La PA alla prova smart working. La vera sfida è sul capitale umano

Una riforma indotta da forza maggiore che andrà a messa a sistema nella PA. Le risorse umane sono la chiave di volta

Tra i vari ambiti su cui il Covid si è abbattuto come un uragano c’è anche la Pubblica Amministrazione e, sulla risposta del settore e le prospettive future, ha indagato il terzo appuntamento web di È arrivato domani, ciclo di incontri promosso dalla Città metropolitana di Bologna e Insieme per il lavoro.

Il punto di partenza è lo smart working, modalità di lavoro a distanza che, praticamente nel giro di una notte, è stata attivata per centinaia di migliaia di persone assottigliando, nelle parole di Francesco Raphaël Frieri, direttore generale Regione Emilia-Romagna, “il confine tra vita pubblica e vita privata”. Su Econerre una intervista a Frieri sullo smart working
Siamo davanti a una riforma che è stata forzata come mai nessun’altra nella storia della Repubblica – esordisce Daniele Donati, professore di Diritto Amministrativo all’Università di Bologna –. La digitalizzazione è ora una strada obbligata, ma non tutti i dettagli sono ancora stati definiti e, per attuare una riforma di questo tipo, serve uno sguardo a 360 gradi. L’amministrazione italiana – continua Donati – non è un insieme omogeneo: non parte tutta dallo stesso punto e non affronta le stesse sfide. Ci sono tante Pubbliche amministrazioni e tante forme di digitalizzazione e per questo, la sfida da vincere è portare tutti allo stesso punto. L’accesso alle reti e il loro uso sapiente dovrebbero diventare il più recente sei servizi pubblici. Da una parte servono interventi infrastrutturali con reti superveloci, o almeno sufficienti, ma quello che è davvero necessario è saperla usare”.

Le risorse umane sono la chiave di volta di questa rivoluzione nella PA

E’ proprio dalla percezione dello Smart Working da parte del personale che la Città metropolitana di Bologna è partita per capire quali sono le mosse future da fare. I risultati dell’indagine, con più luci che ombre, svolta sui dipendenti sono stati presentati da Giacomo Capuzzimati, che della Città metropolitana di Bologna è direttore generale.

Che capitale umano sia l’aspetto su cui maggiormente si deve lavorare lo conferma anche Silvia Rota, docente SDA Bocconi School of Management e direttore dell’executive master in management delle pubbliche amministrazioni, che spiega come, allargando lo sguardo alla popolazione, sia “solo il 32% degli italiani a utilizzare servizi di e-government” e che “anche le imprese italiane, soprattutto quelle medio-piccole e soprattutto in alcune zone, siano in ritardo con le esperienze online al punto che la digitalizzazione della PA e dei relativi servizi potrebbe addirittura metterle in difficoltà piuttosto che aiutarle” arrivando a concludere che “il grande ritardo del nostro Paese non riguarda tanto la tecnologia ma il capitale umano perché quello che manca davvero è la competenza tecnologica Quindi benissimo investire in infrastrutture hardware e software ma ricordiamoci che le pubbliche amministrazioni sono fatte di persone: vanno sviluppate le competenze e colmati i gap di competenza”.

Certo è, aggiunge Carlo Mochi Sismondi, presidente Forum PA, che “una buona amministrazione deve essere per forza digitale perché questo è il mare in cui oggi tutti nuotiamo. Ma – avverte – una legge non basta a cambiare i comportamenti. Serve anche un’azione costante di accompagnamento fatta di formazione”.

Fabiana Dadone, ministra per la Pubblica Amministrazione

Sulla stessa linea anche la Ministra per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone, intervenuta all’incontro. “Non c’è dubbio che il principale cambiamento che la PA ha fatto nella fase del Covid sia verso il lavoro agile – ha detto in apertura di intervento –. Un piccolo grande passo che siamo stati forzati a fare. L’emergenza ci ha costretto, anche a fronte di una scarsità degli strumenti, a buttarci e la PA ha reagito”. Ma se sulla formazione del personale concorda, c’è un punto su cui Dadone rilancia: “Serve investire sulla formazione del capitale umano ma anche sulla selezione delle competenze in entrata”. Senza sottovalutare il fatto che “la PA può sì contribuire al rilancio, ma va supportata per esempio nell’interconnessione delle banche dati attraverso la diffusione della banda larga così evitiamo, per esempio, di dover chiedere lo stesso documento alle imprese più e più volte”.

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