Budri, la bellezza del marmo non tramonta mai

L’azienda di Mirandola si è evoluta toccando vette inaspettate nel mondo del fashion. E ora fa scuola a Venezia

Quando si parla di marmo, il collegamento con Antonio Canova viene facile e allora, nei giorni in cui la Scuola Grande della Misericordia di Venezia ospita la mostra “Magister Canova” (dal 16 giugno al 22 novembre 2018), non può stupire che partner ufficiale dell’esibizione sia Budri Italian Marble Inlay, azienda di Mirandola, in provincia di Modena, vera e propria eccellenza italiana appunto per la lavorazione artistica del marmo.

L’azienda nasce negli anni ’60 come piccola impresa di lavorazione di marmo per l’edilizia domestica e per le tombe: a fondarla è Enzo Budri, ma il grande salto avviene con il figlio Gianmarco, e ha un punto di svolta ben preciso. Accade negli anni ’90 quando, a una fiera di settore, arrivò la folgorazione: tra i macchinari in mostra, un’altra azienda emiliana aveva portato un impianto per il taglio a idrogetto che consentiva di tagliare il marmo anche in curva e in spessore. Alla Budri si convinsero che valesse la pena acquistarlo, intuendone le potenzialità, ed essere stati fra i primi a utilizzarlo finì per rappresentare un enorme vantaggio competitivo, potenziato peraltro dalla collaborazione con designer e architetti di grido per sviluppare al meglio la qualità della produzione.

Fu così che la piccola azienda di Mirandola di lavorazione marmo cominciò ad arredare le grandi ville e gli appartamenti delle persone più ricche del mondo.

Una storia di successo che non si è fermata nemmeno nel maggio del 2012, quando il terremoto che ha colpito il Modenese ha distrutto due dei tre capannoni dell’azienda, costretta per alcuni mesi a trasferirsi in provincia di Verona in attesa della ricostruzione e del potenziamento delle strutture della sede mirandolese, nella frazione di San Giacomo Roncole. Oggi Budri può contare su un’area manifatturiera di 5900 metri quadrati nella quale trovano spazio macchinari e impianti di ultima generazione, necessari per mantenere la estrema qualità di una produzione che si rivolge ad una clientela di prestigio, che non si preoccupa di spendere e ha una naturale predisposizione per la bellezza, l’estetica e l’eleganza.

 Il sisma emiliano finì per rallentare il lancio di un prodotto molto particolare. Nel 2016, infatti, Budri ha lanciato la sua ultima novità, entrando nel settore dell’occhialeria di lusso. Occhiali in marmo, ovviamente: si tratta di montature realizzate di una particolare fibra ingegnerizzata e brevettata dall’azienda stessa. Sorprendentemente leggere, estremamente resistenti. Sono necessarie circa 25 ore di lavorazione per passare dal parallelepipedo di marmo all’occhiale finito.

Dalle tombe agli occhiali: è la continua reinterpretazione di una materia, il marmo, che fa parte della storia artistica dell’umanità, e che dalla classicità, attraverso l’innovazione tecnologica e nuove lavorazioni industriali e tailor-made, si porta nella quotidianità sino a diventare pop.

Non per caso, nel 2015 Budri si era aggiudicata – assieme ad altre 33 piccole e medie imprese italiane – i fondi messi a disposizione dallo “Strumento Pmi” e finanziato da Horizon 2020, il programma per la ricerca e l’innovazione dell’Unione Europea che destinava a ciascun soggetto vincitore 50 mila euro al fine di finanziare studi di fattibilità per nuovi prodotti innovativi da mettere sul mercato.

Una ricerca della novità e della qualità che per Budri è una cifra, una missione, e anche in questo senso va letta la capacità di attrarre la collaborazione da parte di alcuni dei più quotati designer.

La spagnola Patricia Urquiola è una di queste: all’interno della mostra Magister Canova, infatti, sono esposti anche i tavoli e i vasi dell’ultima collezione Budri – intitolata Agua e già presentata nel contesto del Salone del Mobile 2018 – firmata dall’artista. Quando bellezza chiama bellezza, appunto.

Antonella Cardone

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