Indagine della Banca d’Italia: sale il Pil (+7,6%) nel 2021

RAPPORTO BANCA ITALIA 2022

Report della Banca d’Italia sull’Emilia-Romagna la crescita è oltre la media italiana e il primo trimestre 2022 tiene. Aumenti del 148% dei beni energetici. Investimenti cresciuti del 20% nel 2021 ma destinati a rallentare

L’economia dell’Emilia-Romagna risulta in netto recupero nel 2021, dopo il calo del 2020 causato dalla pandemia, anche se con un rallentamento nell’ultima parte dell’anno. E l’incertezza prosegue ora, dopo un primo trimestre del 2022 che ha tenuto, per via delle tensioni geopolitiche internazionali innescate dall’invasione dell’Ucraina, così come dei contagi Covid risaliti, con una crescita del Pil dimezzata rispetto alle stime di inizio anno. Le previsioni su quest’anno restano caute anche per l’inflazione, quindi, con un trend in media di fatturato invariato ma anche di rallentamento degli investimenti (che l’anno scorso invece avevano segnato +20%) che non riguarda, o riguarda meno, soltanto le aziende più attrezzate della manifattura e dei servizi. Il pil in termini reali nel 2021 è aumentato del 7,6%, in base all’indicatore trimestrale dell’economia regionale (Iter) elaborato dalla Banca d’Italia, quindi un punto in più della media italiana. L’Emilia-Romagna resta dunque tra le regioni con la migliore performance, anche se nel 2020 era stata tra quelle con le peggiori. Nonostante il forte incremento, tuttavia, il prodotto è rimasto inferiore di 2,5 punti percentuali al livello pre-Covid del 2019.

sede banca italia bologna

È quanto emerge nella nuova indagine congiunturale della Banca d’Italia, a proposito dell’Emilia-Romagna.

Sul 2022, nel primo trimestre il quadro degli indicatori mostra “una sostanziale tenuta dei livelli di attività economica in regione“: la produzione industriale sarebbe rimasta invariata, in presenza di una domanda interna che ha risentito del peggioramento del clima di fiducia delle famiglie, mentre le esportazioni hanno invece continuato a crescere, nonostante il rallentamento del commercio internazionale.

Sul mercato del lavoro è proseguito l’aumento dell’occupazione, inoltre, e si è ulteriormente ridotto il ricorso alla cassa integrazione. In ogni caso, ecco la previsione di Bankitalia a breve: “Per i prossimi mesi– si legge nell’analisi- permangono significativi rischi al ribasso legati al permanere delle tensioni geopolitiche e agli sviluppi della pandemia. Le più recenti previsioni di Prometeia ipotizzano per il 2022 un’espansione del pil regionale di oltre il 2%, un valore dimezzato rispetto alle stime di inizio anno“. La ripresa del 2021 ha interessato comunque tutti i settori, sebbene con intensità diverse. Nell’industria il valore aggiunto è aumentato dell’11,9% in termini reali, sostenuto sia dalla domanda interna sia da quella estera; le esportazioni sono aumentate del 16,9% a valori correnti. La produzione ha recuperato pressoché tutti i volumi pre-pandemia, mentre gli investimenti del comparto sono cresciuti di quasi il 20%. Nelle costruzioni, il settore meno colpito dalla recessione del 2020, il valore aggiunto è cresciuto del 22,1%, sospinto dagli incentivi fiscali per le ristrutturazioni e la riqualificazione energetica degli edifici. Nei servizi il recupero del valore aggiunto è risultato meno intenso (4,9%), risentendo maggiormente delle fasi di recrudescenza della pandemia: nel confronto con il 2019 i livelli di attività nel terziario sono rimasti inferiori, soprattutto nei settori legati al turismo. Intanto, anche la redditivià delle imprese è migliorata: la quota di aziende che ha chiuso l’esercizio in utile o in pareggio è risultata dell’80%. La liquidità delle imprese è a sua volta ulteriormente aumentata, spinta dal rafforzamento dei flussi di cassa.

E “l’ampia disponibilità di risorse finanziare ha contribuito a contenere la domanda di prestiti bancari, la cui crescita alla fine del 2021 si è arrestata”, evidenzia il rapporto della Banca d’Italia.

Di certo, da fine 2020 a marzo 2022 i prezzi dei beni energetici sono aumentati del 148%, quelli dei beni intermedi importati del 20%. Bankitalia quantifica pari a oltre sei punti percentuali “l’impatto potenziale di questi incrementi sul valore della produzione”. L’effetto sarebbe più accentuato nella manifattura (9,4 punti) e in particolare in alcune produzioni regionali a maggiore consumo energetico, come quelle di piastrelle, metalli e carta. “L’Emilia-Romagna non presenta tuttavia elementi di maggiore vulnerabilità rispetto all’Italia“, chiarisce comunque Bankitalia. L’Emission Trading System comporta inoltre costi per le imprese che sono “gradualmente aumentati nel corso degli ultimi anni”: nel 2020 in Emilia-Romagna la spesa sostenuta dagli impianti sottoposti alla regolamentazione pesava 170 milioni, contro i 18 nel 2013 (l’incidenza dei costi sul valore aggiunto complessivo risulta in linea al trend nazionale).

Assunzioni Emilia-Romagna primo trimestre raddoppiano

presentazione 2022 banca italia

Nel primo trimestre di quest’anno gli occupati emiliano-romagnoli sono aumentati dell’1,8% rispetto allo stesso periodo del 2021. E anche nel confronto con il trimestre precedente, nella macroarea del nord Italia, i dati indicano un incremento. Le assunzioni nette di lavoratori alle dipendenze in Emilia-Romagna sono state oltre 32.000 fra gennaio e aprile, quindi il doppio di quelle dello stesso periodo del 2021, segnato dall’inasprimento delle restrizioni legate alla pandemia. Le nuove posizioni lavorative sono più che altro a tempo determinato e, soprattutto, “la crescita dell’occupazione proseguirebbe anche nei mesi successivi”: le imprese industriali e dei servizi intervistate, infatti, prevedono un aumento dell’occupazione del 2% nella media del 2022. È quanto emerge dai focus dell’ultimo rapporto congiunturale regionale della Banca d’Italia, che sarà illustrato oggi pomeriggio a Bologna per l’Emilia-Romagna. Nell’analisi illustrata alla stampa da Pietro Raffa, direttore della sede Bankitalia di Bologna, e Marco Gallo, capo della divisione Analisi e Ricerca Economica territoriale, si evidenzia poi che in regione “le imprese segnalano difficoltà crescenti a trovare alcune figure professionali quali gli operai specializzati e i dirigenti”. Nelle costruzioni quasi la metà delle assunzioni programmate nel 2021 è stata caratterizzata da “difficoltà, molto più che nel recente passato”, e il dato rifletterebbe “l’elevata domanda di lavoro del comparto connessa con gli incentivi fiscali”, ma problemi di reperimento di personale, più accentuati rispetto alla media, sono emersi anche per le imprese della meccanica, nell’industria, e per quelle dei servizi informatici e dei servizi avanzati alle imprese, nel terziario. 

Il tasso di occupazione della popolazione in età di lavoro è leggermente cresciuto, portandosi al 68,5%

Un livello superiore a quello del nord Est di 1,3 punti, ma ancora inferiore di un paio di punti a quello raggiunto in Emilia-Romagna nel 2019. In tutto questo, si continua nei focus del rapporto regionale Bankitalia, l’esposizione dell’economia dell’Emilia-Romagna ai mercati russo e ucraino appare “complessivamente contenuta”. Nel 2021 le esportazioni regionali verso i due paesi rappresentavano il 2,1% e lo 0,6% del totale. L’export verso la Russia è concentrato nella meccanica e nella moda, mentre quello verso l’Ucraina nei settori alimentare e meccanico. Il valore delle importazioni emiliano-romagnole dai paesi belligeranti è comunque inferiore rispetto a quello delle esportazioni. Nel 2021 le merci provenienti dall’Ucraina e dalla Russia incidevano rispettivamente per l’1,3 e lo 0,7% sul totale regionale. “Questi dati– si precisa nel rapporto della Banca d’Italia- risentono tuttavia del fatto che alcune forniture di materie prime giungono in Italia attraverso altre regioni, come nel caso del metano acquistato in Russia, che entra in Italia dal Friuli-Venezia Giulia attraverso un gasdotto”. Inoltre, “molto rilevante” è anche l’acquisto di minerali, tra cui rientrano le sabbie argillose utilizzate nel processo produttivo delle piastrelle, concentrato nel distretto di Sassuolo. Più in generale, secondo l’indagine della Banca d’Italia, nel 2021, l’80% delle aziende dell’industria e dei servizi intervistate ha chiuso l’esercizio in utile o in pareggio, una quota in recupero rispetto all’anno precedente ma inferiore al 2019.

 La redditività, inoltre, è migliorata anche nelle costruzioni seppur per quest’anno si intravedono rischi di peggioramento, viste le tensioni nelle catene di approvvigionamento e i rincari energetici. In questo quadro, il settore della cooperazione rappresenta sempre “una quota significativa dell’economia emiliano-romagnola”: in base ai più recenti dati dell’Istat, nel 2019 le 2.800 cooperative non sociali attive impiegavano oltre 150.000 addetti, corrispondenti al 9,4% del settore privato non agricolo. È la quota più elevata fra le regioni e le province autonome italiane. L’83% degli addetti alle imprese cooperative era impiegato nel settore terziario (contro il 63% delle altre imprese presenti in regione), in particolare nei comparti del commercio e dei trasporti. Nell’ultimo decennio la quota è aumentata, a fronte di una forte riduzione nelle costruzioni. (Lud/ Dire)

Fonte Agenzia DIRE 

logo dire

L’edizione 2021 del Rapporto di Banca d’Italia

 

 

 

image_pdf