Gruppo Chiesi: come crescere “in famiglia”

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La storia del gruppo Chiesi è iniziata nel 1935. Oggi è una multinazionale a capitale italiano che viaggia verso i 2 miliardi di fatturato. Il timone dal fondatore ai figli e ora alla terza generazione ma ci sarà anche la quarta.

di Stefano Catellani

I passaggi generazionali possono diventare una grande opportunità. Lo dimostra la storia del gruppo farmaceutico Chiesi di Parma.

L’azienda è nata a Parma nel 1935 quando Giacomo Chiesi, un farmacista con il sogno della ricerca, acquistò il Laboratorio Farmaceutico Parmense dando così avvio alla sua avventura imprenditoriale.

Nel 1966 Giacomo Chiesi passa il timone ai figli Alberto e Paolo. L’azienda è ancora di piccole dimensioni, ma già affacciata sul mercato internazionale.

Tra la fine del secondo e l’inizio del terzo millennio, in momenti e con ruoli diversi, entra in azienda la terza generazione Chiesi, i figli di Alberto e Paolo: Alessandro, Andrea, Giacomo e Maria Paola.

andrea paolo alberto chiesi Andrea si occupa della ricerca, Alessandro del mercato europeo, Maria Paola della Fondazione Chiesi e Giacomo di Corporate Development.

Con il loro ingresso si sono aperte nuove linee di ricerca e sviluppo. Chiesi investe oltre il 22% del fatturato annuo in ricerca, circa un miliardo di euro negli ultimi 3 anni. “Il 77% dei nuovi prodotti è sviluppato internamente – precisa il presidente Alberto Chiesi – il resto è frutto di acquisizioni e accordi con altre aziende, spin off e università”.

Chiesi: la quarta generazione arriverà, al momento giusto, sul ponte di comando.

I piani di sviluppo oltre che sulla famiglia poggiano su un solidissimo team di manager. E’ questa integrazione virtuosa che porterà il gruppo Chiesi verso e oltre i 2 miliardi di euro di fatturato nell’arco di pochi anni partendo dal consolidato 2017 che fissa i ricavi a 1,69 miliardi di euro segnando un netto miglioramento sul 2016 (in crescita di oltre il 7%) e 438 milioni di ebitda. Chiesi ha già lanciato una nuova sfida: raddoppiare il fatturato entro il prossimo decennio e l’andamento del primo semestre 2018 conferma che è un target più che realistico.

Oggi i dipendenti nel mondo sono oltre 5.300 (un sesto impegnati nella ricerca e sviluppo sparsi nel mondo), ma anche questo numero è destinato a crescere.

ricercatoreIl futuro in Chiesi sarà sempre più “digital”. Le tecnologie digitali offrono possibilità illimitate anche nel settore farmaceutico.

Si è appena concluso il secondo round di raccolta fondi di StartUp Health, l’azienda globale leader nella creazione di startup in ambito sanitario, con cui Chiesi Group ha siglato lo scorso giugno un accordo strategico rinforzando la propria strategia digitale e completando il suo primo investimento in ambito tecnologico/digitale. StartUp Health ha annunciato di aver raggiunto l’obiettivo di ben 31 milioni di dollari, grazie al contributo delle molte aziende sponsor, tra cui Chiesi Group, oltre a un consorzio di partner strategici.

StartUp Health ha una conoscenza senza precedenti dell’impatto che l’innovazione sta avendo sull’intero settore salute e sulle persone in tutto il mondo – ha commentato Giacomo Chiesi, head of global corporate Development del Gruppo Chiesi – “Gli imprenditori del portafoglio di StartUp Health, insieme alla nostra vision verso il futuro della salute e l’expertise di Chiesi nelle aree respiratorio, neonatologia, special care e malattie rare, cambieranno radicalmente il modo in cui trattiamo e ci prendiamo cura dei pazienti”. Con la prima iniziativa di raccolta fondi, a cui Chiesi Group aveva già preso parte tra i main sponsor, sono state supportate 100 aziende sanitarie in ambito digitale. Ora, lo StartUp Health Transformer Fund II servirà per investire in altre 200 aziende impegnate nel rispondere ai bisogni di salute della popolazione non ancora soddisfatti, offrendo loro capitali, expertise e opportunità di mercato. Ma c’è di più: al mondo esistono circa settemila malattie rare, che colpiscono non più di cinque persone su mille, per lo più bambini. Curarli è complicato, se non altro perché le grandi multinazionali del farmaco non hanno interesse economico a studiare e scoprire farmaci per aiutarli. Senza l’impegno di Chiesi oggi Hasan, il bambino siriano di 9 anni curato da una malattia che non gli faceva crescere la pelle, non potrebbe giocare e andare a scuola, come una persona normale.

 holostemÈ stata Chiesi, insieme allo spin-off universitario Holostem Terapie Avanzate dei ricercatori Michele De Luca e Graziella Pellegrini dell’Università di Modena (nella foto accanto con Andrea Chiesi), a trovare una medicina per quel bimbo, utilizzando, per la prima volta in assoluto, le proprietà delle cellule staminali epiteliali.

Le specializzazioni nella respirazione e nella neonatologia ci hanno spinto – spiega Andrea Chiesi – a puntare poi sullo “special care” e sulla cura delle malattie rare: “poco seguite dalla maggior parte delle aziende, nonostante ci sia un elevato bisogno terapeutico”. Chiesi ha già ricevuto il via libera degli organi di controllo europei per produrre il primo farmaco contro l’alfa-Mannosidosi, un’altra patologia rara che provoca disturbi cronici e degenerativi nei bambini. “Le casistiche sono moltissime e abbiamo un vasto portafoglio di prodotti per curare malattie complicate, arrivando fino all’utilizzo di terapie geniche.

L’altro driver di crescita rimangono le acquisizioni. Chiesi ha appena completato l’acquisizione del 100% delle azioni di Nhco Nutrition Sas, azienda francese specializzata nel settore degli integratori alimentari e attualmente attiva nel mercato d’Oltralpe. Nhco ha registrato negli ultimi 5 anni una crescita a doppia e ha raggiunto nel 2017 un fatturato pari a 12 milioni di euro, riferisce Chiesi. Il team scientifico della società è specializzato nella ricerca e sviluppo di formule a base di amminoacidi. Chiesi, già presente nell’area Otc nel mercato italiano e spagnolo, grazie a questa operazione entra in quello francese dell’automedicazione.
Diversificare è la nuova parola d’ordine e al centro rimane un valore chiave: il capitale umano.

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