Research to Business nel segno dell’open innovation

“Industria del futuro: intelligente, creativa, sociale”. Tre casi di successo presentati alla 13ª edizione della fiera internazionale della ricerca

di Thomas Foschini

“Quando si parla di 4.0, lo sguardo si rivolge al futuro. Niente di più pericoloso”. Ne è convinto Patrizio Bianchi, assessore al Lavoro, Formazione, Università e Ricerca della Regione Emilia–Romagna ospite del convegno d’apertura della tredicesima edizione di Research to Business, la fiera internazionale della ricerca applicata in scena a Bologna. “Ci dobbiamo anzitutto interrogare sul passato – prosegue Bianchi – su come queste ‘ondate’ nascono, si strutturano, su come queste rivoluzioni diventano tali solo in quanto la tecnologia viene utilizzata dalla massa delle persone, per creare innovazione sociale, e non solo per rafforzare una eventuale rendita di posizione”.

La Napoli-Portici, un’occasione mancata

L’esempio è lampante. La stessa locomotiva a vapore – ha ricordato Bianchi, economista e autore di un recente volume su Industria 4.0 e relative sfide – utilizzata dal re delle Due Sicilie per recarsi più velocemente nella sua residenza marittima, è quella che in Inghilterra è stata dedicata al trasporto del carbone dalle miniere ai porti, dando il via in questo modo alla prima rivoluzione industriale, quella del vapore.

“Conoscere gli strumenti è il primo passo”, spiega Bianchi, sciorinando alcuni grafici sull’andamento del commercio internazionale, che vede un consistente calo dello scambio di beni a fronte dell’impennata dello scambio di informazioni o, meglio, di “comandi”. E se l’automazione pone sfide consistenti alla tenuta dell’occupazione, nessun server, nessuna macchina, potrà mai dire – grazie a Dio, scrive Bianchi nel libro – quale direzione questa rivoluzione dovrà prendere. Esplorarne qualcuna, a partire dalle esperienze concrete delle aziende, è stato l’obiettivo della kermesse di apertura alla tredicesima edizione della fiera, dal titolo “Industria del futuro, intelligente, creativa, sociale”.

 Progetto EVO targato Bonfiglioli

Bologna, Forlì, Rovereto, India. Detta così è l’elenco di alcune delle sedi Bonfiglioli Group in giro per l’Italia e per il mondo. Eppure, per l’azienda emiliana, lo stato dell’arte è stato l’orizzonte di riferimento per una preliminare mappatura dell’“open innovation“ possibile, “perché noi imprenditori – ha spiegato Sonia Bonfiglioli intervenendo al convegno – siamo abituati a mettere a terra l’innovazione, a trasformarla il più in fretta possibile in nuovi processi e prodotti”.

Si chiama Bonfiglioli EVO, ed è la nuova idea di fabbrica che, con 60 milioni di euro di investimenti, si tradurrà a breve in 600 nuovi posti di lavoro altamente qualificati, per un progetto di respiro mondiale che vede 145 milioni di euro investiti nel triennio, accanto alla nuova mega-sede di Calderara di Reno. “Siamo partiti dall’evidente necessità di dedicare le nostre persone a una pluralità di progetti paralleli, dalla necessità di collaborare”, spiega Sonia Bonfiglioli, esemplificando in sostanza quella che è, con Industry 4.0, la differenza di fondo rispetto al passato. “La R&S non si fa più in una torre d’avorio separata dalla produzione. Occorre interattività, capacità di lavorare in parallelo, per questo preliminarmente alla posa della prima pietra della nuova fabbrica abbiamo organizzato un tour mondiale sull’open innovation, visitando i maggiori centri dell’innovazione digitale”.

Il progetto “digital training” – elaborato con il contributo di Regione Emilia Romagna, Fiom-Cgil, Porsche Consulting – è ora diventato un modello, “che renderemo disponibile al nostro territorio”. La nuova fabbrica – 148mila mq di superficie per una produzione attesa di 1 milione di pezzi l’anno – è quindi il risultato, e non la premessa, di questo insieme di azioni.

Ansaldo Energia, dal 4.0 ante litteram al “piano Calenda”

I cinesi – aveva ricordato sempre Patrizio Bianchi in apertura – si distinguono negli ultimi dieci anni per essere i maggiori attori del cambiamento in termini di quantità e qualità dell’innovazione (basta guardare, banalmente, all’impennata dei brevetti depositati dal Paese del Dragone dal 2001 ad oggi). Gli stessi cinesi che, alcuni anni fa, decidono di entrare nel capitale di Ansaldo Energia, Divisione del Gruppo genovese specializzata nella costruzione di grandi centrale idroelettriche e tra i primi cinque player mondiale del settore.

Così Luciano Gandini, responsabile relazioni esterne dell’azienda che, ripercorrendo un po’ di storia, ha esposto alla platea i due più importanti progetti in corso: da un lato, il Light House Plant, primo esempio di grande impianto agevolato dagli incentivi 4.0 (il cosiddetto “piano Calenda”), “l’unico a capitale prevalente italiano”, ha sottolineato Gandini, dall’altro i due centri di monitoraggio di Ansaldo, uno a Genova e l’altro in Florida, cui sono collegate in tempo reale oltre 300 macchine in tutto il mondo.

Dall’infrastruttura di monitoraggio, “ci si aspettano i Big Data che, una volta analizzati, serviranno ai nostri clienti per proporre nuovi prodotti e servizi. La nostra, del resto, è un’azienda che già diversi anni fa, quando i Google Glass erano ancora ben al di là da venire, ha saputo e dovuto strutturarsi come una piattaforma 4.0, per intervenire con successo in aree a rischio di conflitti, ma anche più di recente per innovare il tema della manutenzione e della sicurezza, con le prime missioni di robot collaborativi all’interno delle centrali”.

La realtà aumentata, un antidoto al luddismo

Un nuovo innovation hub a Casalecchio di Reno, per 160 posti di lavoro, una collaborazione garantita con l’Università (tramite la formazione di una vera e propria Academy). Questa è EON Realty, player californiano della “realtà aumentata” che ha scelto l’Emilia-Romagna anche grazie alle opportunità della legge regionale 14/2014 sulla promozione degli investimenti e, dal nuovo hub di Casalecchio, si propone di allargare il business a settori diversi da quelli storici di attività, aprendo potenzialmente nuove opportunità per l’economia regionale.

Terzo e ultimo “caso di successo” chiamato ad intervenire in apertura di questa edizione della fiera internazionale della ricerca, EON è stata rappresentata per l’occasione da Pierre-Julien Barraud, Direttore Sviluppo EMEA dell’azienda della Silicon Valley, che ha snocciolato alcune cifre con pragmatismo anglosassone: “L’Industria 4.0 è quella che, con inesorabile certezza, ‘kills milions jobs’, cancellerà milioni di posti di lavoro da qui ai prossimi anni (si stima fino a 800 milioni da qui al 2030)”, ha detto Barraud. “Almeno un terzo dei lavoratori dovranno essere riqualificati, pena il destino non di disoccupati ma, più grave, ‘inoccupabili’ in quanto tutte le competenze che erano proprie di questa categoria saranno più efficacemente svolte dalle macchine”.

Un epilogo inevitabile? No, ha spiegato il direttore Sviluppo EON, a patto di mettere a valore il secondo pilastro di 4.0, la formazione, finalizzandola a ridurre il time to market, a risolvere le criticità in anticipo, insomma a moltiplicare la produttività del lavoro, qualificandolo al tempo stesso. Qualche esempio concreto, l’implementazione della piattaforma EON Realty AVR (che da oggi sarà sviluppata a Bologna) all’aeroporto di Singapore, con risparmi nei tempi di carico di oltre il 25%. Oppure nelle attività di training del personale (velocizzate in questo modo di 12 volte) in vari settori, dalla medicina alla fabbrica. Fino alla formazione dei tecnici operatori, tre volte più rapida se adiuvata da dispositivi e piattaforme di simulazione di processo e realtà aumentata.

In pratica, il 4.0 cancella milioni di posti di lavoro ma, generando risparmi di risorse ed energia tra il 25 e l’80%, finisce per crearne altrettanti, ad altissimo valore aggiunto. “Saranno 16 gli studenti dell’Università di Bologna che frequenteranno ogni anno la nostra Academy per un periodo da 16 a 24 settimane. Al termine del percorso, i migliori verranno assunti stabilmente”, ha assicurato Barraud. Il 10 ottobre prossimo il taglio del nastro a Casalecchio della nuova struttura, mentre accanto ai settori storici EON si rivolge ora anche al turismo, biomedicale, food&drink, packaging, automotive e ceramica, insomma la spina dorsale dell’economia regionale.

 Aster, a R2B passaggio di testimone Bonaretti–Silverii

Particolarmente focalizzato sui contributi delle imprese, l’incontro di apertura della manifestazione Research to Business ha visto anche l’intervento dell’assessore alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna, Palma Costi, che ha lodato il valore di questa iniziativa che da 13 anni rappresenta un punto di riferimento a livello nazionale ed europeo. “Colgo l’occasione anche per ricordare un altro traguardo, il nuovo nodo nazionale della ricerca sull’intelligenza artificiale di Modena, che è il risultato di quanto si è seminato in questi anni”.

Nell’occasione, passaggio di testimone tra Paolo Bonaretti – al vertice di Aster dal 1992 – e il nuovo direttore operativo, Marina Silverii, nominata nei giorni scorsi e per anni coordinatrice di tutte le attività e dei servizi Aster relativi alla conoscenza, al trasferimento tecnologico ed alla valorizzazione dei risultati della ricerca.

 

Le video interviste agli assessori Palma Costi e Patrizio Bianchi