G.I.Ma. alleva il mangiar sano

From farm to fork”, dall’allevamento alla buona tavola così Gi.Ma, azienda reggiana, valorizza tutta la filiera. I capi vengono nutriti con mangimi studiati ad hoc. Produzione che è sinonimo di qualità

di Matteo Gelmini

Nel cuore dell’Emilia, terra virtuosa, generosa e “creativa”, che tante volte ha espresso il miglior spirito dell’Italia produttiva, c’è un’azienda che fa della ricerca del continuo miglioramento del servizio un punto cardine.

È G.I.Ma. SpA, sede a Rubiera, nel cuore della rinomata food valley, che opera con altri tre impianti in Italia, a Longiano (vicino a Cesena), Cavallermaggiore (Cuneo) e Ripalimosani (Campobasso).

L’azienda reggiana produce mangimi per l’allevamento di suini e bovini, con l’obiettivo di garantire al consumatore una qualità unica della carne da alimentazione.

Nei quattro stabilimenti si producono, ogni giorno, 11mila quintali di mangimi, di cui quasi il 60% destinato a vacche da latte, specie quelle del Consorzio del Parmigiano Reggiano.

G.I.Ma. ha 120 dipendenti diretti, cui si aggiungono un team di agenti specializzati e una rete di negozianti che vendono in esclusiva il prodotto.

Il 2018 si era chiuso con un fatturato di 130 milioni di euro e una crescita del 6%, salito nel 2019 a quota 140 milioni di euro (+7%).

Numeri e standard che portano GI.Ma a essere uno primissimi player italiani nella produzione di mangimi per animali d’allevamento.

Obiettivo qualità della filiera

Il presidente Alfredo Ettore Mignini (nella foto) e l’amministratore delegato e direttore generale, Antonio Mignini, convinti che il benessere della persona sia un processo che prende le mosse dalla salute degli animali cresciuti negli allevamenti e destinati a fornire la materia prima e il punto d’arrivo nel piatto del consumatore, hanno puntato nell’ultimo biennio con ancor più decisione sulla qualità.

Un obiettivo ambizioso ha spinto il Gruppo Italiano Mangimi (da cui l’acronimo del nome) a fare un ulteriore passo in avanti e investire oltre 20 milioni di euro in un progetto per valorizzare tutta la filiera (rigorosamente e orgogliosamente “made in Italy”). Quella di G.I.Ma. è una vera e propria sfida lanciata alle contraffazioni alimentari di latticini e salumi in particolare, e contrastare i cosiddetti “falsi d’autore”.

E’ un processo di filiera controllata “circolare” che, ponendo grande attenzione per gli alimenti ingeriti e assimilati dai capi di bestiame, influisce sulla qualità di ciò che arriva sulla tavola dei consumatori.

La mission che G.I,Ma. si è data è stata di garantire un processo completo, controllato e sicuro al 100% dalla nascita, alla crescita fino alla macellazione degli animali. In una frase “from farm to fork”, basato sulla scelta di gestire gli allevamenti direttamente, senza “intermediari” o attori terzi. Una garanzia di alta qualità per il consumatore.

Prima azione è stata una accurata fase di studio, e conseguente messa in atto, di metodologie innovative sperimentali uniche, sottoponendo esiti e risultati a un controllo costante, allo scopo di perfezionare le diverse tipologie di mangimi prodotti.

Dopo una sperimentazione di alcuni anni, il progetto è andato a regime.

Attualmente G.I.Ma. immette sul mercato qualcosa come 140.000 suini all’anno, 170 Kg di peso vivo ciascuno, cresciuti in Italia, tra le stalle di proprietà e di allevatori partner, secondo procedure rigorose, codificate e ampiamente testate.

L’animale, secondo la filosofia e il modus operandi G.I.Ma., è seguito da veterinari che ne verificano costantemente le condizioni di salute, con un’attenzione e un monitoraggio scrupoloso dell’intero ciclo di vita, fin dalla nascita. Una particolare attenzione è rivolta alle oltre 6.000 scrofe destinate alla riproduzione.

I capi, che vengono nutriti con mangimi studiati ad hoc, accompagnati da certificazione UNI EN ISO 9001:2015, diventano poi materia prima per Dop come il Prosciutto di Parma.

G.I.Ma: uno sguardo avanti

“Con tutta l’Esperienza. Con tanta Cura. Con grande Tecnologia” è il motto-guida di G.I.Ma., un’espressione che efficacemente sintetizza la filosofia di un’impresa che ad oggi ha raccolto sotto la propria solida egida quattro marchi storici della mangimistica italiana – Sagip, Panzoo, MM1, Caffarri – e ne porta avanti l’autorevole tradizione nel campo degli alimenti zootecnici.

Il sapere concreto e la conoscenza pratica nella conduzione degli allevamenti (l’Esperienza), la profonda consuetudine con le materie prime e col loro trattamento (la Cura) e una consolidata modalità di lavoro (la Tecnologia), permettono di ottimizzare ciò che viene dal passato, di adattarlo e plasmarlo sulle esigenze del presente, e di guardare in questo modo alle migliori prospettive future.

Fondamentale nodo strategico è dunque il settore Ricerca di G.I.Ma.. su cui si è iniziato a puntare fin dagli anni Settanta, proseguendo via via lungo questa strada in una costante evoluzione, che ha raggiunto il culmine con l’apertura – nei pressi dell’Autosole, a Reggio Emilia – di un avveniristico stabilimento zootecnico sperimentale. Di recente sono state rinnovate le linee produttive negli stabilimenti di Rubiera e di Cuneo. Nel primo è stata avviata la produzione di mangime in pellet per maialini da 7 a 30 chilogrammi. Nell’altro, una linea per maiali dai 30 ai 170 chili.

Questa volontà di G.I.Ma. di essere competitiva sui mercati mondiali, sta inevitabilmente stimolando l’intero settore, nazionale ed europeo, a migliorarsi, spingendo i vari competitor verso l’innalzamento degli standard produttivi, ingenerando così un effetto-domino positivo per tutti.

Numerose sono le richieste di allevatori per inserirsi nel progetto di filiera controllata, che tutela il made in Italy di altissima qualità e la salute del consumatore.

Il vero futuro, quello realmente sostenibile è la genuinità a tavola, che si tutela solo se, a monte del processo, l’animale stesso si alimenta in modo corretto. – afferma Antonio Mignini che aggiunge – Noi ci crediamo, e per questo ci auguriamo che con il tempo l’acquirente finale pretenda di conoscere sempre più spesso l’origine dei mangimi, prima di acquistare un prodotto”.

L’auspicio è che la sensibilità del consumatore cresca, aumenti nella gente la percezione di quant’è importante garantire un processo “sano” dall’inizio alla fine. In questo, il settore agroalimentare italiano è emblematico di un vero e proprio universo che, muovendo dall’agricoltura in senso stretto, giunge fino all’industria alimentare nelle sue diverse declinazioni – e a ciò che mettiamo nel piatto.

 

G.I.Ma. tra l’emergenza Covid19 e il legame con il territorio

Una conferma della serietà di G.I.Ma. è venuta, in tempi recentissimi, dal modo in cui l’azienda ha affrontato l’emergenza Coronavirus: da un lato infatti ha onorato appieno gli ordini di tutte le forniture acquisite, dall’altro ha donato 100mila euro alla Regione Emilia-Romagna, come supporto nella lotta al Covid-19.

L’operatività che il Gruppo ha garantito durante il lockdown, si è rivelata fondamentale per l’industria agroalimentare, punta di diamante tra i settori produttivi dell’Emilia-Romagna.

C’è un collegamento tra le forniture dell’azienda reggiana e tanti prodotti DOP e IGP, eccellenze gastronomiche come la Mortadella di Bologna, il Parmigiano-Reggiano, Prosciutto di Parma, e non solo regionali, come il Prosciutto San Daniele.

Grazie ai nostri impianti sul territorio – spiega Alfredo Ettore Migniniseguiamo in presa diretta l’allevamento e la macellazione di animali in 10 regioni del Centro-Nord. Tutte le fasi di trasformazione e lavorazione del San Daniele, dalla coscia fresca al prosciutto crudo stagionato, avvengono all’interno dei confini nostrani. Siamo orgogliosi di contribuire a queste iniziative di impresa italiane”.

È il risultato di una visione illuminata e di “ampio respiro” che ha a cuore, essenzialmente, il mangiar bene e sano di tutti.

Per approfondire  e conoscere ancora meglio l’azienda, ecco  il video  

image_pdf