MaCh3D: i materiali non hanno segreti

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Ha vinto l’ultima edizione di Nuove Idee, nuove imprese la Mach3D, start up di tre componenti

di Riccardo Belotti

Fuori dai laboratori, dentro le officine meccaniche, per condurre prove sulle proprietà meccaniche dei materiali direttamente nei reparti di produzione. Tagliando tempi e costi. È questa, in sintesi, MaCh3D, l’idea che lo scorso dicembre 2018 ha “sbancato” la diciassettesima edizione di Nuove Idee Nuove Imprese, la business plan competition promossa e organizzata dall’associazione omonima e da Startup Grind Rimini & San Marino.

In esclusiva per Econerre.it, si racconta Matteo Vettori, leader del gruppo che ha vinto 10mila Euro e assistenza per la creazione della startup.

Vettori, chi c’è dietro Mach3D?

I tre ingegneri di Mach3D

Siamo tre ingegneri, due meccanici e uno gestionale, e veniamo da esperienze e percorsi diversi: io sono il “senior” del gruppo, da un’esperienza di ricerca all’Università di Parma conclusasi con la mia prima iniziativa imprenditoriale, e-FEM srl, una società di ingegneria che offre consulenza in area meccanica. Proponiamo servizi di simulazione CAE per verificare i componenti prima che vengano prodotti e entrino sul mercato. Lavoriamo quotidianamente con materiali diversi e dobbiamo conoscerne le proprietà meccaniche per poter creare oggetti affidabili.

Gli altri componenti del gruppo sono Lorenzo Bergonzi, oggi collega in e-FEM e prima mio studente, impegnato in un dottorato di ricerca sulla  caratterizzazione meccanica dei nuovi materiali da Additive Manufacturing all’Università di Parma. Con la sua tesi di laurea abbiamo gettato le basi della tecnologia MaCh3D.

Federico Delpogetto invece è laureando in Ingegneria Gestionale, ha esperienza in area acquisti: avendo la nostra startup una componente hardware, lui è incaricato di gestire approvvigionamenti e pianificazione.

Quali sono le peculiarità della startup?

Rispetto a e-FEM, che si occupa di progettazione e consulenza ingegneristica, MaCh3D invece è focalizzata su un prodotto con due contenuti: la macchina di prova e le relative attrezzature ne sono la componente hardware, mentre la piattaforma cloud per il controllo della prova, l’acquisizione, il post-processing e l’archiviazione dei dati ne è la componente software.

Attraverso il nostro cloud, i dati di prova saranno immediatamente disponibili alle diverse funzioni aziendali, per prendere decisioni in tempo reale sulle produzioni e progettare in modo più consapevole.

Avete scritto che “MaCh3D consente di condurre prove direttamente nei reparti di produzione per verificare ripetitivamente le proprietà meccaniche dei materiali”. Nello specifico, di cosa si tratta?

MaCh3d è un ecosistema di prova dei materiali. Svolge cioè la funzione di misurare le proprietà meccaniche di un materiale. Questa attività oggi si fa nei laboratori, nelle strutture che hanno macchine di prova spesso ingombranti, con costi macchina, locale e tecnici, importanti. Non solo: ci vuole anche competenza.

Qui entra in gioco MaCh3D.

Esatto. La nostra idea è di spostare questa necessità tecnica dentro le officine meccaniche dove si fa produzione, uscendo dai laboratori. Il mercato si è concentrato sulle macchine di produzione, mentre quello delle macchine di prova dei materiali è rimasto praticamente fermo: con MaCh3D abbiamo pensato a uno strumento innovativo che va proprio in questa direzione.

Ci spieghi il processo produttivo e dove interviene la vostra idea.

Quando partendo da materiale grezzo si costruisce un prodotto, nel corso dell’elaborazione le caratteristiche fisiche e chimiche del materiale si modificano. La macchina che lavora in un determinato ambiente con specifiche condizioni di controllo, genera le proprietà finali. Se progetto la maniglia in plastica, per esempio, deve essere sempre la stessa: invece, sappiamo perfettamente che gli esiti di questi processi di produzione (stampaggio a iniezione) sono soggetti a fattori anche ambientali, non solo di processo, che ne alterano il risultato finale. Anche il processo più controllato può quindi subire deviazioni: perché c’era freddo nel capannone o un calo di umidità. Allora bisogna continuamente testare il materiale portandolo nei laboratori. La piccola azienda che produce conto terzi, verifica queste condizioni solo se il cliente glielo chiede e lo fa in outsourcing presso laboratori specializzati. Potete immaginare il dispendio di tempo ed economico. In attesa della risposta da parte del laboratorio, l’azienda continua a produrre il manufatto, per rispettare la tempistica dell’ordine. Per poi scoprire, magari, che il materiale prodotto non corrisponde alle specifiche e che quindi tutto il lavoro fatto durante la settimana, i dieci giorni che ci vogliono per avere una risposta dal laboratorio, è da buttare.

Con MaCh3D?

Nel nostro caso, potendo fare il controllo del materiale ‘in linea’ ogni giorno, più volte al giorno, ho il risultato dopo in pochi minuti. Potete immaginare cosa significhi.

Cosa succederà agli attuali sistemi di prova, se la vostra idea dovesse prendere piede?

Gli attuali sistemi di prova sono pensati per i laboratori. Noi andiamo a colmare una lacuna di mercato, non ci mettiamo in concorrenza. A fine dicembre eravamo in un’azienda di Correggio che realizza prodotti con stampaggio a iniezione: loro hanno un laboratorio di prova, ma solo un’azienda su dieci può permetterselo. A una piccola impresa non conviene investire per esempio 100mila euro per allestire un laboratorio prove, gli investimenti si fanno per aumentare la produttività. La nostra soluzione permette di svolgere prove tipicamente considerate “da laboratorio” facendole direttamente nei reparti di produzione, ad una frazione degli investimenti e dei costi oggi necessari.

A quale mercato vi rivolgete?

Oggi ci rivolgiamo alle PMI dei settori dell’Additive Manufacturing e della plastica che trasformano materia prima grezza in prodotti finiti. Solo nel Nord Italia sono 11mila le aziende in questi due settori. A questo mercato potenziale, noi proponiamo una soluzione per il materiale testing composta da una macchina di prova compatta che può essere inserita nella linea di produzione, potenzialmente affiancata ad ogni macchina o isola di produzione, un software per gestirla e un cloud per rielaborare ed archiviare i dati.

I tre protagonisti

Da quando avete iniziato il progetto, cosa siete riusciti a realizzare?

Oggi abbiamo completato la validazione del nostro secondo prototipo, e stiamo per lanciare la produzione di una piccola serie che offriremo ai nostri betatester per creare applicazioni industriali e avere feedback per migliorarne lo sviluppo. Presto inizieremo a vendere.

Ritenete importanti iniziative come Nuove Idee Nuove Imprese per dare vita a startup? È importante aver vinto, o basta partecipare per potersi mettere in mostra davanti ad una platea di stakeholder?

L’ecosistema Emilia-Romagna per le startup vede diversi attori coinvolti e diverse iniziative a favore della creazione di impresa.

Apparentemente possono sembrare percorsi simili, personalmente ritengo invece che ognuno abbia le sue specificità e siano assolutamente complementari uno con l’altro.

Possiamo chiamarla la Scuola di Startup dell’Emilia-Romagna, organizzata in tre percorsi/concorsi: Nuove Idee Nuove Imprese, la Startcup Emilia-Romagna e Upidea. Partecipare è fondamentale per aumentare il proprio bagaglio di competenze e questo è possibile sia per i contenuti dei vari percorsi, sia dal confronto con gli stakeholders e le altre startup. Ovviamente vincere è la ciliegina sulla torta, una conferma del valore della tua idea e del tuo team. Se poi vincere significa anche un premio in denaro, questo è fondamentale per rilanciare concretamente la propria attività; nel nostro caso ad esempio il premio ci servirà per coprire i costi di produzione della prima serie e una parte dei costi di protezione intellettuale della nostra idea.