La resilienza del Green Italy

I dati dell’undicesimo rapporto Green Italy di Unioncamere e Fondazione Symbola. Sotto la lente oltre 400mila imprese nel quinquennio che hanno investito in economia verde. Per l’Emilia-Romagna circa 37mila realtà che hanno piazzato investimenti per quasi 35 miliardi di euro

di Thomas Foschini

Le imprese che investono su green e digitale sono più resilienti e competitive. Più pronte ad affrontare il futuro. Ma anzitutto più attrezzate per navigare un presente di incertezza economica, sociale, culturale perfino. Lo afferma l’undicesimo rapporto Greenitaly, pubblicato dalla Fondazione Symbola e Unioncamere e presentato di recente a Roma.

Frutto come sempre di un intenso lavoro di monitoraggio, il rapporto ha scandagliato risultati e performance delle oltre 432mila imprese italiane che, tra il 2015 e il 2019, hanno investito in prodotti e tecnologie green. Un numero importante – nel manifatturiero si tratta di oltre un’impresa su tre, il 35% – e in poderosa crescita sul quinquennio precedente.

In crescita occupati e fatturato, anche durante la pandemia

L’efficienza e le fonti rinnovabili – insieme alla riduzione di rifiuti e consumi idrici – fanno la parte del leone negli investimenti, mai così alti nel 2019 dall’inizio delle rilevazioni. Eppure – dato più significativo – sono proprio queste imprese a essersi dimostrate più attrezzate per affrontare lo shock pandemico, che si sarebbe presentato a marzo di quest’anno.

In Italia, spiega il rapporto, ci sono 3,1 milioni di “green jobs”, pari al 13,4% dell’intera forza lavoro. Se l’analisi statistica più generale si ferma al 2019, Symbola e Unioncamere hanno effettuato una rilevazione più recente, a ottobre 2020, considerando un campione di 1.000 imprese manifatturiere sotto i 500 addetti.

Tra le imprese che hanno proseguito nella politica di investimenti nella sostenibilità, il 16% ha centrato un aumento di fatturato, contro il 9% di quelle che non l’hanno fatto. Se pure importante, la crisi ha intaccato decisamente meno le imprese “verdi” (circa l’8%), rispetto a quelle tradizionali (oltre il 14%).

Fattori che si riflettono anche sull’occupazione: il 9% delle green factories dichiara di voler procedere a nuove assunzioni, assiste a una crescita più che proporzionale dell’export e – soprattutto – mostra una discreta fiducia sul futuro, avendo intenzione di confermare gli eco-investimenti almeno sino al 2023.

L’Emilia-Romagna

Secondo il Rapporto Greenitaly 2020, l’Emilia-Romagna si piazza al quinto posto per numerosità delle imprese che hanno effettuato eco-investimenti nel quinquennio. In valore assoluto, 37mila imprese che hanno piazzato investimenti per 34,6 miliardi di euro.

Ma è all’interno dei singoli settori che si riscontrano le dinamiche forse più significative. Se n’è parlato, tra l’altro, al recente convegno su “prospettive di sviluppo nella green economy nel territorio metropolitano”, organizzato dalla Città metropolitana di Bologna in collaborazione con Art-Er.

In cifre, si tratta di oltre 6mila imprese, 4mila delle quali appartengono al settore dei servizi. Di queste, una su cinque si trova a Bologna, seguita da Modena, Reggio e Parma. Secondo i dati dell’Osservatorio GreenER, emerge come i settori dell’agroalimentare e della “meccanica allargata” siano i più rappresentativi in questa speciale classifica. E si tratta, anche qui, delle realtà che hanno meglio performato in termini di ricavi, occupati, Ebita e Valore Aggiunto.

La transizione verso un’ economia verde a livello europeo pone importanti sfide per il raggiungimento di ambiziosi obiettivi al 2050 che le imprese e i territori devono saper cogliere”, è emerso dall’incontro. Con comportamenti e dinamiche che, dalle imprese in senso stretto, finiscono per coinvolgere le dinamiche del consumo, i comportamenti quotidiani dei cittadini.

“La transizione verde è già una realtà”

La transizione verde è un percorso su cui le imprese italiane si sono già avviate. Lo ha sottolineato Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, presentando il rapporto Greenitaly.

Quattro le direttrici fondamentali” ha spiegato Tripoli. Innanzitutto, proseguire nella politica di investimenti anche nel prossimo triennio, nonostante le difficoltà -un’impresa su quattro, sondata dal Rapporto, si è espressa positivamente. Secondo, scommettere sugli investimenti green in funzione anticiclica: la maggior parte delle imprese intervistate, nel perimetro di quelle che hanno effettuato investimenti verdi, ha dichiarato di poter recuperare i livelli pre-crisi in 1-2 anni.

Infine, giovani e innovazione, dato che sono le imprese gestite e condotte da under 35 le più determinate ad investire nella green economy, le stesse più propense a destinare una quota costante del fatturato a progetti di R&S anche in funzione di Industria 4.0.

Riciclo e riuso, un vantaggio competitivo tutto italiano

Abituati a una narrazione che vede l’Italia, spesso, agli ultimi posti in classifica in Europa negli indicatori di innovazione e quota di investimenti pubblici e privati ad essa destinati, c’è un chiaro segnale in controtendenza, da considerare, secondo il rapporto Symbola-Unioncamere, un vantaggio competitivo per il sistema Paese.

Siamo il campione europeo nell’economia circolare e nell’efficienza dell’uso delle risorse”, spiega il documento. Grazie alla percentuale di materiale avviata a riciclo doppia rispetto alla media europea (79 contro 39%), più della Francia, del Regno Unito, della Germania. Complessivamente, l’economia circolare in Italia fa risparmiare 23 milioni di TEP ogni anno, 63 milioni di tonnellate di CO2 in meno in atmosfera.

In cifre, per ogni kg di risorsa consumata, il sistema Italia genera 3,6 euro, contro una media europea di 2,3. Da questo – conclude il rapporto – occorre ripartire per favorire l’industria italiana (legno-arredo, ma anche agroindustria, chimica sostenibile).

 

Terra, acqua e foreste

Fortemente orientato alla sostenibilità è il settore agricolo e agroalimentare, anche grazie alla nascita della rete Consorzi Agrari d’Italia – cui l’Emilia-Romagna partecipa con i consorzi Bonifiche Ferraresi, Consorzio Agrario dell’Emilia, Consorzio dell’Adriatico – e dello sviluppo di nuove realtà dedicate in via esclusiva all’agricoltura biologica e biodinamica (tra queste, il Consorzio Natura e Alimenta, con la partecipazione di agricoltori e allevatori emiliano-romagnoli, piemontesi e lombardi).

Anche in questo caso, si tratta di un primato europeo, con l’Italia che ha tagliato del 20% l’uso dei pesticidi in agricoltura tra il 2011 e il 2018. E così via, passando per una gestione più sostenibile della risorsa idrica (Irriframe, sistema di irrigazione intelligente gestito dall’Associazione nazionale delle bonifiche) che ha garantito un risparmio sino al 25% della risorsa idrica.

Sempre in Emilia-Romagna hanno sede alcuni progetti primari finalizzati allo sfruttamento sostenibile del patrimonio forestale. Tra questi, il progetto quadriennale CO2 PEF&PES, avviato nel 2020 e cofinanziato dal programma europeo LIFE, concentrato sull’analisi delle aree boschive dell’alto parmense e dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese.

Con l’obiettivo ambizioso di inquadrare la gestione delle foreste come un vero e proprio mercato di “crediti ecosistemici”, grazie ad un partenariato guidato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa cui partecipano FederlegnoArredo e numerose istituzioni locali, dalla Regione Emilia-Romagna alle già citate Unioni di comuni.

La mobilità sostenibile

Infine il capitolo mobilità sostenibile. “Per la filiera automotive globale – spiega il rapporto Greenitaly – lo scoppio dell’epidemia da Covid-19 in Cina e la successiva pandemia hanno rappresentato un fattore di perturbazione senza precedenti. Ma la transizione industriale e l’ancor più ampia rivoluzione della mobilità non si fermano”.

Tradotto, un corposo piano di incentivi alla mobilità elettrica, cui molte Regioni – tra cui l’Emilia-Romagna – hanno contribuito con risorse proprie.

Best pratice nazionali e locali

Tra gli obiettivi del rapporto, l’analisi di vere e proprie “best pratice” che, in un quadro di statistiche aggregate possono restituire ancora meglio il valore e le prospettive di un settore denominato, in via estensiva, “green economy”.

Tra queste, la Parini di Albinea (Reggio Emilia) che ha sviluppato “separatori balistici” all’avanguardia per separare i rifiuti, con efficienze che sfiorano il 95%, esportati in tutto il mondo. Ma anche il “KerakollGreenLab” di Sassuolo, all’avanguardia nei progetti green building, che opera in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio. Non mancano poi le “partnership”, come quella dell’imolese SACMI che ha affiancato Catalano (leader italiano nella produzione di ceramica sanitaria con sede nel viterbese) nella realizzazione del primo stabilimento d’Europa interamente basato su automazione 4.0 e un ciclo controllato nella gestione di scarti, acqua ed energia.

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