Attrattività investimenti esteri: accordo tra Regione e Confindustria

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I numeri dell’attrattività dell’Emilia-Romagna. Sono più di mille le aziende a partecipazione estera in Emilia-Romagna, con un fatturato di 36 miliardi. Destinati ad aumentare con un protocollo per attirare gruppi da oltreconfine.

di Natascia Ronchetti

Oltre mille imprese, quasi 100mila addetti, un fatturato di 36 miliardi. Sono i numeri che danno la misura degli investimenti in Emilia-Romagna da parte delle aziende estere. E che sono destinati ad aumentare con il protocollo d’intesa tra Regione, Confindustria e Confindustria Emilia-Romagna siglato a Bologna. Un nuovo verbo si sta facendo strada nel lessico delle istituzioni locali: “coccolare”. Il che significa consolidare un sistema regionale basato su una rete di servizi capaci di attirare e trattenere le imprese, offrendo loro tutte le condizioni per crescere, creare buona occupazione, innovare.

Un momento del convegno

Vogliamo coccolare le imprese – conferma l’assessore alle Attività produttive Palma Costi -. Sia le nostre sia quelle straniere. Nel rispetto della legalità, dell’ambiente. Per generare occupazione di qualità”. Perché “per accrescere gli investimenti che sono già in essere – dice il presidente degli industriali emiliano romagnoli Pietro Ferrari -, è indispensabile un dialogo costante e costruttivo con le multinazionali presenti sul nostro territorio. Gli interventi per l’attrattività internazionale devono diventare strutturali: servono scelte stabili e continuative di politica industriale, sia regionale che soprattutto nazionale, per dare un orizzonte temporale di medio e lungo periodo alle imprese che vogliono investire”.

La Regione si è già dotata con la legge 14 dello strumento per attirare e trattenere le imprese che scelgono di scommettere sull’Emilia-Romagna.

Attrattività: i risultati della legge 14

Con tre bandi, da quando è stata approvata, ha permesso di finanziare 32 programmi di impresa, dei quali undici di aziende a controllo estero, per un totale di 72 milioni di euro che hanno consentito investimenti per 210 milioni, la creazione di 13 infrastrutture di ricerca e sviluppo e di circa mille nuovi posti di lavoro, con contratti a tempo indeterminato. Con gli accordi di sviluppo e per l’innovazione gestiti dal Mise nei prossimi trecinque anni sono inoltre previsti in regione oltre un miliardo di investimenti che porteranno alla creazione di altri duemila posti di lavoro.

Le basi per l’attrattività

Palma Costi all’incontro

Possiamo fare leva su vari punti di forza – spiega Palma Costi -, tra i quali un robusto sistema universitario e formativo, filiere che sanno rispondere alle esigenze delle imprese estere, una struttura pubblico-privato di ricerca che, attraverso la rete dei tecnopoli, sta dando il massimo dei risultati. E non è che la legge 14 si limita ai bandi. Siamo strutturati per accompagnare le imprese nella fase del prima e del dopo: molte aziende hanno usufruito dei nostri servizi anche senza partecipare ai bandi”. La scelta dell’Emilia-Romagna, come luogo dove investire e produrre, non è guidata solo dalla possibilità di ottenere finanziamenti. “Una delle prime questioni che le aziende mettono sul tavolo è quella della burocrazia – prosegue Costi -. Problema al quale riusciamo a dare una risposta con la celerità, con la certezza delle regole, anche grazie a un rapporto molto stretto con le amministrazioni comunali. Questo permette tempi certi”. Condizioni che negli ultimi anni hanno convinto colossi come Philip Morris e Lamborghini.

Interno dello stabilimento Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna (ex Intertaba): con sede a Zola Predosa e Crespellano (Bo), impiega circa 1600 persone

E proprio dal presidente della multinazionale statunitense del tabacco, Eugenio Sidoli, arriva una esortazione al confronto continuo. “Dialogare anticipa le crisi – dice Sidoli -, permette di cogliere per tempo nuove opportunità di investimento”. Del resto, le aziende che fino ad ora hanno scelto l’Emilia-Romagna hanno dato, come sottolinea il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, “un contributo eccezionale allo sviluppo economico del territorio. Sono imprese che investono in R&S, che collaborano con le nostre università e sostengono i progetti della rete di alta tecnologia”.

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La strada è tracciata per una regione che ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista dell’economia nazionale. E sa che per ogni nuovo occupato, grazie agli investimenti, se ne generano quattro nell’indotto, nel quadro di un Paese il cui stock di IDE in entrata rappresenta il 21% del Pil, percentuale ancora inferiore a quella di Germania, Francia, Spagna, Regno Unito. Uno scenario nel quale la regione spicca, dopo Piemonte, Lombardia, Veneto e Lazio: assorbe infatti, tra industria e servizi, il 7,5% degli addetti complessivi delle multinazionali straniere presenti in Italia.

Investimenti esteri fattore strategico per la crescita economica e occupazionale del territorio

Il Protocollo firmato si inserisce all’interno del Progetto Retention voluto dall’Advisory Board Investitori Esteri di Confindustria e segue quelli analoghi già sottoscritti con la Regione Toscana e la Regione Lazio. L’Advisory Board Investitori Esteri (ABIE) è un gruppo tecnico previsto dallo statuto di Confindustria che si pone l’obiettivo di favorire la promozione del Paese come destinazione di business e la retention delle multinazionali già presenti, attraendo investimenti esteri ad alto valore aggiunto e promuovendo la competitività e la condivisione delle business practice sostenibili a favore della crescita economica del Paese. Nel Board siedono attualmente 28 figure apicali di alcune tra le più importanti multinazionali estere con sede in Italia, che impiegano circa 83.000 persone, per un fatturato di oltre 41 miliardi di euro nel nostro Paese.

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