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MTA: da Ferrara, progetto europeo per la diagnosi del tumore al cervello

Una eccellenza nei progetti clinici basati sulla sperimentazione umana

La sfida di MTA Italia è duplice: superare, nella percezione comune, l’accezione negativa della sperimentazione umana in medicina; attuare prassi in cui pre-clinico e clinico non siano strutturati come entità parallele, ma consequenziali e unitarie. Obiettivi ambiziosi ma raggiungibili. Ne è certa Cristina Morelli, direttore scientifico di MTA Italy, che con una sede operativa a Ferrara e gli uffici a Milano, dal 2006 offre come CRO (Contract Research Organization) servizi di ricerca a terzi:  quindi industrie farmaceutiche, Università, società scientifiche che hanno identificato determinati percorsi e vogliono avere conferme.  

In sintesi, MTA (acronimo di Medical Trials Analysis Italy) testa,  su indicazione di équipe mediche,  prodotti e presidi su pazienti che acconsentono a sottoporsi a specifici protocolli. L’ok finale, quindi il placet per la successiva immissione in commercio, la danno – sulla base dei dati raccolti in dossier – gli organismi competenti, ossia comitati etici e Ministero della Salute.

Nessun comparto della medicina è escluso: dalla cardiologia all’oncologia, dalla neurologia alla dermatologia, dall’infettivologia all’ortopedia.

Al lavoro, in MTA, tra professionisti e amministrativi, sono in 13, con una forte componente femminile e un’età media di 40 anni.

Il team ha profili altamente qualificati: medici, farmacisti, biologici, che fanno visite di monitoraggio negli ospedali coinvolti sparsi per lo Stivale, dal Sant’Anna di Cona, a Ferrara, al Garibaldi di Catania. La scelta di Ferrara è anche logistica: vicino a Bologna, con l’aeroporto Marconi e gli snodi autostradali e ferroviari. E  in un territorio, l’Emilia-Romagna, che vanta il patrimonio del distretto biomedicale di Mirandola,  che ha fatto scuola, ma la cui propulsività rischia di contrarsi perché,  appunto, «preclinico e clinico non sono oggi viste in naturale prosecuzione”. 

Al momento, sono 35 i centri sperimentali con cui collabora e 20 gli studi clinici in corso, su oltre 200 portati a termine nel tempo. Recente è la partecipazione a Aipband (quadriennale, finanziato dall’Unione Europea con 3,7 milioni di euro nei settori Marie Sklodowska-CurieActions – Innovative Training Networks (Horizon 2020), 12 partner complessivi, guidato dall’Università di Plymouth, in Inghilterra.

Il progetto ha l’obiettivo di formare 14 neo-laureati in discipline scientifiche allo scopo di identificare, valutare e mettere a punto un nuovo approccio per la diagnosi precoce glioma–  tumore al cervello – attraverso le analisi del sangue. Una serie di tumori cerebrali devastanti e progressivi che colpiscono circa 25mila persone ogni anno in Europa, responsabili della maggior parte delle morti da tumori cerebrali primari. Le metodologie diagnostiche attuali sono sofisticate ma laboriose, costose e non semplici. Con l’utilizzo dei bio-marcatori sarà possibile procedere alla diagnosi – con le più recenti conoscenze della biologia cellulare e molecolare – con un normale prelievo sanguigno. 

“Un sistema – spiega Morelli – basato su più marcatori, non uno unico”.

MTA curerà la validazione di questo nuovo approccio diagnostico.  La selezione dei giovani ricercatori, è in corso: i primi sono nell’identificazione dei nuovi bio-marcatori sono attesi per la fine del 2019, mentre la loro validazione clinica sarà disponibile per l’anno successivo. 

Morelli è certa che si arriverà al risultato, anche grazie “alle banche dati cui fare riferimento”. Intanto, è necessario fare cultura, debellando luoghi comuni, a partire da quello più radicato, secondo cui la sperimentazione è pericolosa e i pazienti sono cavie. “Strumentalizzazioni dannose”, secondo Morelli, che rimarca invece come la realtà sia altra. “Il principio fondamentale che disciplina la sperimentazione sull’uomo è lo stesso che regola il benessere e la salvaguardia delle persone che partecipano”. E già questo dovrebbe rassicurare. “Data la complessità dell’organismo umano, gli interventi terapeutici, come ultimo step, non si possono che misurare sull’uomo”. Ancora, il paziente che accetta di sottoporsi alla sperimentazione è ben informato su ogni minimo dettaglio: dove e come si effettua la terapia, in cosa consiste dal punto di vista dell’assunzione dei farmaci e di eventuali esami strumentali, per quanto tempo si protrae. E’ consapevole dei rischi e dei benefici, che sono sempre superiori. E soprattutto, può arretrare in qualsiasi momento, senza giustificare, basta che dichiari la sua volontà di non procedere. Talvolta succede.

“Oltre al rapporto con lo specialista, da cui viene la proposta e con cui c’è assoluta fiducia, è fondamentale la collaborazione del medico curante. Se il paziente non si sente compreso e supportato in questo suo iter, rischia di demotivarsi”. Gli strumenti conoscitivi, insomma, ci sono. “Occorre usarli bene”, il monito di Morelli. Il ruolo dei media, per il presente e futuro, è imprescindibile.

“Bisogna creare momenti di pubblico confronto per eliminare paure e credenze. Stiamo parlando di salute e quindi di una materia che non riguarda solo gli addetti ai lavori, ma tutta la popolazione, senza distinzioni». In una parola, secondo Morelli, bisogna investire nella consapevolezza dell’importanza della ricerca, “che consentirebbe a tutti di lavorare con più facilità e ottenendo maggiori risultati”.

 

Camilla Ghedini