L’alleanza tra cultura ed economia è possibile

castello Estense Ferrara

Tavola rotonda in Camera di Commercio a Ferrara sul rapporto tra cultura ed economia con i vertici di Unioncamere e Symbola

di Camilla Ghedini

L’alleanza tra economia e cultura non è solo auspicabile, ma possibile. Anzi, per il presidente della Camera di Commercio di Ferrara, Paolo Govoni, che ne ha fatto la mission del suo mandato, è un percorso irrinunciabile confermato dai numeri. Il sistema produttivo culturale e creativo, fatto di imprese, PA e no profit, genera più di 92 miliardi di euro; attivando altri settori muove nell’insieme 25,5 miliardi, equivalenti al 16,6% del valore aggiunto nazionale. Non solo: il sistema produttivo culturale e creativo ha un effetto moltiplicatore sul resto dell’economia pari a 1,8. Tradotto: per ogni euro prodotto se ne attivano 1,8 in altri settori, il turismo in primis. Numeri snocciolati da Govoni, nell’introdurre la tavola rotonda L’alleanza tra cultura ed economia motore di sviluppo del Pil e dell’occupazione, con relatori d’eccezione quali: Giuseppe Tripoli, segretario generale Unioncamere; Fabio Renzi, segretario Fondazione Symbola; Ursula Thun Hohenstein, pro rettrice delegata al Sistema Museale dell’Università di Ferrara; Cristiano Bendin, responsabile della redazione de Il Resto del Carlino Ferrara, che in nome di un concetto di informazione capace di declinarsi in molteplici forme per raggiungere una platea differenziata e di un senso di responsabilità che diventa contributo al dibattito pubblico e ascolto dei lettori, ha  patrocinato l’evento.

fabio renzi Il confronto si è snodato a partire dal rapporto Io sono cultura, realizzato dalla Fondazione Symbola, in collaborazione con Unioncamere, giunto nel 2018 all’ottava edizione. Più che sugli esiti, che confermano il potenziale del nostro Paese, il focus è stato sulla percezione del rapporto nel tempo – “oggi siamo punto di riferimento”, ha ammesso Renzi, quasi a dire che inizialmente è stato difficile fare comprendere l’utilità dello strumento  –  sul cambio egli indicatori di riferimento, sulla modalità di comunicare il nostro Paese, dove prevale l’interpretazione del concetto di cultura come esclusivo turismo, quindi servizi. E se questo è un punto di verità, bisogna tuttavia diffonderne parallelamente una visione più ampia. “Un manufatto è arte perché contiene un’idea che può diventare brand ed è frutto di un talento, bisogna andare oltre i contenitori”, la sollecitazione di Renzi. A cominciare dai musei, dai siti archeologici, che con il loro valore possono a loro volta diventare luogo di elaborazione e trasmissione di valori e saperi di cui beneficia il territorio. Fino a qualche anno fa, questo il succo, la ‘cultura’ pareva orfana di un ‘sistema’ di appartenenza.

Cultura ed economia: associazione di grande attualità

In un Paese in cui – dati Rapporto Censis 2018 – il sentimento prevalente è la cattiveria alimentata dall’insoddisfazione e va consolidandosi una sorta di analfabetizzazione di ritorno (tra i dati più significativi, il 14% dei giovani tra i 18 e i 24 anni abbandona il percorso di studi; i laureati tra i 30 e i 34 anni sono  il 26,9% contro una media europea del 39,9%, un italiano su 2 è convinto di poter diventare famoso senza nessuna particolare abilità, ndr) non bisogna ‘spaventarsi’. giuseppe tripoliSu questo  Tripoli è stato chiaro, ricordando che anche nei momenti peggiori e bui “c’è comunque un patrimonio, il nostro, cui saremo sempre capaci di attingere e ci consentirà di guardare in prospettiva”. Vietato demordere. Va detto tuttavia che il radicarsi di un certo qualunquismo, in nome del quale tutti si ritengono in diritto di esprimersi in ambiti che non sono di propria pertinenza e in cui le competenze non paiono essere un requisito, il fruitore dell’arte sempre più spesso non è in grado di distinguere la ‘bellezza vera’. thun hoensteinCome ha ben spiegato Thun Hohenstein c’è il rischio che vengano messe sullo stesso piano una rassegna di respiro internazionale e una benefica. “Il punto – ha sottolineato la pro rettore – non è l’impegno e l’obiettivo meritevole, che non si mette in discussione”, ma il fatto che non si può attribuire lo stesso valore, per sintetizzare, a Courbet di Palazzo Diamanti e a una semplice esposizione di tele. Ecco allora che formare le sensibilità, al di là dei corsi di laurea e dei master post laurea – tutti contenenti nei titoli termini come gestione, management, risorse – richiede un impegno supplementare, per creare consapevolezza, coscienza, intraprendenza. Quindi economia.

La tavola rotonda, come ha ricordato Govoni, soddisfatto e ancora più convinto che la cultura sia linguaggio che sostanzia l’economia intesa paolo govoni come creazione e produzione “ha avuto l’ambizione di aprire un ciclo di approfondimenti sul tema. Il passo successivo– conferma Govoni – sarà chiedere alle associazioni di categoria e ai soggetti economici presenti di inviarci sotto forma di progetti attuabili le loro riflessioni, in tempi stretti“. I tempi previsti sono tra fine gennaio e inizio febbraio. Poi si continuerà a lavorare favorendo ulteriori momenti di approfondimento per sensibilizzare il  sistema produttivo e sociale, così che  la cultura diventi base fondante di ogni ragionamento.