Le imprese emiliano-romagnole scommettono sui big data

Una indagine di Nomisma rivela come siano pronte a cogliere l’opportunità di investire sui progetti di big data analytics per aumentare i fatturati e ottenere vantaggi competitivi sul mercato globale.

I big data per l’economia sono il petrolio del futuro anche se costituiscono una sfida non facile. Ma le imprese emiliano romagnole sono pronte ad affrontarla. Qualcuna è sulla rampa di lancio, altre dimostrano interesse in prospettiva. Per tutte, in ogni caso, i progetti basati sui big data rappresentano una opportunità strategica per aumentare i fatturati e per ottenere maggiori vantaggi competitivi sul mercato globale.

E’ quanto emerge da una indagine del centro di studi economici Nomisma che ha preso in esame 36 aziende. Un campione rappresentativo del tessuto imprenditoriale in una regione che parte da uno straordinario patrimonio di conoscenze e competenze: questo grazie alla presenza, sul fronte della ricerca, di uno degli hub big data più grandi d’Europa, che coinvolge quasi 1800 ricercatori e una rete di università, società in house della Regione, centri per l’innovazione, laboratori di ricerca capillarmente distribuita sul territorio.

E’ da questa capacità di concentrazione di una vastissima struttura di archiviazione di dati che parte la ricerca di Nomisma per mettere in luce come le potenzialità della community possono imprimere una spinta anche alle piccole imprese che per dimensioni e difficoltà finanziarie stentano ad agganciare la grande rete dei big data per competere anche con i big. Per tutte le aziende intervistate, la vicinanza con atenei e centri di ricerca nazionali, internazionali o regionali assume un ruolo fondamentale per dare spinta all’innovazione così come la presenza di società di consulenza.

L’indagine ha suddiviso le aziende in due grandi gruppi: l’ICT e la produzione di beni e servizi.

Nel primo caso i big data sono progetti che fanno parte degli obiettivi di business per oltre il 53% delle aziende; nel secondo la percentuale scende a poco più del 23% ma oltre la metà è già in fase di prototipazione. Per le imprese di produzione e servizi in termini generali, l’obiettivo strategico primario da raggiungere con tecniche avanzate di data analytics è quello di aumentare il fatturato, sviluppando nuovi prodotti e servizi in primis, ma anche migliorando il marketing e individuando nuovi mercati. Obiettivi da raggiungere in futuro – perché oggi i dati a disposizione sono ancora pochi e non sono ancora state implementate tecniche e tecnologie di integrazione e analisi, previste in prospettiva – insieme all’acquisizione di un ulteriore vantaggio competitivo: devono sviluppare progetti che utilizzano big data per avere una posizione di vantaggio rispetto ai concorrenti. È il caso per esempio di alcune imprese metalmeccaniche che hanno in corso progetti di IoT (Internet of Things) che utilizzano la raccolta di dati provenienti dagli impianti: ciò è possibile grazie ad una maggiore sensorizzazione, al servizio soprattutto alla diagnostica. Attraverso la raccolta e la correlazione dei dati di più macchine, di più clienti e di più stabilimenti con eventi esterni o con eventi di contesto, si è infatti in grado di prevedere con dovuto anticipo la necessità di un intervento tecnico prima che l’impianto abbia dei problemi o addirittura si fermi. Anche se, rispetto all’effettivo raggiungimento di questi obiettivi, la maggior parte delle aziende intervistate (oltre il 55%) ritiene sia ancora troppo presto per giudicare, e in effetti si rileva che l’orizzonte temporale che le imprese si danno per l’implementazione dei progetti di big data è nella stragrande maggioranza dei casi superiore ai 2-3 anni. In ogni caso, per molte aziende quello dei big data è “un treno che deve essere assolutamente preso”, se non si vuole rischiare la marginalità di fronte a concorrenti internazionali che sui big data hanno già scommesso. I canali utilizzati per attivare i primi progetti sono in quasi il 54% dei casi esterni, anche se molte aziende – 46,15% – ricorrono a risorse interne. A loro volta le aziende dell’Ict dicono che le imprese loro clienti si sono date in maggioranza l’orizzonte temporale di un anno per raggiungere gli obiettivi prefissati.

I big data vengono applicati prevalentemente nell’analisi dei mercati e dei clienti, nel miglioramento della produzione, nello sviluppo di nuovi prodotti o servizi o nella gestione del magazzino. Per quanto riguarda l’organizzazione delle imprese di produzione e servizi, nella maggior parte dei casi viene creato un team di lavoro interdipartimentale (46%) o, alternativamente, viene realizzato un apposito dipartimento di data analytics e di IT (38% delle imprese). Nel 23% delle società, invece, figure con conoscenze professionali specificatamente legate al dato – i cosiddetti data scientist – vengono inseriti nei dipartimenti preesistenti, creando una sinergia con le competenze già presenti nel sistema aziendale. Nella maggioranza delle imprese il responsabile dei progetti big data è: o il direttore dei sistemi informativi o il coordinatore del settore R&S, a differenza delle aziende Ict dove quasi tutto è concentrato nelle mani dell’amministratore delegato. La quasi totalità delle aziende manifatturiere o del terziario ha inoltre collegamenti con università e istituti di formazione.

Resta il nodo della difficoltà di reperimento di personale specializzato.

Il numero di laureati in Ingegneria informatica che escono ogni anno dalle università della regione sono insufficienti per coprire la domanda che proviene dalle aziende.

Natascia Ronchetti