Il digitale per arricchire gli eventi live

Nella notte dell’epidemia ci sono stati lampi di luci che hanno in gran parte a che fare con la tecnologia digitale 

È la sintesi, ma è stato anche il punto di partenza del webinar “L’innovazione: driver dell’economia della cultura” che si è svolto nell’ambito di R2B, il salone per le nuove tecnologie e competenze per il futuro, e che Mauro Felicori, assessore alla Cultura e al Paesaggio della Regione Emilia-Romagna, ha aperto con questa considerazione. La situazione di emergenza, per il digitale, ha messo in evidenza alcune criticità dell’industria culturale ma ha dato anche spazio alle buone pratiche. Accanto ai flop, non sono mancati gli esperimenti interessanti.

Claudio Trotta, organizzatore di eventi

Da slow music uno slow club

Il dilagare del virus e il conseguente lockdown è stato affrontato dalla popolazione in modi diversi, alcuni si sono chiusi nella disperazione, altri hanno provato a far qualcosa. L’unica possibilità era il virtuale, ha spiegato Claudio Trotta, organizzatore di eventi, artistic producer e fondatore dell’Associazione Slow Music.
Oltre a corride di performance discutibili ci sono stati momenti di straordinaria bellezza. Ci siamo riappropriati del nostro tempo e per questo abbiamo avuto il modo di ‘scovare’ tante meraviglie in rete. Da queste riflessioni è nato Slow Club, un programma online a puntate, registrato da casa con i contributi di musicisti, scrittori, giornalisti etc., nato anche per mostrare quanto di bello ci fosse in rete durante l’isolamento.
L’esperienza live è insostituibile – ha sottolineato Trotta – ma il mondo digitale può offrire un supporto aggiuntivo, a patto che si propongano contributi innovativi. È necessario dare spazio al nuovo e in questo senso occorre anche una formazione professionale specifica”.

Pierluigi Sacco, IULM

La cultura al centro dell’ecosistema digitale

Dello stesso avviso anche Pierluigi Sacco, professore di Economia della Cultura allo IULM di Milano, che nel suo intervento ha parlato dell’importanza del digitale non come alternativa agli eventi in presenza, ma come amplificatore di questi. “Una visita virtuale di un museo può aiutare e arricchire il visitatore quando farà la visita di persona, lo aiuterà ad orientarsi in un mondo che richiede esperienza e conoscenza”. In un nuovo ecosistema digitale la cultura potrebbe essere il motore propulsivo proprio perché, secondo Sacco, gli artisti si fanno domande che gli altri non si pongono. La vera innovazione, infatti, non avverrà nelle piattaforme for profit ma attraverso piattaforme pubbliche che non entrino in concorrenze con quelle private. Piattaforme di innovazione tecnologica che siano in sinergia con il mondo della formazione. In questo senso la cultura potrebbe essere Innovation producer. Le competenze esistono ma non sono unite in maniera sistematica. Per questo è necessario coinvolgere tutti anche chi attualmente non è “digitalmente acculturato”. Occorre una politica visionaria – ha sottolineato Sacco – e in questo la Regione Emilia-Romagna potrebbe fare da capofila. È il momento di progettare, ma occorre gettare la pietra oltre lo stagno”, ha concluso l’esperto.

Prodotti paralleli che si affacciano al live

Sull’importanza del live e sulle potenzialità del digitale si è mostrato concorde Pietro Fuccio, fondatore, CEO e direttore di DNA concerti, sebbene con qualche perplessità. “Il mio primo pensiero dopo la chiusura è stato: AIUTO lo streaming e mi sono detto è la fine! Per questo da subito mi sono speso per tornare il prima possibile ai concerti live”, ha spiegato Fuccio. Aggiungendo di essere intimorito dalla pigrizia insita nell’uomo che può portare a prendere cattive abitudini. “Abbiamo smesso di fare tante cose, pensare che questo non possa accadere alla musica dal vivo è stupido”. Ciò non toglie che – anche secondo Fuccio – il digitale è uno strumento che esiste e che va utilizzato nel migliore dei modi. Occorre pensare ad un prodotto parallelo che non tolga la voglia di andare a vedere spettacoli dal vivo per questo è necessario proporre alternative che non siano, ad esempio, i concerti in video.

Mauro Felicori, assessore alla Cultura e al Paesaggio della Regione Emilia-Romagna

Concerti che comunque non potrebbero essere equiparati ad un live. Uno spettacolo nel suo complesso è in parte collegato alla performance dell’artista ma per un’altra parte è quello che il pubblico dà all’artista. Questo aspetto rimarrà sempre insostituibile. Anche per questo motivo – ha concluso Felicori, tornando alle potenzialità del digitale – è necessario pensare anche a quello che lo stesso fruitore potrebbe creare rispetto ad un evento vissuto, un concerto, ma anche una visita di un museo o di una mostra. Un punto su cui è opportuno riflettere.

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