Il biogas mette il turbo a Soliera

Nel modenese è entrato in funzione il primo impianto in Europa biogas bistadio: maggiore velocità ai processi di smaltimento e creazione di energia

Il futuro del biogas è già presente a Soliera, in provincia di Modena. E’ qui che pochi mesi fa è stato realizzato ed è entrato in funzione il primo impianto a biogas bi-stadio in Europa, una soluzione adottata dall’azienda Biogas Italia Srl, licenziataria del brevetto relativo al procedimento di digestione bi-stadio depositato da ENEA e da CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria).
L’impianto di Soliera è frutto di un circuito virtuoso tra settore pubblico e settore privato: “Da una parte infatti sono state coinvolti soggetti pubblici come ENEA e CREA –  sottolinea Vito Pignatelli, responsabile del Laboratorio Biomasse e Biotecnologie per l’Energia di ENEA – dall’altra realtà del mondo industriale come la start-up Biogas Italia, che ha beneficiato di un finanziamento di Invitalia Spa, e l’azienda agricola Lugli, che ha ceduto in comodato d’uso il terreno e che fornisce la materia prima per l’alimentazione dell’impianto partecipando alla gestione dello stesso. Un ottimo esempio dei risultati che si possono ottenere dalla collaborazione tra mondo della ricerca e mondo dell’impresa».

Ma cos’è il processo bi-stadio, che rappresenta l’innovazione tecnologica dell’impianto? Prima di tutto, è necessario capire come viene prodotto il biogas negli impianti tradizionali, dove si agisce attraverso il processo monostadio in cui le fasi di idrolisi, fermentazione acida e metanigena avvengono contemporaneamente in un unico reattore; nel processo bi-stadio invece il substrato organico viene idrolizzato e contemporaneamente avviene la fase acida, mentre la fase metanigena avviene in un secondo momento. Come spiega ancora Pignatelli, «nell’impianto bi-stadio, le prime fasi del processo (idrolisi e acidogenesi) vengono separate dalle restanti (acetogenesi e metanogenesi) in reattori distinti, dove agiscono ceppi batterici che operano in modo ottimale con tempi e valori di pH diversi».

La separazione delle fasi biologiche della digestione anaerobica consente una degradazione della biomassa più veloce.

In sostanza, durante la prima fase si tratta il substrato organico in modo che, parallelamente alla sua decomposizione in acidi organici, venga prodotto idrogeno biatomico (H2).

Nella seconda, quindi, l’idrogeno biatomico viene fatto ricircolare nel secondo fermentatore dove gli acidi organici che vengono trasformati in una miscela di metano e anidride carbonica possono reagire con l’idrogeno proveniente dalla prima fase, facilitando il processo di upgrading del biogas a biometano, ottenendo  a fine ciclo più metano.

Biogas bi-stadio: miglioramento delle prestazioni del 20%.

La tecnologia bi-stadio consente così anche una riduzione dei tempi di digestione della biomassa, e ciò si traduce conseguentemente in due vantaggi:

il primo risiede nella possibilità di realizzare impianti a biogas più piccoli ed economici rispetto a quelli tradizionali, in quanto impiega fino al 15% in meno di materia prima, a parità di energia prodotta;

il secondo permette di utilizzare biomasse a elevato contenuto di zucchero – come siero di latte, scotta, sansa di olive, pastazzo di agrumi, senza i problemi di stabilità che si riscontrano negli impianti tradizionali.

L’unico svantaggio è la fase di avviamento, che necessità di tempi più lunghi rispetto a quelli di un impianto tradizionale.
«Ancora una volta – ha commenta  Piero Gattoni, presidente Consorzio Italiano Biogas (CIB) – il settore del biogas/biometano si dimostra in grado di trainare l’innovazione tecnologica, stimolando la ricerca di nuove soluzioni e favorendo l’instaurarsi di collaborazioni proficue tra soggetti pubblici e privati. Biogas e biometano si confermano risorse fondamentali nel bilanciamento delle rinnovabili all’interno di una strategia di progressiva decarbonizzazione del sistema energetico nazionale. Il biogas/biometano italiano è 100% Made in Italy perché nasce dai sottoprodotti dell’agricoltura e della zootecnia italiana: è programmabile, flessibile e capace di valorizzare il settore primario. Con il giusto supporto del Legislatore, il comparto potrà offrire un contributo importante allo sviluppo del Paese».

Antonella Cardone

image_pdf