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Rimini Incubator Summit fa il punto sull’innovazione

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Tante scoperte a  Rimini Incubator Summit, primo evento nazionale dedicato a incubatori e acceleratori di startup

di Riccardo Belotti

Sono 9646 le startup innovative in Italia, concentrate principalmente in Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna. Di queste, 179 – cioè 2,5 ogni 1000 imprese attive – si trovano in Romagna. La media scende se invece si considera la regione Emilia-Romagna (2,3) e l’Italia (1,9), secondo i dati della Camera di commercio della Romagna. Ed è proprio su questo territorio particolarmente fertile e ben predisposto all’innovazione che si è tenuto il Rimini Incubator Summit, negli spazi di Innovation Square, dedicato al mondo degli incubatori e acceleratori di startup, promosso da Università di Bologna, Piano Strategico del Comune di Rimini, Camera di commercio della Romagna, Fondazione Carim, Uni.Rimini Spa, Confindustria Romagna.

Rimini Incubator Summit: incubatori, strumenti per nuove imprese

antonio nannini Come ha sottolineato Antonio Nannini, segretario generale della Camera di commercio della Romagna, si è trattato di un evento interessante da vari punti di vista. “Prima di tutto perché ha catalizzato l’attenzione sul tema cruciale degli ‘strumenti’ per la creazione di nuove imprese. Strumenti che stanno registrando una rapida crescita e che assumono un ruolo strategico in un contesto nel quale è sempre più forte l’attenzione all’imprenditorialità come motore di sviluppo economico e sociale. L’articolazione dei contenuti ha poi ben rappresentato la prospettiva di diverse tipologie di incubatori; ciascuna delle quali arricchisce con le proprie caratteristiche specifiche l’offerta di servizi a supporto alle nuove imprese. Infine perché ha fornito un’ulteriore occasione di incontro e condivisione nel corso della quale sono emersi spunti per proseguire i contatti al di là dell’evento“.

Incubatori e acceleratori in Italia: dati e statistiche

Al trend positivo del numero delle startup registrato nel nostro Paese, come emerso dal Summit di Rimini, corrisponde un aumento del numero degli incubatori e acceleratori presenti sul territorio nazionale, già 162, di cui 102 privati, 35 pubblici-privati e 25 pubblici (a livello nazionale gli incubatori pubblici sono il 15,4% mentre il 20% ha compagine sociale mista, dati Camera di commercio della Romagna) raggruppabili in quattro categorie, a seconda della loro natura: corporate, universitari, incubatori-acceleratori e incubatori pubblici. Ogni incubatore presenta caratteristiche e competenze specifiche che ne differenziano servizi e percorsi di accompagnamento dall’idea al mercato di una nuova impresa.

Incubatori Corporate: Jcube, Gellify, Enel Innovation Hubs, G-Factor

All’evento di Rimini hanno preso parte 14 tra i maggiori incubatori italiani, basati su differenti modelli di business. Nel primo panel, introdotto da federica mori Federica Mori, project manager CERR-Confindustria Emilia-Romagna Ricerca (la società del Sistema Confindustria Emilia-Romagna creata per assistere le imprese sui temi della ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico), protagonisti sono stati gli incubatori corporate. “Questi incubatori – sottolinea Mori –  investono nelle startup per fare innovazione di frontiera, supportandole su nuovi progetti anche per ampliare il proprio business principale: sono strumenti efficaci e necessari per rafforzare l’ecosistema dell’innovazione e rendere più dinamico il sistema delle startup. Quelli corporate, in particolare, puntano anche sulla sperimentazione, percependo le startup come elemento di valore; queste ultime sfruttano queste occasioni per acquisire massa critica, nell’ottica di una innovazione collaborativa“.

Sulla scena di Rimini si sono presentati JCube – fondato da Gruppo Industriale Maccaferri, Università Politecnica delle Marche, Comune di Jesi – una piattaforma nata nelle Marche a Jesi con l’obiettivo di favorire la crescita di un ecosistema d’innovazione in Italia e nell’area adriatica, attraverso iniziative, infrastrutture fisiche, network e uno specifico know-how per il supporto dell’imprenditorialità. Da incubatore per startup (sono 16 le startup attualmente incubate) JCube ha ampliato le proprie strutture e attività nell’ottica di diventare un parco d’innovazione inaugurando nel 2015 il Fab Space (dedicato alla manifattura additiva). Ha avviato progetti di Open Innovation (che favoriscono contaminazione di competenze nell’ambito Ricerca & Sviluppo per il mondo Corporate) e di Acceleration (a supporto startup).

Nata come startup, Gellify è oggi una piattaforma di innovazione, sita in Casalecchio di Reno (BO), che connette invece start-up B2B ad alto contenuto tecnologico con aziende tradizionali per innovare processi, prodotti e modelli di business attraverso investimenti e grazie alle competenze di esperti di prodotti software enterprise e SaaS.

Enel ha portato a Rimini la sua esperienza a livello mondiale con gli Enel Innovation Hub (startup.enel.com), la rete globale nata per intercettare le startup ad alto potenziale tecnologico e trasformare le idee in soluzioni di business. Una rete che comunica agli ecosistemi di innovazione quali sono le principali problematiche che il Gruppo Enel sta cercando di risolvere, e fornisce indicazione delle proprie necessità di innovazione. Enel inoltre opera come partner industriale, offrendo a startup, PMI e comunità di innovazione le competenze del Gruppo attraverso l’accesso a laboratori, esperti interni ed esterni, impianti e soprattutto clienti e dati.

Dalla Fondazione Golinelli di Bologna è nato invece G FACTOR, un ambiente di reazione che trasforma l’alto potenziale di innovazione e tecnologia di giovani e scienziati, in realtà imprenditoriali in grado di affermarsi sul mercato con successo, creando modelli replicabili e scalabili. “Un’esperienza nuova”- chiosa Federica Mori un connubio tra scienza, tecnologia, formazione, ricerca e innovazione. Verrà inaugurato nel 2019, formalmente, completando un circolo virtuoso già esistente all’interno della Fondazione Golinelli“.

Incubatori Acceleratori: Primo Miglio, Luiss Enlabs, Social Fare

Primo Miglio, nato nel 2017 con la sottoscrizione di un protocollo di intesa da parte di una rete di imprese, enti e professionisti, si è presentato al pubblico di Innovation Square come un Acceleratore di Startup Responsabili, cioè realtà che “cercano risposte alle necessità reali delle persone per migliorare il modo di lavorare, di nutrirsi, di curarsi, di divertirsi e di vivere, inserendo nel loro DNA l’impegno sulla Responsabilità Sociale d’Impresa (C.S.R.) per sviluppare un’economia sana, trasparente e consapevole”. Tra i servizi offerti alle startup: avvio e sviluppo d’impresa, consulenze e mentorship, microcredito, bandi e finanziamenti, match startup/impersa, convenzioni.

Con sede a Roma, Luiss Enlabs è un acceleratore di startup gestito da LVenture Group, una società di venture capital quotata in borsa che fornisce alle proprie start-up finanziamenti e network. Due volte all’anno viene selezionato un nuovo lotto di startup in fase iniziale per aderire al programma di accelerazione. In rete, oltre 50 dirigenti internazionali insieme a partner, sponsor e una rete di investitori disponibili come consulenti.

Centro di innovazione sociale è invece SocialFare, che progetta e supporta idee e soluzioni innovative per rispondere alle sfide sociali contemporanee. Come riportato sul sito dell’incubatore, in SocialFare sono presenti “designer, analisti, esperti di business, esperti di prodotto, servizi e modelli che applicano il design sistemico e il design thinking come metodologie di sviluppo, lavorando con le comunità per accelerare conoscenza e imprenditorialità a impatto sociale”.

Incubatori Universitari: Almacube, I3P, Start Cube, Polihub

logo incubatorSulla scena di Rimini, quattro gli incubatori universitari che si sono presentati al pubblico.

Almacube è incubatore e hub innovativo dell’Università di Bologna che lavora per favorire lo sviluppo economico del territorio attraverso l’innovazione e la nascita di nuove imprese, la collaborazione con aziende già esistenti e l’educazione delle nuove generazioni ad un approccio imprenditoriale. Nato nel 1999, Almacube – come riportato sul sito Internet – è una Srl “senza scopo di lucro ed è incubatore certificato dal Ministero dello Sviluppo Economico. Dal 2017 è stato rinnovato nella sua struttura ed inserito all’interno del piano strategico dell’Università di Bologna al 2021, con lo scopo di rendere l’Alma Mater l’Ateneo di riferimento in Italia per sviluppo di startup e spin-off”.

Due i partner principali: Confindustria Emilia Area Centro, socio dell’incubatore, e Intesa Sanpaolo.

Nata nel 1999 per gestire l’Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino, I3P da inizio 2018 ha accolto 645 idee, ha lanciato 83 progetti, costituito 34 imprese, ammesso in I3P 11 imprese, investito 3,13 milioni di Euro (come riportato sul sito). I3P offre agli imprenditori un percorso completo, che parte dalla definizione del modello di business e del piano industriale sino all’accompagnamento all’impresa nei suoi primi anni di vita. Ai potenziali investitori propone invece un ampio ventaglio di start up innovative ad alto potenziale di crescita in cui investire.

Incubatore Universitario di Padova, Start Cube  è impegnato a fornire gli strumenti utili per l’avvio di una impresa innovativa riducendo gli oneri, ma soprattutto offrendo una guida ed un supporto nel percorso che va dalla definizione dell’idea al primo ingresso nel mercato. Start Cube inoltre è attivo sul territorio, per formare una cultura di impresa a tema innovazione e per realizzare partnership utili ai propri startupper. Tra i servizi offerti: spazi modulari, mentoring, formazione, consulenza on demand, networking, peer education.

Ultimo Incubatore Universitario presente a Rimini, PoliHub-Startup District Incubator  della Fondazione Politecnico di Milano, è nato nel 2000 e ha come mission quella di supportare le startup altamente innovative con modelli di business scalabili e di spingere i processi di cross-fertilizzazione tra l’Accademia, le diverse startup e le aziende consolidate attente all’innovazione. Per fare questo – come spiega il sito Internet – PoliHub opera “attraverso lo scambio di esperienze, la condivisione di conoscenze, la contaminazione reciproca e il confronto tra gli imprenditori“.

Incubatori Pubblici: Cesena Lab, Romagna Tech, REI Parco Innovazione

platea incubator summitIntrodotto da Antonio Nannini, segretario generale della Camera di commercio Romagna, il panel degli Incubatori Pubblici ha visto la partecipazione di Cesena Lab, Romagna Tech, REI Parco Innovazione: “La maggior parte di questi – spiega Nannini – ha l’obiettivo di supportare la strategia d’innovazione e competitività di un’area e opera con orizzonti di più ampio respiro e soprattutto di più lungo termine rispetto ad altre tipologie di incubatori. Il costo opportunità dell’incubatore è infatti sostanzialmente diverso per il privato e per il pubblico e consente a quest’ultimo di resistere con minore stress alle forti pressioni ambientali. È vero però anche che gli incubatori pubblici fanno in genere rilevare una minore propensione all’investimento e una minore dinamicità nel sostenere l’accesso al capitale di rischio“.

Cesena Lab  nato nel 2013 da Campus di Cesena, Comune di Cesena e Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena, ha come finalità principale la crescita di aziende di successo nel territorio cesenate. Ha costruito – come riferisce il sito dell’Acceleratore – il proprio percorso di accelerazione basandosi sull’esperienza delle più importanti realtà italiane e internazionali nell’ambito dell’accelerazione di impresa e grazie alla propria rete di contatti è in grado di presentare i progetti a un elevato numero di investitori industriali e a fondi di investimento necessari per fare crescere velocemente le nuove imprese. Tra i progetti nati in CesenaLab: BidToTrip, Rockin’1000 e Mamakids.

Impegnato a promuovere, accelerare e generare innovazione tecnologica è invece Romagna Tech con sede a Forlì, Società Consortile per Azioni senza scopo di lucro. Si pone al fianco delle imprese, per dare valore al business attraverso l’innovazione.

Infine, nata nel 2017, REI Lab S.R.L. nasce per volontà dell’Associazione Industriali della Provincia di Reggio Emilia che, assieme alla Fondazione Reggio Emilia Innovazione, si prefiggono di offrire alle imprese servizi di testing e prove volte alla certificazione di prodotto. REI (Reggio Emilia Innovazione) ha per oggetto la gestione di Laboratori di prova negli ambiti di Compatibilità elettromagnetica; Sicurezza elettrica; Prove climatiche di durata e vibrazioni; Motori elettrici. 

Rimini Incubator Summit: incubatori, una presenza strategica per la Romagna

Antonio Nannini ha evidenziato infine il ruolo che occupa l’Ente Camerale nell’attività legata alla creazione di imprese e startup. “La Camera di commercio della Romagna fornisce servizi di supporto, informazione, orientamento per la nascita e lo sviluppo di imprese e attività di formazione; partecipa e sostiene incubatori e acceleratori di startup sul territorio; sostiene le neo imprese e la nascita di startup attraverso accordi di collaborazione, protocolli d’intesa, adesione ad organismi del territorio che perseguono tale mission. Rientrano fra questi, per esempio, l’Associazione ‘Nuove Idee Nuove Imprese’, il Protocollo d’Intesa con ‘CesenaLab’ e con il Board ‘Primo Miglio’. La Camera partecipa poi alla compagine societaria di Romagna Tech“. In chiusura, una riflessione sul futuro: “Dai macro indicatori del nostro tessuto economico emerge l’importanza strategica per la Romagna di incubatori capaci di accelerare e sistematizzare i processi di creazione di impresa con un’attenzione particolare e mirata ai giovani, ai temi spiccatamente innovativi e che, soprattutto, siano in grado, a partire dalle fasi iniziali del ciclo di vita di un’impresa, di sviluppare la resilienza dei progetti imprenditoriali.”

Uni.Rimini: i risultati del Summit 

Uni.Rimini, che ha coordinato l’organizzazione dell’evento, è soddisfatta degli esiti del Summit e rilancia: “L’esito è stato sicuramente positivo. Attraverso il confronto tra questi modelli, abbiamo avuto la possibilità di comprendere le loro dinamiche, le finalità che si pongono e quali potrebbero essere gli scenari futuri. Tutti i partecipanti sono rimasti soddisfatti, tanto che come annunciato durante il summit, quello di novembre 2018 è stata solo la prima edizione di una serie di appuntamenti che vorremmo diventasse annuale. Un secondo riscontro estremamente positivo è venuto da parte degli stessi relatori in merito alla possibilità di conoscersi più approfonditamente e scambiarsi idee e valutazioni“.