Rapporto Bankitalia: il PIL in calo e la fiducia peggiora

Secondo il rapporto Bankitalia, la crisi innescata dalla diffusione della pandemia ha colpito l’economia dell’Emilia-Romagna in una fase di pronunciato rallentamento, export marzo -12% e assunzioni già dimezzate

Giù l’export, più liquidità richiesta dalle imprese, meno assunzioni (dimezzate nel picco della pandemia) e più persone inattive. In prospettiva caleranno quindi produzione, reddito e consumi. Qualche segnale di “recupero”, più che di ripresa, è atteso non prima del secondo semestre, complici i prestiti bancari fino a 25.000 euro che dovrebbero accelerare (al 26 maggio dall’Emilia-Romagna erano partite 33.000 richieste al fondo centrale per oltre 1,3 miliardi). L’ultimo dato di aprile sul calo del Pil pari al 7% (Prometeia) è destinato già da luglio, quindi, ad aggravarsi, anche se resta difficile fare previsioni. È il quadro dipinto da Bankitalia per l’Emilia-Romagna nel rapporto economico 2019, esteso nell’anno del Covid anche alla prima parte del 2020.

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L’indagine è stata anticipata alla stampa rispetto alla presentazione in diretta You Tube nel pomeriggio dalla sede di piazza Cavour con Marco Gallo e Litterio Mirenda della Divisione Analisi e ricerca economica territoriale, il direttore della sede di Bologna della Banca d’Italia Maurizio Rocca che ha introdotto il dibattito a cui hanno partecipato
Valter Caiumi, presidente di Confindustria Emilia e Giorgio Gobbi, vice capo Dipartimento Economia e statistica, Banca d’Italia.

La registrazione della diretta You Tube 

Rapporto Bankitalia: la pandemia in un’economia che già frenava

Infatti, il Pil in termini reali è aumentato nel 2019 dello 0,4%, in base alle stime di Prometeia, a fronte di una crescita media di quasi il 2% nel triennio precedente. Nel primo trimestre 2020 si scende invece al -5%, che rappresenta la stima del calo in tutte le regioni del nord-est sostanzialmente in linea con quella dell’Italia. E nel secondo trimestre la flessione dovrebbe ulteriormente accentuarsi, rimandando all’ultima parte dell’anno, dunque, qualche miglioramento. Dopo un blocco della produzione attorno al 30%, più grave nell’industria e in alcuni comparti del terziario come il commercio non alimentare o i servizi di alloggio e ristorazione, per il 69% delle imprese intervistate da Bankitalia la riduzione delle vendite nel primo semestre dovrebbe superare il 15%.

Anche le vendite all’estero, in aumento nel 2019 (del 4%) per il decimo anno consecutivo, diminuiscono non poco. Nei primi tre mesi del 2020 il calo è stato pari al 2,4%, con un -12% in marzo (soffrono in particolare meccanica e mezzi di trasporto). Venendo all’occupazione, se nel 2019, pur mostrando segnali di indebolimento nel secondo semestre, è aumentata (+1,4%) e il tasso di disoccupazione è sceso al 5,5%, è il numero recente di assunzioni che fotografa la situazione: nei primi tre mesi dell’anno c’è stato solo un calo marginale di occupati (-0,1%), grazie al blocco sui licenziamenti nazionale, ma poi è spuntato un -50% nel periodo marzo-aprile, mentre nel periodo 1 gennaio-23 aprile, con solo un pezzo di attività bloccate, emerge un -24% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È comunque il -50% che rende meglio l’idea di questa fase appena superata, anche se già il dato di maggio incoraggia, limitandosi a un -27%. Restando sul 2020, preoccupa come il clima di fiducia (in tutto il nord-est) sia bruscamente peggiorato: in sostanza, le famiglie hanno limitato l’accensione di nuovi finanziamenti legati ad acquisti di immobili e di beni durevoli e hanno orientato gli investimenti finanziari verso forme liquide.

 

E qui precisa il direttore della sede di Bologna di Bankitalia, Maurizio Rocca: “Per ora, non registriamo nel sistema bancario le ripercussioni della crisi economica generata dal Covid. Ma è abbastanza plausibile attendersi un prossimo peggioramento della qualità del credito, per maggiori difficoltà nel rimborso dei finanziamenti da parte di imprese e famiglie“. Proprio nel 2019, fra l’altro, era proseguita l’espansione del reddito disponibile e dei consumi delle famiglie (1,9 e 0,8%). (Lud/ Dire)

Fonte Agenzia Dire logo dire

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 e l’edizione precedente del Rapporto Bankitalia 

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