Lo smart working apre al futuro

L’emergenza coronavirus ha allargato il ricorso allo smart working. E’  avanti la Regione Emilia-Romagna. L’intervista al direttore generale strutture centrali, Francesco Raphael Frieri “un modello organizzativo semplificato ad alto valore aggiunto”. La Giunta regionale ha dato via libera a un bando da 2 milioni per gli Enti locali. 

di Paolo Tomassone

L’emergenza Covid-19 ha amplificato il ricorso allo smart working. Nel decreto «Cura Italia», hanno trovato forma normativa anche alcuni principi finora previsti nelle recenti circolare della Funzione pubblica sul lavoro agile nella P.A. E’ stato messo nero su bianco che fino alla fine dell’emergenza Coronavirus, lo smart working diventa la forma ordinaria di svolgimento della prestazione nelle pubbliche amministrazioni.

La situazione contingente è anche l’occasione per una riflessione più complessiva sul lavoro agile.  

Per il telelavoro servono un computer e un collegamento internet: basta firmare un accordo con la propria azienda per “spostare” l’ufficio per tre o quattro giorni la settimana all’interno delle mura di casa. Lo smart working, invece, richiede una rivoluzione digitale per tutta l’azienda: “gli impiegati diventano professionisti che grazie alla tecnologia potranno lavorare ovunque perché risponderanno a obiettivi, soprattutto a breve scadenza, definiti con il loro capo”. È questo il “passaggio che molti faticano a capire”, nonostante lo smart working stia diventando – anche a seguito delle misure governative per il contenimento del Covid-19 – sempre più frequente, sia nel privato che nel pubblico.

raphael Frieri

Ne è convinto il direttore generale delle strutture centrali della Regione Emilia-Romagna, Francesco Raphael Frieri.

Direttore, quando la Regione Emilia-Romagna ha intuito i benefici di questa modalità organizzativa?

La nostra Regione ha guidato per prima una sperimentazione di altre nove amministrazioni, dando vita al progetto europeo “VeLA” orientato alla diffusione di modalità di lavoro agile. Un progetto che ha coinvolto amministrazioni regionali, comunali e nazionali e che oggi si è esteso ad altre 40 amministrazioni nazionali e locali. Questo ha portato una ventata di cambiamento culturale, manageriale e organizzativo e ha spinto alla trasformazione digitale di tutti i soggetti coinvolti”.

Sede Regione Emilia-Romagna

Dati alla mano, la Regione Emilia-Romagna è ai primi posti nelle classifiche per lo smart working

Quante persone ne beneficiano?

Noi oggi abbiamo 500 telelavoratori, frutto di accordi che ereditiamo dal secolo scorso, 430 smart worker ordinari ai quali si devono aggiungere 1.900 smart worker a seguito dell’emergenza per il Covid-19, su un organico di 3.420 persone in 55 sedi, da Piacenza a Rimini. Questi numeri non tengono conto dei collaboratori e dei consulenti on site, con i quali arriviamo circa a 4.000 persone che lavorano in smart working. Se stiamo ai dipendenti diretti, oltre l’80% non lavora in modo tradizionale, ossia lavora in remoto, compresi coloro che lavorano nei servizi che si rapportano al pubblico. È un risultato straordinario, incredibile, non l’avrei mai detto”.

Come si può garantire il lavoro a distanza per così tante persone?

Abbiamo circa 64 gestionali diversi con cui facciamo tutto, quasi totalmente in cloud. E questo permette, grazie anche all’introduzione di sistemi d’intelligenza artificiale su alcuni di questi gestionali, di far interagire in modo molto più agile e semplificato i nostri operatori ovunque essi siano.  I nostri smart worker – aggiunge Frieri – mancano dal posto di lavoro, in condizioni ordinarie, soltanto un giorno e mezzo la settimana. Non perché gli viene imposto, ma perché sono le modalità organizzative ex post che lo portano ad avere questa flessibilità. Garantiamo il diritto alla disconnessione, parola su cui la Francia ha fatto una legge apposita. Ma garantito questo, noi vediamo che sono più produttivi degli altri lavoratori. Perché sono più flessibili e rispondono a degli obiettivi. E poiché rispondono a degli obiettivi aumenta il valore aggiunto del lavoro. Tutto questo l’abbiamo fatto sempre condividendolo, pur non potendo essere oggetto di accordo, con l’intera compagine dei sindacati presente in Regione”.

Quanto è durato questo percorso?

Siamo partiti, in modo sperimentale, alla fine del 2017, quando è uscita la prima legge sul lavoro agile della Regione. Abbiamo coinvolto prima 50 persone, poi abbiamo raddoppiato a 100, poi a 220 fino a 500. Ma la trasformazione digitale deve avvenire prima. È per questo che gli enti e le aziende che non hanno compiuto la trasformazione digitale faranno molta fatica e probabilmente spariranno”.

Questa modalità organizzativa “a distanza” può consentire incrementi di produttività

Cosa comporta questa rivoluzione di cui Lei parla?

Vede, lo smart working non è mandare delle e-mail di lavoro da casa. La trasformazione digitale non va confusa con la semplice digitalizzazione della posta. Io credo che questa trasformazione debba tenere conto di tre componenti: i dati – devo sapere dove sono i miei dati e come maneggiarli; le applicazioni di utilizzo di questi dati – che devono essere in cloud e devono usare sistemi di intelligenza artificiale; il lavoro e in questo caso l’abbandono del desk. Questo ultimo punto è importante: lo smart working consente di usare spazi di co-working, quindi consente alla pubblica amministrazione, in prospettiva, di risparmiare in immobili”.

Quali sono i vantaggi sulla conciliazione dei tempi di vita privata e lavoro?

Intanto mi preme sottolineare che in Regione Emilia-Romagna gli smart worker sono in egual misura uomini e donne. Abbiamo notato che questa flessibilità dà anche un vantaggio all’amministrazione: tra coloro che ne usufruiscono il ricorso alle ferie brevi è diminuito del 30%”.

Lo smart worker nella pubblica amministrazione è diverso da quello che adottano le imprese private?

Noi abbiamo sviluppato questa sperimentazione imitando e rapportandoci con Tetra Pack di Modena e con Crédit Agricole di Parma. Non ci sono confini pubblico privato, è una diversa concezione del lavoro, è la differenza tra un professionista e un impiegato. Nessuno chiede a un professionista se fa troppi aperitivi o un avvocato se e a che ora va a prendere un caffè davanti al tribunale; ci si fida della loro reputazione e nel momento in cui arriva al risultato lo si conferma nell’incarico. Per esempio: il nostro URP, in questo momento di emergenza coronavirus, è chiuso; però sta gestendo quattro volte i problemi che gestiva prima. Ecco perché insisto sulla necessità di una trasformazione digitale che non è la digitalizzazione di quello che si faceva prima, ma un diverso modello organizzativo semplificato ad alto valore aggiunto in cui le persone sono responsabilizzate e le squadre di persone rispondono a degli obiettivi. La vecchia concezione del lavoro “tante ore – tanto salario” appartiene al passato. I nostri smart worker non hanno orari, non hanno i badge, si autocontrollano, è la tua squadra che ti controlla”.

Per una panoramica delle opportunità che derivano dallo smart working, leggi qui 

Dalla Regione 2 milioni di euro per consolidare e sviluppare lo smart working

Accelerare il processo di adozione dello smart working durante l’emergenza Covid 19, per contribuire a garantire la continuità dei servizi e ridurre la mobilità dei dipendenti. Ma ugualmente importante è consolidare questo strumento organizzativo, fondamentale per un cambiamento duraturo e in grado di sostenere il rilancio del territorio.

Queste le finalità del bando approvato dalla Giunta regionale che mette a disposizione 2 milioni di euro per gli Enti locali in Emilia-Romagna (Comuni, Unioni, Province e Città Metropolitana).

Nell’immediato, questo bando vuole dare alle amministrazioni locali uno strumento che consenta di operare al servizio dei cittadini in tempi di distanziamento sociale– ha detto Paola Salomoni, assessore all’Agenda Digitale-. In realtà è un significativo investimento per consentire agli enti di utilizzare il lavoro agile anche dopo, nella loro normale operatività”.

Per l’assessore al Bilancio Paolo Calvano “il Covid ha obbligato le Pubbliche amministrazioni a cambiare le proprie modalità di lavoro. Questo cambiamento, avvenuto in emergenza, modificherà anche il futuro della PA e perciò la Regione ha deciso, con questa importante misura, di accompagnare gli Enti locali in questa transizione. Un’iniziativa che guarda al futuro, nell’interesse di lavoratori e cittadini”.

La procedura telematica

L’apertura del bando è fissata per venerdì 3 aprile, alle ore 9.30. La possibilità di presentare domande di contributo sarà possibile fino a esaurimento risorse (e comunque non oltre il 31/7/2020).

Al link http://autonomie.regione.emilia-romagna.it il bando e la piattaforma per l’invio telematico della domanda.

Le risorse previste nel bando supporteranno gli Enti nell’adottare un efficace piano di avvio e consolidamento dello smart working, realizzando iniziative di carattere formativo per dipendenti e dirigenti. La misura consentirà inoltre di reperire tecnologie evolute per supportare questo processo di trasformazione digitale e organizzativa della Pubblica amministrazione.

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