Crescono le scienze della vita con l’innovazione

Grandi opportunità di sviluppo per il settore scienze della vita, comparto dove l’Emilia-Romagna eccelle, con oltre 520 aziende del biomedicale, 16 imprese farmaceutiche, quasi 100 start up nel della salute e del benessere e un sistema sanitario che conta su 73 strutture ospedaliere (più di 17mila posti letto)

di Natascia Ronchetti

La piattaforma regionale di scienze della vita della rete alta tecnologia dell’Emilia-Romagna può contare su 15 laboratori per il trasferimento della ricerca scientifica avanzata verso la medicina personalizzata, nuova frontiera del sistema sanitario: impensabile fino a dieci anni fa e oggi realtà in progressivo sviluppo. Una rivoluzione nella quale questi quindici laboratori rivestono un ruolo decisivo e che dal 2009 a oggi hanno sottoscritto contratti di ricerca industriale per un valore di quasi 36 milioni. Basterebbero questi pochi numeri per comprendere come il settore della salute sia da sempre cruciale per una regione che ha raggiunto punti di eccellenza. E che ora si cimenta sempre di più con l’intelligenza artificiale e i big data, capaci di trasformare la medicina tradizionale per portarla verso l’approdo delle cosiddette 4P: renderla cioè predittiva, preventiva, personalizzata e partecipativa. Se ne è parlato al Meet in Italy for life sciences, quinta edizione, a Bologna, promosso dal Cluster Alisei in collaborazione con Aster, il consorzio regionale pubblico privato per la ricerca e il trasferimento tecnologico alle imprese. Una tre giorni di conferenze alla quale hanno partecipato oltre mille operatori del settore. Per interrogarsi su un futuro in cui il rapporto tra salute, medicina e tecnologia sarà sempre più stretto, con una evoluzione nella quale i big data avranno un ruolo sempre più fondamentale ma che pone anche questioni cruciali come la cyber security e la garanzia della privacy dei dati sensibili.

Scienze della vita: l’Emilia-Romagna parte da posizioni di elevata qualità e da grandi numeri

distretto biomedicale mirandoleseVanta uno dei distretti biomedicali più importanti d’Europa, a Mirandola, nel Modenese, territorio scelto da multinazionali intorno alle quali ruotano decine di imprese. Il cluster, tra i principali esportatori di prodotti biomedicali in Europa, con 5mila addetti raggiunge un fatturato di un miliardo ed è il cuore del comparto biomedicale della regione, il secondo a livello nazionale, con 525 imprese per un totale di 8.936 addetti. Comparto che traina la nascita di start up che operano nel settore della salute e del benessere, se ne contano infatti già quasi cento. E che al contempo è uno dei pilastri del sistema delle scienze della vita a livello regionale.

Intelligenza artificiale e big data: l’innovazione traina la crescita del settore scienze della vita

Un sistema nel quale spiccano sedici imprese farmaceutiche, per un totale di 11 stabilimenti produttivi e nove tra centri di ricerca e medical division, con 3700 collaboratori e 300 milioni all’anno di investimenti in ricerca e sviluppo. E che annovera big come Chiesi Group di Parma, prima impresa farmaceutica italiana per investimenti in R&S e per numero di brevetti. Tutto inserito nel contesto di una sanità che assorbe gran parte del bilancio della Regione, con quasi 9 miliardi di spesa, e che  comprende 73 strutture ospedaliere, tra pubbliche, equiparate e ospedali privati, e quattro istituti IRCCS, tra i quali l’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna e l’Istituto delle scienze neurologiche, sempre nel capoluogo emiliano. Numeri ai quali vanno aggiunti quelli relativi alla  rete delle cooperative sociali che operano nel terzo settore (sono 819) e le imprese e-health. Tra queste ultime va ricordato uno dei più importanti poli nazionali della sanità e del welfare elettronico, CUP 2000, che con 600 addetti e un fatturato di 400 milioni di euro sviluppa un indotto che conta oltre 60 aziende dell’Ict.  I

 ccInoltre il sistema sanitario emiliano romagnolo può avvalersi della rete Sole che collega tutti i medici di famiglia e i pediatri (in tutto sono 4mila) con le strutture sanitarie e ospedaliere della regione. Attraverso le più avanzate forme di comunicazione multimediale, la rete fornisce servizi e  scambi di informazioni e genera, con la raccolta dei documenti sanitari di ogni singolo assistito, il cosiddetto fascicolo sanitario elettronico personale, consultabile online in forma protetta e riservata. Non vanno poi dimenticate le biobanche, che sono cinque su tutto il territorio regionale. L’intero sistema fa leva sull’innovazione continua.

Le nuove tecnologie già disponibili, dalla robotica alla bioelettronica per arrivare alla blockchaine, stanno modificando il mondo della salute e della medicina e consentiranno sempre di più ai pazienti di avere maggiori informazioni sui percorsi di cura che stanno seguendo ma anche di capire in tempo reale se la terapia che stanno seguendo è quella migliore possibile. Meet in Italy for life Sciences ha fatto il punto sulle avanguardie e sulle sfide future, partendo in Emilia-Romagna da una scadenza annunciata dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini: nel 2021 sarà infatti la prima regione italiana completamente digitalizzata. Un traguardo che avrà notevoli ripercussioni sul settore delle scienze della vita.