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Alla ricerca della sostenibilità ambientale sociale ed economica

copertina volume sostenibilità

Imprese tra sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Indagine della Regione Emilia-Romagna e dell’Università di Bologna sulle aziende che hanno avuto accesso a contributi pubblici negli ultimi tre anni

La marcia è iniziata, con slancio e responsabilità, ma sarà lunga. Strade verso il raggiungimento della piena sostenibilità ambientale, sociale ed economica che potrebbe vedere le imprese di grandi dimensioni assumere un ruolo importante per orientare il mercato e incidere sulla catena dei subfornitori, stimolando così anche le aziende meno strutturate.

A dirlo sono i risultati dell’indagine sul ‘Profilo di sostenibilità delle imprese in Emilia-Romagna’ svolta dalla Regione con l’Università di Bologna 

La ricerca ha preso in esame un campione rappresentativo di 2.500 aziende che hanno avuto accesso a contributi pubblici negli ultimi tre anni.

Questo studio– ha sottolineato l’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro, Vincenzo Collaè per noi il punto di partenza di un’azione di monitoraggio sulla transizione ecologica del mondo produttivo. Potremo infatti misurare meglio l’efficacia e gli impatti delle misure pubbliche per migliorare la sostenibilità delle nostre imprese, al fine di affermare un futuro di crescita equa e diffusa, nel rispetto delle persone e dell’ambiente”.

L’indagine è andata a sondare in profondità diversi aspetti della vita aziendale. Dalle modalità di selezione e gestione dei fornitori alle relazioni con i clienti e consumatori al welfare aziendale. Dalla gestione delle risorse materiali (comprese plastiche e rifiuti, idriche ed energetiche, sistemi di gestione ambientale, ecodesign) fino alla comunicazione e relazioni con il territorio e la comunità.

Come abbiamo condiviso nel Patto per il Lavoro e per il Clima– spiega Colla- puntiamo a uno sviluppo nuovo, improntato al rispetto del pianeta e alla preservazione delle risorse naturali attraverso una transizione che non metta a rischio il capitale produttivo e quello naturale, l’occupazione delle persone e il benessere della società. Anche alla luce degli impatti economici e sociali della guerra, è necessario ripensare il sistema degli approvvigionamenti, sostenendo riorganizzazioni produttive, produzioni locali e filiere sempre più corte”.

Le grandi imprese hanno un ruolo fondamentale per innestare e accompagnare questi processi di cambiamento. La grande sfida che abbiamo di fronte– conclude l’assessore- è intervenire con misure appropriate sulle intere filiere, per accompagnare la transizione in quelle realtà meno strutturate, che necessitano del sostegno pubblico per investire in processi di innovazione non più rinviabili”.

L’indagine sulla sostenibilità ambientale


Lo studio rileva che il 58% delle aziende che hanno avuto accesso a contributi regionali negli ultimi tre anni si colloca in una fase ancora iniziale del percorso, il 35% si attesta su un profilo intermedio, dichiarando di avere già in corso diverse azioni correlate agli obiettivi di sostenibilità e il 7% esprime un profilo avanzato e una strategia complessiva capace di integrare obiettivi sociali e ambientali. Tra i partecipanti al ‘Premio innovatori Responsabili’, annuale riconoscimento della Regione sulla responsabilità d’impresa, il 42% mostra un livello elevato di sostenibilità, il 56% si attesta su valori intermedi e il 12% risulta ancora all’inizio del percorso. L’investimento nell’innovazione sostenibile è ancora visto dalla maggioranza delle imprese come un costo in conflitto con altre priorità di investimento e il 70% degli intervistati ritiene fondamentali gli incentivi pubblici, in particolare per sostenere la transizione delle PMI e delle microimprese.

La dimensione aziendale incide in modo significativo sulla capacità dell’impresa di mettere in atto processi di sostenibilità: tra le imprese più grandi, molte sono già orientate verso innovazioni e investimenti coerenti con i criteri ESG e possono quindi assumere un ruolo importante per orientare il mercato e incidere sulla catena dei subfornitori, stimolando anche le imprese meno strutturate.
L’analisi integrata di sostenibilità realizzata dall’Università di Bologna prende in considerazione anche dati economico/finanziari ed evidenzia la propensione delle diverse attività nei confronti dei tre pilastri della sostenibilità: ambientale, sociale ed economica. I dati rilevano trend analoghi rispetto alle tre dimensioni per le aziende manifatturiere, che mostrano un maggiore avanzamento sul piano della sostenibilità sociale rispetto a quella ecologica. Risultano, infatti, più diffusi interventi di welfare aziendale e di relazione con il territorio, mentre sono ancora limitati gli interventi orientati all’economia circolare, al risparmio delle risorse naturali e alla mobilità sostenibile delle merci.
Per la sostenibilità ambientale, le principali sfide riguardano la riduzione dei consumi di materie prime e di energia di fonti fossili, l’efficientamento dei sistemi di logistica e il trasporto sostenibile delle merci, interventi per il risparmio idrico e il recupero delle acque. Azioni che richiedono decisi investimenti nell’ecodesign, una pratica ancora poco sviluppata tra le imprese, che richiede una pluralità di competenze e un approccio collaborativo per ridisegnare i prodotti in un’ottica di economia circolare e di filiera corta e rafforzare la cultura manageriale.
A livello sociale, le imprese mostrano buone capacità di relazione con le comunità locali, ma risultano ancora poco sviluppati gli strumenti per la trasparenza e dialogo con clienti e consumatori.

Gli interventi di welfare aziendale sono diffusi e articolati nelle imprese medio-grandi, talvolta supportati anche dalla contrattazione nazionale e integrativa, ma occorre incentivare forme di welfare di comunità, per ridurre le forti disuguaglianze tra lavoratori che operano in settori diversi, con particolare nelle microimprese e nei servizi. La rilevazione ha permesso, inoltre, di approfondire la partecipazione femminile e giovanile nelle imprese che accedono alle diverse misure di sostegno, evidenziando che la presenza si concentra soprattutto nelle attività professionali e nei servizi, in particolare nei settori del commercio e del turismo, mentre scende sensibilmente nelle imprese che
hanno partecipato ai bandi per il sostegno alla ricerca, all’export, innovazione e investimenti produttivi. Emerge quindi la necessità di superare stereotipi culturali nell’orientamento scolastico e di inserimento e inquadramento lavorativo e favorire il ricambio generazionale.


Gianni Boselli

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