L’agricoltura di domani secondo Geoplant

Innovazione, genetica e nuove generazioni sono il trampolino per nuove coltivazioni e maggiore competitività, come dimostra il caso della romagnola Geoplant Vivai.

di Matteo Barboni

In Emilia-Romagna, da sempre legata alla terra, giovani, specializzazione e innovazione sono i fattori chiave per lo sviluppo dell’agricoltura: a testimoniarlo è il caso di Geoplant Vivai Società Agricola, dinamica realtà di Savarna, nel ravennate, nata nel 2007 come evoluzione della precedente gestione, avviata nel 1982 da Secondo Danesi.

Secondo e Lucilla Danesi

Dopo un decennio di florida attività, Secondo Danesi fece un passaggio ulteriore e decisivo, intuendo che il futuro dovesse essere incentrato non solo sulla produzione, ma anche sula ricerca volta all’innovazione varietale, e al miglioramento genetico: “Fino ai primi anni ’90 – afferma Secondo Danesi (nella foto accanto alla figlia Lucilla)– il vivaismo non aveva subìto dei grossi cambiamenti a livello qualitativo rispetto alla sua origine: per cento anni si è andati avanti per inerzia, ma l’aumento dei costi produttivi ha spinto i coltivatori a chiedere al vivaista piante già pronte per produrre, avviando così più rapidamente la produzione, abbattendo i costi di avviamento e consentendo l’ottenimento di reddito in tempi più rapidi”.

Da qui l’evoluzione dell’attività di Geoplant, pioniere in questo ambito e oggi qualitativamente al top a livello europeo, sia per quanto riguarda le pomacee che per le drupacee, ovvero entrambe le tipologie di piante da frutto, oltre alla fragola.

Il ruolo centrale dell’innovazione varietale

Oggi il vivaismo italiano è il più qualificato d’Europa dal punto di vista della certificazione, ma anche nella ricerca varietale sta facendo enormi passi in avanti. È il caso dei programmi di breeding su pesche e nettarine che nel corso di questi anni hanno permesso di mettere a dimora migliaia di semenzali che hanno dato origine a due varietà, GEA e FEBE, oggi riferimenti del mercato.

 Anche in questo caso l’Emilia-Romagna si è distinta, come avvenuto per il progetto MASPES, gestito a livello operativo dal CRPV (Centro Ricerche Produzioni Vegetali), dove Geoplant ha unito le sue forze a quelle di altre due aziende vivaistiche e dell’Organizzazione dei Produttori dell’Emilia-Romagna, divenendone co-finanziatore.

“In linea generale l’obiettivo è fornire prodotti di livello qualitativo elevato – spiega Gianluca Pasi, responsabile commerciale e del miglioramento genetico per il comparto delle piante da frutto – In termini organolettici e gustativi ci deve essere una forte innovazione rispetto all’esistente”. Qualcosa affatto scontato perché fino a pochi anni fa i programmi di miglioramento genetico avevano sempre messo in secondo piano l’aspetto qualitativo del frutto e guardavano esclusivamente all’estetica e alla produttività (quantità), ritenendo che il mercato dovesse andare avanti con i quintali e gli euro al chilo. Oggi invece si punta a un prodotto qualificato, buono, ben comunicato e la responsabilità che i breeder hanno è di qualificare i propri prodotti a livello organolettico e gustativo, con caratteri estetici che devono mantenere gli standard richiesti.

L’ultima novità si chiama Albinova, l’albicocco dal gusto unico

albicoccheL’azienda vivaistica di Savarna che fa dell’innovazione una leva fondamentale, dopo il successo registrato dal progetto sperimentale di MASPES e dalle cultivar autofertili Nirosa 1 e Nirosa 2, Geoplant Vivai proseguendo sulla strada della qualità ha scommesso su Albinova, varietà di albicocco di cui detiene l’esclusiva, nata dal programma di breeding condotto dal dottor Angelo Minguzzi. Si tratta di una cultivar autofertile dall’alto grado di riconoscibilità, contraddistinta da un posizionamento sul mercato nettamente superiore alla media per via delle eccellenti caratteristiche sensoriali e organolettiche, ideale per la coltivazione nel Nord Italia (Piemonte, Emilia-Romagna, Trentino) e nell’Europa centro-settentrionale (con particolare riferimento a Ungheria e Serbia) in ragione della sua fioritura tardiva– che rende le regioni a clima continentale l’habitat elettivo di questa speciale cultivar – e l’epoca di maturazione medio-tardiva (risalente a inizio luglio) costituiscono degli irrinunciabili valori aggiunti per il comparto agricolo, che può contare sulla conservazione in frigo a lungo termine di Albinova, varietà longeva e capace di protrarre la sua disponibilità sui banchi della distribuzione in perfette condizioni di gusto e consistenza. Nello scorso inverno – in particolar modo a seguito delle gelate verificatesi tra fine febbraio e inizio marzo – le gemme di Albinova hanno tratto vantaggio dal periodo tardivo di maturazione e non hanno registrato danni, dimostrandosi a tutti gli effetti una varietà tenace e indicata per il clima rigido. A identificare il frutto di questa pianta vigorosa e dal portamento assurgente sono l’aspetto cuoriforme, decisamente poco diffuso, e l’epidermide dalla sovra colorazione rossa (pari al 15-20% della superficie). Una varietà “vecchio stile”, se così si può dire, che per questo e molti altri dettagli rievoca alla memoria delle antenate molto saporite, oggi fuori commercio. Un nome su tutti, la Reale d’Imola: una vecchia cultivar inadatta alla moderna frutticoltura, le cui peculiarità sensoriali si accostano alle plusvalenze di Albinova,  varietà unica per aromaticità, croccantezza e resistenza. Il sapore estremamente gustoso, che nasce dal delicato e riuscito equilibrio di acidi e zuccheri, fa di questo prodotto di Geoplant Vivai una vera e propria eccellenza nell’universo delle drupacee.

La ricetta di Geoplant, tra innovazione e ricerca

famiglia Danesi

Nella selva di realtà più disparate, Geoplant ha puntato sulla tecnicità, la formazione e la preparazione di giovani che hanno allargato la compagine societaria e sviluppato l’azienda vivaistica, al punto da essere uno dei pochi vivai che non ha delocalizzato, consentendo di mantenere uno standard qualitativo molto elevato.

Un esempio, quello di Geoplant, di come le imprese della regione abbiano saputo far tesoro dell’esperienza acquisita e siano riuscite al tempo stesso a guardare al futuro. La tecnologia e la conoscenza, fusi in nuove figure specializzate, hanno portato a risultati che proiettano a pieno titolo l’agricoltura emiliano-romagnola in un contesto globale con un ruolo di primo piano.

 

 

 

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