La chiamano economia arancione, si legge occupazione

In Emilia-Romagna, secondo il rapporto Ervet, l’economia  arancione vale  7,134 MLD e crescerà. Più addetti e PIL

L’economia arancione è sinonimo di un cambio di paradigma produttivo in Emilia-Romagna. Dall’operaio massa all’operaio sociale, dall’operaio metalmeccanico al location manager, dalla fabbrica di oggetti alla fabbrica delle idee. C’è un . Un’economia che vive anche di immaginario ma produce moneta sonante, buste paga vere e si integra con i settori tradizionali. Valorizzandoli.

L’insieme delle attività legate alla creatività umana va sotto l’etichetta di Economia Arancione ed è uno di pochi settori che è cresciuto oltre la media. In Emilia-Romagna lievita per addetti (+5% tra 2015 e 2017) e valore aggiunto (5,4%).

Non si tratta di una fiammata, ma una tendenza di lungo periodo: dall’inizio della crisi si è registrato un aumento del 3,5% degli occupati, a fronte di una media regionale di +0,4%. La spinta maggiore si è avuta dal 2015 al 2017, con un incremento percentuale dell’occupazione di più 5%. Questi numeri non sono il frutto del caso, ma in particolare nel settore audiovisivo il frutto di una strategia basata sull’approvazione di nuove norme e finanziamenti agli operatori che hanno fatto da moltiplicatore ai fondi stanziati dalla Regione.

Kilowatt

Si naviga decisamente controcorrente, merito anche delle leggi e di consistenti finanziamenti da inizio legislatura per il settore culturale. Non una pioggia di contributi, ma selezione delle proposte a maggiore impatto economico ed occupazionale oltre, naturalmente, la validità della proposta artistica.

I numeri del settore: imprese, occupati, fatturato

Senza leggere i numeri non si comprende bene l’ampiezza di questa nuova “economia arancione”. Nel 2017 il settore contava22 mila unità localie oltre80 mila occupati,il 4,9%del totale dell’Emilia-Romagna, con competenze e scolarizzazione superiori alla media regionale, producendoil 5,4% del valore aggiuntoper un totaledi 7 miliardi e 134 milioni di euro,con unaprevisione entro il 2020 pari a oltre 7,5 miliardi.

Rispetto ad altri settori qui non incide l’export. C’è una grande domanda di cultura – basti pensare al numero incredibile di festival, rassegne ed altre iniziative organizzati in ogni città e paese – e sempre più emiliani-romagnoli vogliono fare economia con la cultura. Nei Festival aumentano i dipendenti a tempo indeterminato, è buona occupazione grazie ad una buona salute del settore che promette per il 2018-2020, un ulteriorecrescita del valore aggiunto con una media del +1,7% l’anno.

Lo studio Ervet

Grisù

I dati e i numeri citati sono il frutto del lavoro di ricerca Economia arancione, un’analisi sull’impatto dell’industria creativa in Emilia-Romagna”, realizzato da Ervet e al centro di un convegno che si è tenuto a Bologna alla presenza di esperti nazionali come Gian Paolo Manzella, assessore regionale a Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Start-Up del Lazio e soprattutto autore del libro “Economia Arancione. E poi le esperienze dal territorio, la carne viva dell’economia arancione con Grisù Factory (Ferrara); Kilowatt-Le Serre dei Giardini Margherita (Bologna); Spazi Indecisi (Forlì); Rete Almagià (Ravenna); La Polveriera (Reggio Emilia). Insomma una rete regionale creativa e produttiva che sta mettendo le basi per una filiera economica.

Il valore economico della cultura

“L’indagine regionale giunge a sei anni da una precedente ricerca su Cultura & Creatività – ricorda il direttore di Ervet, Roberto Righetti presentata nei primi mesi del 2012. Il rapporto aveva evidenziato  il valore economico di questo settore. Lo studio fece emergere dati importanti e dimostrò come cultura e creatività potessero essere inserite a buon diritto tra i tratti più pregnanti nella costruzione di un’identità e di un’economia regionale volta al futuro. La ricerca attuale, di 800 pagine a cui hanno collaborato circa 40 autori, conferma questi dati e in particolare la validità economica del settore, anche in prospettiva”.

Roberto Righetti e l’assessore regionale alla Cultura Massimo Mezzetti

Il lavoro e l’occupazione non si crea più solo nell’industria o nei servizi all’industria. C’è tutto il mondo del loisir – inteso in senso ampio – che sta arrivando a maturazione. L’offerta di cultura in Emilia e di svago e tempo libero in Romagna non è un dato recente, c’è sempre stata. Oggi cambia l’approccio. Fare cultura non è solo impegno civico, spesso è stato solo volontariato, ma un’attività professionale che ha necessità di capacità manageriali. Resistono sagre di paese frutto dell’anima comunitaria, ma si affermano eventi che mettono in moto centinaia di migliaia di persone. Il riferimento non è solo alla Notte Rosa della Riviera. Sono tanti altri gli eventi di massa. Quello più eclatante è stato il tributo a Vasco Rossi organizzato dal Comune di Modena che ha avuto un successo nazionale – 250 mila spettatori – e ha spinto l’amministrazione comunale ad organizzare per fine giugno la Notte Gialla.

Un osservatorio sull’industria della creatività

Il fermento è così forte che servono strumenti informativi. In campo c’è la proposta di realizzare nel 2019 un Osservatorio delle industrie culturali e creative dell’Emilia-Romagna, che includerà l’attuale Osservatorio dello spettacolo con la collaborazione di Ater, ma pure di Ervet e dell’Istituto per i Beni culturali della Regione.

rete Almagià

Uno strumento a supporto dell’amministrazione regionale e delle amministrazioni locali, in grado di monitorare con continuità e con approfondimenti e spunti di riflessione le industrie culturali e creative e il loro andamento a livello regionale, nazionale ed internazionale.

L’economista della cultura e coordinatore scientifico della ricerca Michele Trimarchi, sottolinea come l’investimento pubblico della Regione abbia sostenuto le attività culturali non con investimenti a pioggia, ma con un sostegno a progetti e creazione di norme e infrastrutture, con un impatto economico che è risultato essere positivo per tutta la comunità regionale. “In Emilia-Romagna– sostiene – l’industria culturale e creativa realizza inoltre una sorta di hub, un punto di riferimento attrattivo internazionale, che qui si avvale di un territorio fertile e strutture, dove la creatività è capace di anticipare i tempi e avere effetti anche sull’inclusione sociale e sul multiculturalismo”.

La politica e gli investimenti della Regione

l’assessore Massimo Mezzetti al convegno

L’assessore regionale alla cultura Massimo Mezzetti ricorda e sottolinea gli investimenti pubblici: “Dall’inizio della legislatura, nel 2015, così come si era impegnato a fare il presidente Bonaccini che aveva annunciato di triplicare le risorse destinate alla cultura nell’arco dei 5 anni, il bilancio del settore dai 18 milioni circa è più che raddoppiato, ma se consideriamo anche le risorse derivanti da altri assessorati in una strategia di sistema, le risorse sono oggi passate a quasi 45 milioni di euro, rendendo l’obiettivo iniziale ormai prossimo”. E Mezzetti ricorda come il lavoro abbia coinvolto diversi assessorati perchè investire in cultura significa, per esempio, investire in formazione. Se si vuole essere competitivi e creare valore nell’economia arancione serve un saper fare di alto livello.

Gian Basilio Nieddu