagli scarti agroalimentari

Come trasformare gli scarti del vino in nuove materie prime più economiche, più performanti e più sostenibili.

di Rossella Pressi

È con questa idea che AgroMateriae, start up emiliana creata da ingegneri chimici, ha vinto l’ultima edizione del PNI, il premio che l’associazione degli incubatori universitari italiani, PNI Cube, assegna alla migliore start up innovativa dell’anno. AgroMateriae è risultata non solo vincitrice assoluta del PNI 2020 conquistando il premio da 25mila euro in palio, ma ha anche vinto il Premio Iren CLEANTECH & ENERGY dedicato al miglioramento della sostenibilità ambientale.

“Oggi la sfida globale – afferma Alessandro Nanni, CEO della neonata start up accreditata all’Università di Modena e Reggio – consiste nel ridurre la plastica presente nel mondo. Ottenuta dal petrolio e altamente inquinante, attualmente è sostituita dalle bioplastiche che però, a loro volta, sono molto costose e non vengono prodotte in quantità elevate perché richiedono tanta tecnologia per essere prodotte. Oltretutto, anche a livello ambientale lasciano qualche perplessità perché consumano risorse alimentari (mais e barbabietola da zucchero) e, anche le più compostabili, hanno processi di biodegradabilità molto lunghi”

Dove si inserisce la novità di AgroMateriae per ridurre gli scarti.

Continua Nanni: “Noi oggi partiamo dagli scarti del vino – ma domani potranno essere gli scarti alimentari dell’industria del pomodoro, del caffè o del settore oleario – e creiamo una polvere, un filler, Wine PLastic filler o WPL, che è una miscela di ingredienti tra cui sono presenti polimeri naturali e per questo altamente eco-friendly”.

Anche a livello di costi di produzione il WPL è nettamente più economico delle attuali bioplastiche – abbassa i costi di produzione fino al 48% – perché si realizza con gli scarti agroindustriali dei quali c’è grandissima disponibilità. Dai calcoli del team di AgroMateriae, se da 1.000 kg di mais si ottengono 30/40 kg di biplastiche, da 1.000 kg di scarti del vino si ottengono 500/600 kg di prodotto.

Wine PLastic filler o WPL

“L’Italia – spiega Nanni – è primo produttore mondiale di vino e ogni anno produce milioni di tonnellate di scarti che oggi vanno in distilleria o vengono usati come concime o per fare del biogas. Sottoprodotti a basso prezzo che noi trasformiamo in nuovi prodotti che possono essere utilizzati all’interno della stessa filiera creando una vera economia circolare. Per esempio, sotto forma di legacci biodegradabili per le vigne (oggi si usano legacci in PVC) o teli da pacciamatura. O ancora tappi per brick o bottiglie che oggi utilizzano finto sughero. Tra l’altro – precisa il giovane CEO –, i nostri tappi sono anche esentati dal pagamento della Plastic Tax che si applica invece ai tappi attualmente in commercio. E una volta utilizzati si buttano nella plastica e si avviano al riciclo. Oltre a questi pensiamo anche a prodotti di consumo come le posate usa e getta ma, guardando ancora più avanti, al packaging inteso sia come flaconi per liquidi che come imballaggio alimentare”.

Tornando al presente c’è da pensare a cosa fare del premio vinto ma le idee sono chiare: Investiremo il premio in ricerca. Oggi stiamo realizzando le prime tonnellate di prodotto e per fortuna non abbiamo dovuto esporci troppo ma se la richiesta aumenta, bisognerà incrementare la produzione e nuove risorse sono preziose. A settembre/ottobre 2021 saremo pronti a produrre 500tonnellate per poi arrivare a 3mila in tre anni. E magari nel frattempo arriva anche un partner pronto a investire…”

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