Banca d’Italia, il rapporto certifica un 2020 da archiviare

copertina rapporto

Presentato da Banca d’Italia, il rapporto “L’economia dell’Emilia-Romagna” PIL sotto media (-9.4%). Attese e speranze per il 2021

di Giuseppe Sangiorgi

La pandemia si è fatta sentire, eccome. L’Emilia-Romagna è stata fra le regioni maggiormente colpite dalla pandemia di Covid-19. E le misure di contenimento (zona “rossa” o “arancione”) sono state più a lungo della media nazionale.

Così il PIL ha subito una forte riduzione. La pandemia ha innescato un forte calo del prodotto interno  lordo reale: nel 2020 la caduta si è attestata al 9,4 per cento, in  base all’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER)  elaborato dalla Banca d’Italia. Un calo anche più grave sia di quello italiano (-8,9%) sia di quello del Nord-Est (-9,1%), e 43.000 posti di lavoro persi, tornando in questo caso ai livelli del 2017.

La riduzione è stata particolarmente intensa nel secondo trimestre dell’anno, con il blocco delle attività non essenziali. Nei mesi estivi l’attività ha recuperato; la ripresa dei contagi nei mesi autunnali ha determinato un nuovo peggioramento, sebbene di intensità minore rispetto alla primavera.

È il quadro tracciato dal rapporto “L’economia dell’Emilia-Romagna” presentato dalla sede regionale di Banca d’Italia a Bologna da Maurizio Rocca direttore della sede di Bologna, dal vice direttore Michele Benvenuti, dagli economisti Marco Gallo (capo della Divisione Analisi e Ricerca Economica Territoriale e Fabio Quintiliani (Divisione Analisi e Ricerca Economica Territoriale) prima alla stampa e poi al pubblico in streaming con l’intervento, tra gli altri, del professor Lorenzo Forni di Prometeia. Un appuntamento annuale di rilievo per fare il punto sull’economia regionale.

Banca d’Italia il rapporto: la flessione è stata più pronunciata per alcuni settori

Secondo le stime di Prometeia, nell’industria il calo del valore aggiunto è stato del 10,3% e ha caratterizzato tutti i comparti, con l’eccezione di alimentare e farmaceutico. Nei servizi la flessione (-8,4%) ha riguardato soprattutto il commercio non alimentare, il turismo e la ristorazione. Nel settore edile, meno interessato dalle interruzioni di attività, la diminuzione del valore aggiunto è stata più contenuta (-5,3%).

La redditività delle imprese è diminuita, l’indebitamento è aumentato

L’indagine della Banca d’Italia mostra che la quota delle imprese che hanno chiuso il 2020 in utile è in calo significativo (57%, contro il 76% nel 2019). Un’impresa su due, in sostanza, non chiude l’anno in utile, e così aumentano debiti e richieste di prestito.

Nonostante il rinvio dei piani di investimento, la richiesta di  fondi alle banche è aumentata in misura marcata sia per soddisfare il fabbisogno di liquidità dovuto al calo dei flussi di cassa sia per costituire riserve precauzionali (per fare scorte in pratica) vista l’incertezza sulle prospettive economiche. Grazie anche ai meccanismi di garanzie pubbliche, le condizioni di offerta di credito sono risultate distese. Si stima che alla fine del 2020 oltre la metà  (quasi il 60%) delle imprese della regione, comprese quelle di piccola dimensione, abbia usufruito di prestiti con garanzia pubblica. I finanziamenti bancari sono pertanto tornati a crescere a tassi  sostenuti (8,2 per cento).

L’impatto della crisi sull’occupazione è stato contenuto dalla CIG e dal blocco dei licenziamenti

Le misure di sostegno hanno attenuato fortemente gli effetti possibili, tuttavia, l’occupazione è diminuita del -2,1 per cento; il calo ha riguardato soprattutto i lavoratori autonomi e i dipendenti a tempo determinato. La riduzione del numero di occupati è stata contenuta dalla CIG e dal blocco dei licenziamenti. La diminuzione delle ore lavorate è stata invece molto marcata (-10,1 per cento). Il tasso di disoccupazione è leggermente aumentato, al 5,7 per cento; la difficoltà di trovare una nuova occupazione ha accresciuto il numero degli inattivi.

 I consumi sono diminuiti più dei  redditi; la disuguaglianza è  aumentata

Le misure di sostegno pubblico hanno contribuito ad attenuare l’impatto negativo sui redditi delle famiglie (-2,6% secondo le stime di Prometeia). È cresciuto il ricorso al Reddito e alla Pensione di cittadinanza. I consumi sono diminuiti in misura maggiore rispetto ai redditi (-12 %) a causa della propensione al risparmio e delle misure restrittive per contrastare la pandemia. La riduzione del reddito da lavoro si è accompagnata a un aumento della disuguaglianza

I prestiti alle famiglie hanno rallentato

Questo per effetto del calo delle nuove erogazioni sia di mutui (-2,1 per cento) sia di credito al consumo (-22,3). Il ricorso alle moratorie, secondo le stime CRIF, ha interessato il 14 per cento delle esposizioni.

La qualità del credito non ha ancora risentito della   pandemia

Il tasso di deterioramento del credito bancario alle imprese e  alle famiglie non ha ancora risentito del quadro congiunturale negativo, “congelato” in pratica dai provvedimenti governativi, anche se sono emersi segnali di peggioramento da indicatori di early warning sui finanziamenti in bonis.

La spesa degli enti territoriali è aumentata del 3,8 per cento

Quella di parte corrente ha accelerato al 3,9 per effetto dei maggiori esborsi sostenuti dalla Regione in ambito sanitario. La spesa in conto capitale ha invece rallentato all’1,8 riflettendo i minori investimenti in opere pubbliche dei Comuni, dopo la forte crescita del biennio precedente. Anche le entrate sono aumentate, per via dei maggiori trasferimenti statali destinati a fronteggiare gli effetti della pandemia sul bilancio degli enti.

Un primo parziale recupero è atteso per il 2021

Tuttavia, sul 2021, così come a livello nazionale dove si attende un +5% di PIL grazie alla ripresa degli investimenti, si rafforzano le aspettative di imprese e famiglie per la seconda parte dell’anno, dopo che nel primo trimestre ha tenuto ancora banco un calo tendenziale generalizzato.

Per il primo trimestre del 2021 l’andamento di ITER per le regioni del Nord-Est suggerisce una forte attenuazione del calo tendenziale del prodotto, in linea con le altre aree del Paese. Il miglioramento della situazione sanitaria e del quadro economico internazionale hanno rafforzato le aspettative di  ripresa di famiglie e imprese. Si conta di nuovo sull’export, vero traino dell’Emilia-Romagna anche in questa fase, dopo un trend del +6%, confermato anche dal sistema Unioncamere, e verso comunque un clima di fiducia che dovrebbe consolidarsi, se in particolare la campagna vaccinale potrà procedere spedita senza nuovi intoppi. Le prospettive appaiono comunque condizionate dal mantenimento delle politiche espansive e dall’avvio del Piano nazionale di ripresa.

Il rapporto contiene diversi approfondimentiprecisa Maurizio Rocca direttore della sede di Bologna – per focalizzare alcuni aspetti cruciali per il rilancio e la soluzione di aspetti che sono ormai strutturali. Una analisi puntuale può rappresentare un elemento utile in questo senso”.

Nel rapporto si trova così un quadro sul ricorso alle moratorie e alle garanzie pubbliche da parte delle imprese, il lavoro agile (o lavoro remoto, più comunemente smart working, passato dal 2 al 20 per cento), la liquidità finanziaria delle famiglie e la crisi Covid-19, la digitalizzazione dei servizi finanziari, le partecipate delle amministrazioni locali dell’Emilia-Romagna, l’assistenza sanitaria territoriale, il sistema regionale della ricerca e dell’innovazione.

Non manca un focus, tra le analisi Bankitalia “Nei 20 anni precedenti alla pandemia in sostanza – sottolinea Marco Gallol’Emilia-Romagna si conferma cresciuta a un tasso medio più elevato di quello nazionale, ma inferiore rispetto a quello di varie regioni europee con caratteristiche economiche simili”.

Per approfondire, ecco la presentazione ufficiale del Rapporto 16 giugno 2021, disponibile su You Tube

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