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Servizio idrico bacino riminese: bando da 2 miliardi di Euro

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Il Bando europeo per il servizio idrico del bacino riminese: in gara Hera, gestore uscente e Acea, azienda di Roma. Amir, proprietaria delle infrastrutture idriche della Provincia di Rimini ha fatto il punto

di Riccardo Belotti

Sono circa 2,5 i litri di acqua potabile di cui ha bisogno un individuo adulto, ogni giorno, per vivere. Ma il consumo di acqua nel mondo non è uguale e quasi 1miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile o a fonti sicure. L’acqua, quindi, oltre a essere essenziale per la vita, ma distribuita in maniera diseguale nel mondo, è prima di tutto un bene da non sprecare e per questo la gestione del ‘patrimonio idrico’ ha un’importanza decisiva per la vita di tutti. Nel 2021 la Provincia di Rimini avrà un nuovo gestore del servizio idrico integrato. Ma chi sarà? Lo stabilirà la gara europea bandita dall’Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti (Atersir) del valore di 2 miliardi di euro per un arco temporale di circa 20 anni (fino al 2039), riguardante un bacino di 24 Comuni – non c’è Maiolo, gestione in economia salvaguardata – con circa 330.000 abitanti. A contendersi il servizio due multiutilities italiane: Hera, gestore uscente del quale i Comuni del territorio sono azionisti; e Acea, azienda di Roma con una forte presenza nel servizio idrico integrato nell’Italia centrale.
Attualmente la commissione giudicatrice sta vagliando le offerte e tra qualche settimana sarà resa nota la multiutility vincitrice: poi si procederà all’affidamento, salvo eventuali contenziosi.

Il valore dell’acqua: il convegno Amir sulla prima gara europea

A fare il punto sulla situazione in occasione del convegno “Il Valore dell’Acqua”, iniziativa dell’azienda pubblica Amir, proprietaria delle infrastrutture idriche della Provincia di Rimini, sono stati Alessandro Rapone amministratore unico Amir, assieme a Vito Belladonna direttore Atersir, Andrea Guerrini componente del collegio Arera, Giordano Colarullo direttore generale Utilitalia e Luigi Castagna presidente Confservizi Emilia-Romagna, associazioni di riferimento per il settore idrico. La gara, importante nei numeri, è anche la prima europea dall’avvio della regolazione indipendente (2011), ovvero da quando le competenze sull’idrico sono state assegnate ad Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente: un caso pilota per il nostro Paese, in considerazione che nei prossimi anni decine di gestioni in scadenza in Italia si troveranno ad affrontare la stessa procedura. Per questo l’iter sta suscitando attenzione tra gli addetti ai lavori. Non è però un argomento, secondo Alessandro Rapone, che riguarda solo gli addetti ai lavori: “Si tratta di un passaggio strategico, d’importanza collettiva: oggi possiamo contare su un servizio efficiente a costi sostenibili grazie a un modello con una sua specificità, forte controllo pubblico e gestione industriale capace di sostanziosi investimenti. Con questa procedura, un caso pilota a livello nazionale, stiamo anche constatando quanto sia sempre più decisivo il ruolo delle authorities a supporto delle scelte delle istituzioni“.

Alessandro Rapone, amministratore unico Amir

Bacino idrico di Rimini: tra il 2014 e il 2017 investimenti annui sopra i 20 milioni di Euro

Vito Belladonna, direttore generale di Atersir, per inquadrare la procedura in corso si sofferma su alcuni dati di contesto. I gestori in Emilia-Romagna hanno in carico circa 47.500 km di rete acquedottistica (3.000 km nel Riminese) e 25.500 di rete fognaria (2.500 a Rimini). In Italia si investono circa 40 euro per abitante all’anno nell’infrastruttura idrica; la media europea è di 100 euro. Sul bacino riminese tra il 2014 e il 2017 la mole di investimenti ha sempre superato i 20 milioni di euro all’anno, circa 60 euro pro capite, per un totale di 133 milioni nel quadriennio. Non solo. “Rimini è stata capace di intercettare 14 milioni di contributi pubblici ha sottolineato Belladonna – per un’operazione di valenza straordinaria per il risanamento fognario. E nonostante in Emilia-Romagna ci siano diverse concessioni in scadenza, oltre a Rimini nei prossimi anni andranno al rinnovo anche Ravenna e Forlì-Cesena, si stanno continuando ad investire complessivamente circa 180 milioni l’anno. Un patrimonio, chiaramente non vendibile ma importante, dal valore di 476 euro per abitante, media piuttosto alta rispetto a quella dell’Italia (289 euro)”.

Rapone: “Servizio idrico E-R modello di efficienza amministrativa e gestionale”

Proprio il livello degli investimenti sarà uno dei principali criteri per l’aggiudicazione della gara. Il parametro è stato fissato da Atersir in 20 milioni l’anno, circa 58 euro a residente l’anno. La realizzazione del Piano determinerebbe una crescita costante dei costi di capitale, stimati in 34,7 milioni a fine 2039 (circa 100 euro a residente l’anno). Non ci saranno ovviamente corsie preferenziali per Hera in vista della gara, come ha detto Rapone, evidenziando l’ottimo lavoro svolto in questi anni: “Il servizio idrico in Emilia-Romagna è sicuramente un modello di efficienza amministrativa e gestionale, ai massimi livelli sul piano nazionale“. La bolletta media dell’Emilia-Romagna si colloca però in una fascia medio-alta, “ma è anche vero che a fronte di ciò ci sono livelli di investimento molto elevati e la sostenibilità per le famiglie viene garantita; c’è una bassa dispersione idrica e assenza di infrazioni europee sulla depurazione”.

Risparmio energetico: ogni anno Italia consuma 9,5 miliardi di metri cubi d’acqua

Intanto il Governo italiano ha accolto un ordine del giorno, a prima firma dell’onorevole Benedetta Fiorini, finalizzato a estendere le agevolazioni fiscali per il risparmio energetico anche agli interventi di sostituzione delle attrezzature sanitarie in grado di produrre un risparmio idrico. Una risoluzione che impegna il Governo ad affrontare in futuro un tema centrale in termini di sostenibilità ambientale negli edifici. Lo comunica Confindustria Ceramica in una nota, mettendo in luce alcuni dati sul consumo idrico in Italia: ogni anno nel nostro Paese si consumano 9,5 miliardi di metri cubi d’acqua, pari a quasi 430 litri per abitante al giorno, comportando per una famiglia media di tre componenti una spesa annua superiore ai 400 euro, ben 175 euro in più rispetto a dieci anni fa. Il 30% di questo consumo è relativo ai 57 milioni di vasi sanitari, la metà dei quali installati prima del 1990. Sciacquoni che presentano un rilascio superiore ai 9 litri per singola azione – un valore che arriva nel caso degli impianti più vecchi fino a 15 litri -, quando vasi di moderna produzione italiana sono in grado di funzionare anche solo con 3,5 litri.

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